Rom, ecco la delibera a 5 Stelle: "Con noi finisce era dei campi". Ma il piano non convince

Oggi la presentazione in Campidoglio. La sindaca: "Finalmente mettiamo la parola fine alla mangiatoia di Mafia Capitale". Le alternative abitative? "Due anni di sostegno all'affitto"

Modulo abitativo nel campo rom La Barbuta

La fine dell'assistenzialismo, della "mangiatoia di Mafia Capitale", delle reprimende europee. Roma, parola della sindaca, chiuderà i campi rom, tornando presto a garantire "condizioni di vita migliori per tutti". Lo farà con un piano votato tramite apposita delibera di giunta, e presentato questa mattina in Campidoglio insieme all'assessore al Sociale, Laura Baldassarre e alla presidente della commissione Politiche sociali, Agnese Catini. Ma accanto ai propositi, largamente condivisi, mancano numeri, tempi, obiettivi chiari e fissati nel tempo, quantificazione reale degli impegni totali di spesa.  

Si partirà dai villaggi di Monachina, nel XIII municipio, e La Barbuta, a Ciampino. La chiusura delle due strutture con annessi percorsi di accompagnamento al lavoro e sostegni sul piano abitativo, verrà attuata tramite i 3milioni e 800mila di fondi europei dedicati al tema. "Finalmente a costo zero per la città" ripete la prima cittadina. E gli altri insediamenti? "In contemporanea si lavorerà alle chiusure degli altri campi tramite delle misure che verranno decise insieme ai municipi". Non è chiaro con quali ulteriori finanziamenti.  E per "altri campi", è bene precisarlo, si intendono esclusivamente i cosiddetti "villaggi attrezzati", istituzionali, che accolgono (secondo i dati del Campidoglio) circa 4500 rom. 

IL PATTO DI RESPONSABILITA' E GLI APPROCCI GUIDA - L'intero processo si fonderà su un "patto di responsabilità che verrà sottoscritto da ciascuna famiglia, fatto di diritti e doveri" ha spiegato Baldassarre. Chi sgarra perde il diritto alle misure di inclusione. Un concetto quello della responsabilizzazione che l'assessore vuole applicare in particolare alla scuola. "Sarà fondamentale garantire l’istruzione e la frequenza scolastica dove finora non c’è stato nessun risultato positivo, solo sperpero di risorse pubbliche senza alcun beneficio". Il trasporto scolastico ad hoc verrà eliminato, tranne per i villaggi più lontani: "Saranno i genitori a dover portare i figli a scuola, fa parte del percorso di inclusione". Nell'ottica dell'applicazione di diritti e doveri uguali per tutti. 

Responsabilità dunque per i diretti interessati e un approccio che si promette di superare ogni tipo di intermediazione specifica - "ci interfacceremo direttamente con le famiglie" - basandosi su una serie di azioni  sviluppate, assicura Raggi, "in piena coerenza con la normativa comunitaria in materia di inclusione socio-economica delle comunità Rom, Sinti, Caminanti" e con la Strategia Nazionale d'Inclusione. Poggerà sui quattro assi che definiscono le condizioni di vita e benessere di un qualunque cittadino - scolarizzazione, occupazione, salute, abitazione - con accesso garantito tramite un'azione sinergica di tutte le istituzioni competenti: dalla Asl all’Ufficio scolastico provinciale. Poi, annuncia Raggi, "verranno ampliate le competenze dell'Ufficio rom con una specifica ordinanza". 

COME SI ESCE DAI CAMPI? - Fin qui le linee guida, le visioni del problema che hanno accompagnato la stesura del piano. Concretamente però, come avverrà? Come si esce dai campi e con quale offerta alloggiativa alternativa? "Ci saranno delle misure temporanee di sostegno ai percorsi dell'abitare" spiega Baldassarre in risposta alle domande dei cronisti. Nello specifico? "Due anni di sostegno all'affitto e all'occupazione". Di più non è dato sapere. E sui tempi non ci sono limiti specifici. "Il piano è in divenire, sarà oggetto di monitoraggio". Nessun indicazione precisa nemmeno sul contrasto all'abbandono scolastico nè sul destino dei cosiddetti insediamenti "informali", i tanti nuclei di baraccati che puntellano le periferie della città, esclusi dal censimento operato dalla giunta Raggi. "Negli insediamenti informali non ci sono solo rom - risponde Baldassarre - sono abitati da tanti indigenti e pertanto rientreranno nel Piano sociale cittadino e in quello in fase di stesura per l'emergenza abitativa". Troppe domande restano senza risposta. E quello illustrato come un piano d'azione pronto all'applicazione concreta sul territorio, sembra più una dichiarazione d'intenti. 

Bocciatura senza appello anche dall'associazione 21 Luglio, dal 2010 in prima linea per la promozione e difesa dei diritti delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti. "La drammatica situazione di quanti vivono oggi nelle baraccopoli romane – afferma il presidente Carlo Stasolla – non richiede slogan improntati sul rispetto della legalità e la trasparenza e impegni di massima sui quali tutti, o quasi, siamo concordi. C’è urgenza, oggi più che mai, di un Piano sociale vero, che indichi tempi, insediamenti da superare, quantificazione delle risorse umane ed economiche da impiegare, perché tale problematica la si risolve aggredendola con operazioni incisive, chiare e definite. In passato avevamo indicato all’Assessorato alla persona, alla scuola e alla comunità solidale delle strade percorribili ma evidentemente questa Amministrazione preferisce elencare buoni propositi piuttosto che affrontare di petto la questione. Anticipiamo, per questo Piano, un fallimento certo e purtroppo, come già avvenuto nel passato, sarà probabilmente il tempo a darci ragione"


 

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