"Chiusa un'altra moschea abusiva, l'11 novembre ancora una preghiera in piazza"

La denuncia del Cail e l'annuncio di un'altra protesta, stavolta in zona Battistini. "Va bene le promesse, ma nel frattempo non possono chiederci di fatto di non pregare"

Preghiera al Colosseo, 21 ottobre

Dalla periferia est al centro storico. E adesso a Roma nord. Nonostante le aperture delle istituzioni la protesta non si ferma. La comunità islamica della Capitale tornerà a pregare all'aperto venerdì 11 novembre. Perché le promesse di interventi a livello urbanistico per individuare luoghi (a norma di legge) dove rivolgersi a La Mecca ci sono state, ma parliamo di un percorso tutto da fare, non semplice e certo non attuabile in 24 ore. Il quadro attuale però necessità di una toppa d'emergenza: le forze dell'ordine continuano a chiudere i centri islamici trasformati in moschee abusive, e i fedeli a restare senza luoghi di preghiera. 

Stavolta il rito del venerdì si terrà in zona Battistini. Il luogo esatto è ancora da definire e le autorizzazioni della Questura devono ancora arrivare, ma stavolta gli islamici della Capitale pregheranno Allah nei pressi del capolinea nord della metro A. Un luogo non a caso. "Ci è arrivata notizia della chiusura della moschea Attaqwa, al civico 6 di via Montenovesi, a Cornelia. Un altro sequestro che ci mette in estrema difficoltà. Abbiamo avviato un tavolo con l’Amministrazione, a livello comunale e municipale, e con la Prefettura. Ma è necessario che qualcuno si assuma la responsabilità di gestire il transitorio". A parlare spiegando le ragioni dell'ennesima protesta è Francesco Tieri, portavoce del Cail (Coordinamento Associazioni Islamiche del Lazio). "Non è possibile che nel frattempo, di fatto, ci venga chiesto di non pregare".

Poi ritorna sulla motivazione primaria che ha dato la spinta a settembre alle preghiere in piazza, dopo l'escalation di sigilli apposti ai centri di culto, moschee di fatto, tra Centocelle e Ponte di Nona. "Siamo noi musulmani a chiedere luoghi di culto visibili e riconosciuti. Non siamo mimetizzati per scelta, ma per necessità. Da decenni in Italia vengono chiusi gli occhi sulla nostra presenza ma siamo circa 2 milioni e mezzo, di cui 120 mila solo a Roma". E ancora: "Non esiste una norma per essere a norma. Sono le amministrazioni comunali a dover prevedere le aree dove possiamo realizzare i nostri luoghi di culto, anche riconvertendo edifici preesistenti. Ma ci deve essere esplicitamente indicato. Da decenni questo non viene fatto e si ignora la nostra presenza, calpestando così i nostri diritti". Cita a supporto una sentenza del Consiglio di Stato del 2010. 

"I Comuni non possono sottrarsi dal dare ascolto alle eventuali richieste delle confessioni religiose che mirino a dare un contenuto sostanziale effettivo al diritto del libero esercizio garantito a livello costituzionale, non solo nel momento attuativo, ma anche nella precedente fase di pianificazione delle modalità di utilizzo del territorio". Anche se forse, almeno a parole, un primo impegno a Roma è stato preso. 

IL TAVOLO -  Nel giorno della preghiera al Colosseo del 21 ottobre, a palazzo Valentini si sono riuniti gli attori che possono contribuire a cambiare le cose: il prefetto, gli assessori al Sociale e all'Urbanistica, Laura Baldassarre e Paolo Berdini, e i rappresentanti della comunità islamica. "Verrà avviato un processo partecipato con tutte le parti in causa, un primo studio per capire a livello urbanistico come ci possiamo muovere" spiega Tieri del Cail. Mentre in V municipio, il territorio con la più alta densità di musulmani dove in poche settimana sono finiti sequestrati cinque spazi di preghiera, è stata firmata la concessione per l'utilizzo di una palestra scolastica. Tutti i venerdì dalle 12 alle 15 i fedeli potranno utilizzare il locale per il rito più importante della settimana. Anche questo un segnale. Che non resti isolato. 

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