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Via Curtatone, sgomberati e senza alternativa. E piazza Indipendenza diventa una favela

 

Poster con Gesù, i santi, la Madonna. "Li ho presi nel mio paese. Ma li trovi anche qui se li vuoi. Questa era la mia camera". La donna, eritrea e rifugiata politica, siede sull'asfalto di piazza Indipendenza accanto alle sue valigie, cercando di ordinare i suoi poster religiosi per non farli rovinare. "Questa era casa mia da tre anni. Cosa farò? Niente. Non farò niente". Al terzo giorno dopo lo sgombero dei rifugiati dal palazzo di via Curtatone, vicino alla stazione di Roma Termini, che era occupato prevalentemente da richiedenti asilo e rifugiati provenienti da Eritrea ed Etiopia, la situazione non accenna ad evolvere: piazza Indipendenza continua ad essere un accampamento a cielo aperto dove aumentano pacchi, sacchi neri della spazzatura pieni degli oggetti dei rifugiati sgomberati, materassi, tavolini improvvisati. Le persone sembrano essere diminuite, gli oggetti aumentati, mentre dal Campidoglio si annuncia l'avvio di un "censimento".  

Bagni rotti e favelas

Dopo la terza notte per strada, ("non sappiamo nemmeno dove cambiarci le mutande"), l'esasperazione tra i rifugiati cresce. "Voi non fate niente", gridano molte donne ai giornalisti presenti. "Registrate e tenete tutto per voi? Perché non è cambiato nulla. Siamo abbandonati senza soluzione e nessuno fa niente". Vivono per strada e in strada vanno anche in bagno, raccontano. "Per loro i bagni sono rotti", dice il barista dell'angolo. E va così per tuti gli esercizi nei dintorni: come segnalato da Unicef, "i baristi della zona hanno affisso in fretta e furia i cartelli per avvertire dei bagni rotti. E, guarda caso, proprio in concomitanza dello sgombero. È chiaro che vogliono impedire ai migranti di fare i loro bisogni e lavarsi".

Roma "non può essere come Rio de Janeiro", dice Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia. "Voglio ricordare che tutte le persone sgomberate erano regolari, con tanto di passaporto e lavoro". La condanna delle associazioni è unanime: "Lo sgombero improvviso di un palazzo occupato dal 2013 da una comunità composta in larga parte da rifugiati e richiedenti asilo del Corno d'Africa, dimostra ancora una volta l'assenza di serie politiche di assistenza e di alloggio da parte delle autorità capitoline", tuona oggi Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. "Lo sgombero è stato eseguito in mancanza di una soluzione alternativa di alloggio, col risultato che centinaia di persone (compresi minori e disabili) sono state costrette a dormire nella piazza antistante il palazzo sgomberato o in altri luoghi di fortuna”. Non solo: “Paradossale, poi, è la circostanza che lo stato italiano, concedendo l'asilo politico, abbia deciso di dare protezione a molte di queste persone per poi negare loro, successivamente, ogni forma di assistenza. Auspichiamo che gli incontri e i negoziati in corso possano nell'immediato fornire un alloggio sicuro agli sgomberati e porre le basi per una seria politica di accoglienza, da parte del comune di Roma, di cui vi è urgente bisogno".  Anche l'agenzia Onu per i rifugiati, l'Unhcr, parla di "grande preoccupazione", in una città dove già molti rifugiati vivono per le strade.

Roma, "città degli sgomberi"

"È inaccettabile che la soluzione sia quella di dividere mamme e bambini dai loro papà", aggiunge Iacomini dall'Unicef. Quello stesso Unicef da cui viene anche l'assessora Laura Baldassarre, criticata dai rifugiati in piazza per non dare alcuna risposta nonostante la visita di una delegazione ieri mattina in Comune. "Ed è inaccettabile tenere i bimbi per strada", dice ancora Iacomini. "Chiedo a Virginia Raggi e all'assessora Baldassarre se i bimbi possono vivere in queste condizioni, vagando a piedi scalzi per le strade della Capitale, alla mercé delle auto e del traffico romano", riferendosi in particolare a quanto accade in piazza Santi Apostoli, a due passi da piazza Venezia. Roma, dice Iacomini, "sta diventando la città degli sgomberi senza progetti reali di accoglienza e di protezione per bambini e donne. Tenere i migranti per strada non fa altro che alimentare il clima d'odio e insofferenza del quale il nostro Paese non ha alcun bisogno".

Da registrare anche l'intervento del segretario del Pd Roma, Andrea Casu: "A Roma è emergenza umanitaria. Il sindaco Raggi, ancora in vacanza, scarica sulla città la propria incapacità amministrativa.  Proprio poche settimane fa un dato inequivocabile circa l'inettitudine di questa amministrazione: dei 2773 posti di accoglienza finanziati dal Ministero dell'Interno, il Comune ne ha assegnati, attraverso bando, solo 1988. Come ha precisato il premier Gentiloni, sull'accoglienza dei migranti l'Italia ha salvato l'onore dell'Europa. Anche Roma Capitale deve fare la sua parte, prevedendo percorsi di accoglienza nel rispetto della legge. E invece le scelte di questa amministrazione a 5 stelle generano solo maggiore insicurezza per tutti i romani trasformando strade e quartieri in disumani dormitori a cielo aperto".

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