Piani di zona, dalla consulenza per i notai ai vertici del Mit: polemica sul capo di gabinetto di Toninelli

Gli emendamenti al dl fiscale in discussione in Senato

C'è un "particolare" nella battaglia sui prezzi di vendita delle case realizzate in edilizia agevolata e vendute a prezzi di mercato sbarcato in commissione Finanze al Senato con una serie di emendamenti al decreto Fiscale. Un particolare che dal dibattito parlamentare in corso in questi giorni va dritto ai vertici del ministero dei Trasporti e delle Insfrastrutture di Danilo Toninelli. Un presunto "conflitto di interessi", sollevato dall'avvocato Vincenzo Perticaro che insieme al sindacato Asia Usb denuncia da anni le irregolarità nell'applicazione della legge nei piani di zona. Il professor Gino Scaccia, capo di gabinetto del ministero di Toninelli, è stato consulente per i notai proprio sul tema di piani di zona e affrancazioni.  

La vicenda è quella delle case costruite su terreni di proprietà comunale e con finanziamenti pubblici destinate a particolari categorie sociali che solo a Roma coinvolge circa 250 mila appartamenti. La problematica scoppia nel settembre del 2015 quando una sentenza della Cassazione stabilisce che il valore calmierato di queste case segue l’immobile e non si è quindi esaurito con la compravendita. Migliaia di famiglie si ritrovano così proprietarie di case pagate a prezzi di mercato ma dal valore ‘agevolato’.

Gli acquirenti iniziano a fare causa ai venditori, chiedendo indietro differenze che arrivano ad ammontare anche a 300 mila euro. Molti venditori, che in tanti casi hanno già impegnato la differenza incassata anni prima nell’acquisto di nuove case, sono stati condannati a restituirla, con il rischio di vedersi pignorare la casa. Dal 2011 la legge consente l'affrancazione, ovvero il pagamento di una somma all'amministrazione comunale per 'liberare' l'immobile dal vincolo di prezzo. 

Il Movimento cinque stelle si è fatto promotore di un emendamento, a firma del senatore Emiliano Fenu, relatore della commissione Finanze e Tesoro al Senato, che punta a consentire a quanti hanno già venduto di poter eliminare ex post il prezzo massimo di cessione disinnescando la bomba dei contenziosi tra acquirenti e venditori. I vincoli dopo 5 anni possono essere rimossi "da chiunque vi abbia interesse, anche se non più titolare di diritti reali sul bene immobile” con effetto “anche sui contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della presente legge”. 

La questione, come spiegato anche dall'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori, nel corso del dibattito in Aula sulla delibera che ha rideterminato le modalità di calcolo dei prezzi di affrancazione, è da tempo sul tavolo del ministro Toninelli, competente in materia di edilizia residenziale pubblica. E proprio ai vertici di questo ministero che siede il professore che "il 7 maggio del 2018, poco più di un mese prima di diventare capo di gabinetto, ha partecipato a un incontro di formazione organizzato sul tema dall'ordine dei notai". In quell'occasione Gino Scaccia, in qualità di ordinario di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo e Docente di Diritto Costituzionale presso la LUISS Guido Carli di Roma, si legge in un resoconto dell'ordine dei notai, "ha evidenziato i profili di incostituzionalità della interpretazione data dalla Cassazione nella nota sentenza del 2015. Non solo. Il 25 maggio ha anche redatto un parere pro veritate in merito che andava in quella direzione". 

"Un partito come il Movimento cinque stelle che ha fatto del principio di legalità un vanto e ha inserito nel suo programma elettorale nazionale e romano il ripristino della legalità nei piani di zona" il commento dell'avvocato Vincenzo Perticaro "non può non tenere in considerazione le oltre 40 sentenze del Tar del Lazio, qualcuno di meno del consiglio di Stato, tre sentenze della Cassazione, una del 2011, una del 2015 e l'ultima del 2018, che sul punto sono state molto chiare. Le decine di inchieste della Procura della Repubblica romana con giudizio per reati gravi nei confronti di costruttori e dirigenti capitolini. Senza considerare che l'emendamento non tiene in considerazione le norme che regolano l'edilizia residenziale pubblica. Il Comune titolare delle convenzioni e i notai che firmavano i rogiti avrebbero dovuto controllare il rispetto delle norme in materia e questo emendamento va a sanare anni e anni di responsabilità in merito".

Intanto il senatore Emanuele Dessì difende l'emendamento dall'accusa di essere un condono: "Non si può andare a richiedere i soldi dopo dieci anni a chi ha rivenduto a prezzi di mercato una casa acquisita a costo agevolato, come stabilisce una sentenza della cassazione di tre anni fa. Si scatenerebbe il caos a livello giudiziario prima e sociale poi: parliamo di 200mila immobili soltanto a Roma. Noi semplicemente andiamo a disinnescare questa 'bomba' offrendo la possibilità, col pagamento di una piccola percentuale, di accedere all'affrancazione dal vincolo". 

"Rivendico con forza di essere stato il primo firmatario dell'emendamento, seguito poi da colleghi di M5S e Lega. Non possiamo premere il tasto 'rewind' su centinaia di migliaia di pratiche come se il tempo non fosse passato: chi ha rivenduto la casa a prezzi di mercato lo ha fatto perché negli anni si è consolidata una prassi condivisa da tutti. L'emendamento è di assoluto buon senso, chi grida al condono non sa di cosa parla".

Contro l'idea che l'emendamento contenga un condono anche il Comitato Venditori 18135: "Non è un condono: i condoni prevedono la violazione consapevole di una norma e soprattutto la regolarizzazione di qualcosa che anche oggi sarebbe irregolare. Non sono emendamenti salva notai" scrivono ancora "perché non ci risulta nessun contenzioso per violazione del prezzo massimo di cessione in cui sia stato condannato il notaio. Seppur tutti riconoscano la responsabilità di notai e Comune in quanto accaduto i giudici condannano per ripetizione dell'indebito solo i venditori. Tutti questi sono tentativi di spostare l'attenzione dell'opinione pubblica dal reale dramma, ormai riconosciuto da tutti, delle famiglie dei cittadini coinvolti".

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