Piano di zona Tor Vergata: case requisite dal Campidoglio, inquilini a un passo dall'assegnazione

Il prossimo passo sarà l'assegnazione definitiva

Un picchetto anti sfratto

Dopo un calvario durato 19 anni, le otto famiglie del piano di zona di Tor Vergata a rischio sfratto dai propri appartamenti stanno vedendo un finale che volge a loro favore. Il 7 settembre scorso gli inquilini degli appartamenti di via Gioacchino Volpe sono infatti stati infatti nominati dai dirigenti capitolini custodi e detentori dei propri appartamenti riacquisiti negli ultimi mesi dal Campidoglio. L’ultimo passaggio prima dell’assegnazione definitiva che però già li mette al sicuro dal rischio di essere allontanati dalle proprie abitazioni. 

Il travaglio di questi inquilini ‘resistenti’, così soprannominati perché i soli su 76 residenti del piano di zona a contestare il prezzo di vendita degli alloggi, inizia nel 1999. I ‘promissari acquirenti’ versano una prima tranche di soldi richiesti dalla società costruttrice, la cooperativa ‘Lega San Paolo Auto’, ed entrano in possesso degli appartamenti. Gli atti di acquisizione, però, non verranno mai formalizzati. Ritenendo che il prezzo finale di compravendita richiesto fosse eccedente il prezzo massimo di cessione stabilito dal Comune con la specifica convenzione che assegnava alla cooperativa il terreno in diritto di superficie, questi otto inquilini si sono rifiutati di effettuare altri versamenti avviandosi così sulla strada di una complessa vicenda giudiziaria che li ha portati a un passo dallo sfratto. E solo ora possono vederne la fine.

Dopo una lunga battaglia portata avanti insieme al sindacato Asia Usb, a sbloccare la situazione, il 30 marzo del 2017, l’approvazione da parte dell’Assemblea capitolina della delibera 13  che ha sancito la decadenza parziale della convenzione e la riacquisizione al patrimonio capitolino degli otto appartamenti in questione. C’è voluto più di un anno, però, per arrivare alla firma del 7 settembre scorso. Inizialmente il Conservatore dei registri immobiliari di Roma, infatti, aveva ritenuto la delibera un titolo non idoneo per trascrivere in via definitiva questo passaggio di proprietà decidendo quindi di procedere 'con riserva'. Solo il 28 giugno scorso, oltre un anno dopo la firma di quella delibera, il Tribunale di Roma ha riconisciuto la legittimità dell'iter. Resta in sospeso, però, l’esito del ricorso al Tar avanzato nel luglio del 2017 dalla cooperativa per richiedere l’annullamento della delibera.

“È stata una battaglia dura” le parole della presidente del VII municipio Monica Lozzi. “Non solo nei confronti della cooperativa inadempiente ma anche verso gli uffici capitolini che si sono ritrovati a lavorare su un percorso mai sperimentato. Fortunatamente ora è stata trovata una soluzione e il Comune è potuto rientrare i possesso di quegli immobili. Per il momento sono stati dati in custodia agli inquilini, riuscendo così a bloccare gli sfratti. Poi si procederà al perfezionamento del passaggio per l’assegnazione definitiva”. 

"Anche se con forte ritardo è stata finalmente indicata una strada per affrontare la questione" il commento di Angelo Fascetti, di Asia Usb. "Per questo chiediamo al Comune di seguire questa strada anche per tutti gli altri piani di zona. Come sindacato chiediamo anche l'applicazione delle sanzioni previste dalla legge e che fino ad oggi non sono mai state applicate". 

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“Abbiamo combattuto per 19 anni per non essere cacciati via dalle nostre case, solo per esserci rifiutati di pagare 80 milioni di lire in più del dovuto” il commento di Roberto Siciliani, uno degli inquilini coinvolti nella vicenda. “Quando abbiamo iniziato questa battaglia pensavamo che avremmo trovato le istituzioni dalla nostra parte e invece più volte in passato ce li siamo ritrovati contro. Speriamo di poter presto mettere la parola fine a questa storia”. 

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