Roma sprofonda: nei primi tre mesi del 2018 una voragine ogni 36 ore

Presentato il report sul rischio idrogeologico della Capitale. Frane, voragini e alluvioni: ecco la mappa delle zone a rischio

I primi 104 milioni sono già disponibili, ma ne serviranno molti di più per garantire la Capitale dai rischi connessi da alluvioni, frane, cavità del sottosuolo e acque sotterranee. Basta citare alcuni dati per rendersi conto della situazione. Ci sono 250mila persone esposte al rischio alluvioni, si registrano 383 siti soggetti a frane distribuiti su 28 zone a rischio. Ed in tema di voragini, se ne registrano una media di 90 ogni anno. I dati contenuti nel report sul rischio "alluvioni, frane, cavità del sottosuiolo e acque sotteranee" restituiscono un quadro certo. Grazie ad un lavoro interdisciplinare in cui sono confluite molte professionalità, è stata fatta una buona radiografia dei problemi della Capitale.

Le voragini della Capitale

In tema di voragini Roma vanta un'antica tradizione. Molte sono documentate anche con fotografie storiche, come nel caso di  quella apertasi nel 1960 in via Angelo Emo"anno in cui le voragini non mancarono - ha spiegato Stefania Nisio dell'ISPRA - anche a causa del concentrarsi di forti eventi meteorici".  Ma se tra il 1998 al 2008 si sono registrate mediamente 16 voragini l'anno, nella decade successiva si è assistito ad un incremento drammatico. La media ora si attesta sulle 90 voragini, 104 solo nel 2013. Un record che rischia di essere infranto se, il 2018, continua col trend com'è iniziato: quest'anno ne sono state già contate 44. Il censimento di ISPRA  ha mostrato poi  che ci sono alcune aree più problematiche di altre: nei municipi V, e VII sono particolarmente ricorrenti ma non mancano neppure nei quartieri centrali del II municipio e del Centro storico. A rischio sono infatti zone come l'Aventino, il Palatino e l'Esquilino. Tuttavia la parte in cui si concentrano il maggior numero di voragini, sono quelle di Portuense e Gianicolense. E , come ricordato ricordato dalla funzionaria dell'ISPRA, "solo in rarissimi circostanze le cause sono di origine naturale". Spesso infatti si formano sopra delle cavità scavate, nei secoli, per recuperare materiale da costruzione. 

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Il degrado del fiume Tevere

La presentazione del report, curato dall’Autorità di distretto idrografico dell’Italia centrale in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile e l'ISPRA, ha permesso  di affrontare anche le condizioni in cui versa il fiume Tevere. Lungo i 55 chilometri compresi tra  Castel Giubileo e la foce di Fiumara Grande, sono stati contati 120 ettari di golene su 1.150 cementificate da manufatti anche abusivi, 9 chilometri di rive in degrado, 2,7 chilometri di banchine con smottamenti e 59 installazioni con pochi ormeggi adeguati. Inoltre, come ha ricordato il Comandanta Marini, nel suo letto sono stati contati ben 22 relitti, solamente in minima parte (cinque casi) concentrati tra l'Isola Tiberina e Castel Giubileo. Dati che confermano quale sia il livello di degrado del fiume. 

L'esplosione urbanistica ed il reticolo idrografico

Le condizioni del "Biondo" nel corso degli decenni sono notevolmente peggiorate. L'espansione urbanistica, ricostruita da Carlo Ferranti, dirigente dell'Autorità di distretto idrografico dell'Italia Centrale , ha certamente avuto il suo effetto visto che, fino all'Unità d'Italia, nella Capitale vivevano 200mila persone ed in appena un secolo la sua popolazione è decuplicata (nel 62 erano 2 milioni) . Gli interventi non sono mancati. Il reticolo idraulico è stato profondamente modificato anche a seguito del Piano generale del 1962,  in conseguenza degli interventi che ci sono stati sul Fosso di Vallerano, in quello di Malafede, nei fossi di Tor Tre Teste, Tor Bella Monaca, sul fiume Almone e per la Bonifica storica di Fiumicino ed Ostia. Fortunatamente da alcuni anni gli studi idraulici prestano molta attenzione anche sui reticoli minori. Ed è un bene bene visto che, come ricordato, tra residenti e lavoratori ci sono 250mila persone esposte al rischio di alluvioni.

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Il Piano Roma Sicura

In definitiva, come sottolineato Erasmo D'Angeli segretario generale dell’Autorità di distretto idrografico dell’Italia centrale, "I problemi di Roma sono cronici e strutturali". Pertanto non si affrontano inseguendo sempre le emergenze e facendo la conta dei danni. Serve visione strategica, fare regia tra istituzioni, dal Governo centrale alla Regione al Campidoglio ai Municipi ai cittadini e alle associazioni. Bisogna andare oltre le divisioni della politica, voltare pagina e svoltare stabilmente nell'era della prevenzione strutturale e della manutenzione ordinaria". In questo senso aiuta aver preparato il Piano Roma Sicura. Un elenco di 155 opere ed interventi che servono a contrastare voragini, frane, alluvioni. Un piano dettagliato che necessita di 1040 milioni di euro in dieci anni. I primi104 sono già disponibili grazie al piano di Italiasicura.

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