Piano di zona Colle Fiorito: non salta mai una rata del mutuo, ma le pignorano casa per ripagare un creditore

Roberta dovrà lasciare il suo appartamento entro il 13 gennaio 2020

Il piano di zona Colle Fiorito. Immagine di repertorio, le palazzine raffigurate non sono interessate dal pignoramento oggetto dell'articolo

Ritrovarsi con l’appartamento pignorato pur non avendo mai saltato il versamento di una rata del mutuo. Vedere la propria casa all’asta anche se chi l’ha realizzata ha usufruito di agevolazioni pubbliche e per poterla abitare è stato necessario dimostrare di avere una serie di requisiti, tra cui un reddito non troppo alto. È quanto sta accadendo a Roberta, che dal 2011 vive con la sua bambina di 8 anni in un appartamento al piano terra di una palazzina in via Federico Filippini, nel piano di zona di Colle Fiorito, all’altezza di Casalotti. Roberta dovrà lasciare questa casa entro il 13 gennaio 2020 altrimenti, si legge nella relazione dell’Istituto vendite giudiziarie del Tribunale di Roma, “il custode procederà a liberare l’immobile con l’ausilio della forza pubblica”.

La sua è una storia che in parte intreccia un destino comune a quello di centinaia di altri inquilini che vivono in case di adilizia agevolata, tra opere mai terminate e cooperative fallite. Ma è anche una vicenda unica, perché in quell’edificio di 20 appartamenti oggi Roberta è la sola a essere sotto sgombero. La cooperativa di cui è socia e con cui nel 2008 ha firmato una promessa di assegnazione in proprietà, ‘Una casa insieme’, dal 2016 è in liquidazione coatta amministrativa. Ma non è questo il motivo dello sgombero di Roberta. Nel luglio del 2015 la cooperativa ha ceduto gli immobili a un secondo soggetto, il ‘Consorzio Casa Praeneste’, poi diventato ‘Praeneste 2’, verso il quale nel 2017 è stata avviata una procedura di pignoramento verso uno dei beni in suo possesso. Proprio l’appartamento di Roberta. L’asta è stata fissata dal tribunale di Roma per il 18 febbraio 2020 per un valore di 163mila euro con una base di partenza di 122mila euro.

Il 19 settembre 2019 il Tribunale civile di Roma ha emesso un ordine di liberazione dell’immobile. Il fatto che l’appartamento sia abitato, si legge nel documento, “determina nei potenziali acquirenti incertezza in ordine ai tempi di effettiva consegna” mentre se fosse vuoto sarebbe “più probabile la vendita al giusto prezzo di mercato”. Per questo nel documento il giudice ordina al dirigente del commissariato di zona e al comandante della stazione dei carabinieri competente di concedere al custode, “senza indugio”, il sostegno della forza pubblica. “Questa casa è l’unica casa che possiedo”, denuncia Roberta. “Sono riuscita ad avviare questo acquisto grazie ai sacrifici di una vita. Se mi cacciano da qui perdo tutto quello che ho versato sia alla cooperativa sia con le rate del mutuo. In tutto stiamo parlando di oltre 88mila euro”.

Ma come è possibile che Roberta, pur avendo versato tutto ciò che le è stato richiesto, stia per finire in mezzo a una strada? Per capirlo è necessario partire dall’inizio. Nel 2008 Roberta ha firmato con la cooperativa ‘Una casa insieme’ una promessa di locazione e una di assegnazione in proprietà per un appartamento realizzato in regime di edilizia agevolata nel piano di zona di Colle Fiorito. Nel 2003 la Regione Lazio ha assegnato alla cooperativa un mutuo agevolato di circa 350mila euro, destinato alla realizzazione di alloggi da mettere in affitto a prezzi fissati per legge, più bassi rispetto a quelli di mercato. Il terreno è stato concesso dal Comune di Roma con il cosiddetto diritto di superficie. Il costo totale dell’appartamento, si legge nell’atto, è di 175.840 euro più Iva dei quali quasi 125mila euro da pagare con un mutuo ordinario contratto dalla cooperativa ma garantito da Roberta. L’accordo prevedeva, inoltre, il versamento di 15mila euro alla firma della prenotazione più cinque rate da circa 3800 euro allo scattare delle varie fasi di avanzamento dei lavori. L’atto di assegnazione vera e propria sarebbe dovuto scattare al termine degli otto anni della durata di affitto prevista. Ma per Roberta, che come tutti gli altri inquilini della palazzina nel frattempo ha iniziato a versare le rate del mutuo, questo momento non è più arrivato.

Altra storia da Colle Fiorito: dal sogno di una casa a uno sfratto, convenzione revocata

Qui entra in gioco la situazione relativa all’intera palazzina. Nel luglio del 2016, infatti, il ministero dello Sviluppo economico ha decretato la liquidazione coatta amministrativa della cooperativa ‘Una casa insieme’. In quella data, però, gli appartamenti e i box auto non erano già più di sua proprietà. Cosa è accaduto lo spiega a Romatoday il commissario liquidatore, Luigi Zingone: “Il 10 luglio del 2015 ‘Una Casa Insieme’ ha ceduto al Consorzio Casa Praeneste (poi scissosi in due ulteriori entità giuridiche denominate Praeneste 1 e 2) due rami d’azienda, la cui consistenza è rappresentata da due palazzine, una nel piano di zona Colle Fiorito e una a Boccapiana/Torresina, composte rispettivamente da 20 e 21 appartamenti più altrettanti box auto”. Al momento della cessione “la compagine sociale del primo soggetto coincideva con quella ai vertici del secondo”.

La cessione, inoltre, “è avvenuta per il valore risibile di 20mila euro totali (solo 10mila a palazzina). Su tale presupposto, a tutela dei soci prenotatari, è stato depositato presso il Tribunale Civile di Roma un ricorso finalizzato all’accertamento dello stato di insolvenza. Ottenuta la sentenza favorevole nel 2017 la procedura ha agito in giudizio affinché l’atto di cessione stipulato nel 2015 venisse dichiarato nullo. Essendo stata la causa trattenuta in decisione, si confida che la pronuncia della sentenza possa avvenire in tempi brevi. Dei fatti e delle circostanze citate sono stati puntualmente informati il MISE e tutte le autorità competenti”, spiega ancora Zingone.

Quindi l’immobile di Roberta è all’asta per un pignoramento a carico dell’attuale proprietario ma qualora il tribunale accordasse l’annullamento della cessione avvenuta nel 2015 tutta la palazzina tornerebbe alla cooperativa ‘Una casa insieme’ e quindi nelle disponibilità della gestione commissariale. “Solo così sarà possibile procedere all’assegnazione di questi appartamenti in favore dei prenotatari”, prosegue Zingone.

Un passaggio importante in quanto la banca che ha erogato il mutuo, rimasto a carico della prima cooperativa e sospeso dopo l'avvio della procedura di liquidazione nel 2016 ma garantito dagli immobili oggi di proprietà del consorzio, può procedere al pignoramento degli appartamenti. “La retrocessione degli immobili in favore della cooperativa ‘Una casa insieme’”, spiega ancora Zingone “non consentirebbe alla banca alcuna azione esecutiva, ciò in ragione dei poteri conferiti ad un commissario dalla legge; nel contempo, l’assegnazione permetterebbe alla procedura di introitare risorse utili al soddisfo del credito vantato dalla banca”. Per il momento, fa sapere ancora Zingone, “tenuto conto che alcuni prenotatari hanno sottoscritto fideiussioni personali a garanzia del pagamento del mutuo” è stata avviata un’interlocuzione con il custode incaricato dell’esecuzione immobiliare avviata dalla banca al quale è stato chiesto di attendere la sentenza del tribunale in merito al trasferimento degli immobili.

Nel frattempo, però, Roberta deve fare i conti con l’altra procedura di pignoramento aperta a carico del Consorzio Praeneste 2 nel 2017. Roberta mostra il documento con il quale il custode giudiziario nominato dal tribunale informava il consorzio che il 19 settembre del 2018 si sarebbe recato presso il suo appartamento per una stima. “Nessuno mi aveva avvertito, il custode si è presentato direttamente a casa. Io non c’ero e la comunicazione è stata lasciata nella cassetta delle lettere”, ricorda Roberta. La voce ancora le trema. “Quando ho letto questo foglio ho smesso di vivere. Ho messo tutti i risparmi che avevo in questa casa, se mi cacciano fuori perdo tutto quello che ho già versato. Senza contare che il mutuo è stato contratto dalla cooperativa ma è garantito da una fideiussione a mio carico. Se perdo la casa dovrò continuare a risponderne? Quale altra banca mi concederà un mutuo?”.

Comune di Roma e Regione Lazio conoscono questa situazione da molto tempo. Stiamo infatti parlando di case destinatarie di agevolazioni pubbliche che non potrebbero essere vendute senza il via libera dell’ente erogatore del mutuo agevolato, la Regione Lazio, che secondo quanto appreso da Romatoday con una determina di novembre del 2018 ha preso atto dei passaggi di proprietà registrando il finanziamento al nuovo soggetto proprietario. Oggi invece, fanno sapere dalla Regione, sono in corso di valutazione nuove revoche, come già accaduto nel novembre scorso con un’altra cooperativa che ha realizzato abitazioni a Colle Fiorito.

Un approfondimento in merito era stato richiesto dal Comune di Roma ormai un anno fa proprio per dare una risposta a Roberta. La prima ordinanza di liberazione dell’immobile, infatti, è stata emessa dal tribunale di Roma il 26 ottobre del 2018. “Abbiamo denunciato quanto stava accadendo al Comune di Roma”, ricorda Roberta. “Grazie all’intervento dell’assessorato all’Urbanistica la procedura è stata sospesa”. Il 24 gennaio del 2019 l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, ha scritto all'assessore alle Politiche Abitative della Regione Lazio, Massimiliano Valeriani, e al custode giudiziario dell'immobile segnalando alcuni “elementi che sarebbe opportuno approfondire”. In particolare “nell'atto di cessione del 2015 (la cessione di ramo d'azienda dalla ‘cooperativa Una Casa insieme’ a ‘consorzio Casa Praeneste’, ndr) non si rileva alcuna indicazione né dei nominativi dei promissari acquirenti né dell'importo del relativo finanziamento”.

Montuori chiedeva verifiche “al fine di preservare le finalità sociali dell'alloggio”, anche “in considerazione dell'imminente sfratto”. Tutto era stato congelato ma nel settembre del 2019 è arrivata una nuova ordinanza di liberazone. Dagli uffici dell'assessorato all'Urbanistica della Regione Lazio fanno sapere che è in corso di valutando la possibilità di procedere con nuove revoche dei finanziamenti e si interesserà anche a questa situazione. A distanza di un anno però il tempo per Roberta però è poco. Scade il 13 gennaio.

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