Affitti 'gonfiati' nei piani di zona, 10 indagati: 4 sono funzionari comunali

La magistratura ha chiuso tre fascicoli di indagine relativi ai quartieri Borghesiana-Pantano e Longoni. In totale coinvolte 4 società costruttrici

Uno striscione di protesta di Asia Usb sulla vicenda dei piani di zona (Immagine di repertorio)

Dieci persone iscritte nel registro degli indagati, tra costruttori e funzionari comunali, e 4 tra società e cooperative finite sotto la lente d'ingradimento della Procura. A distanza di qualche settimana dal sequestro di tre edifici realizzati nel piano di zona di Monte Stallonara, la magistratura ha notificato la chiusura di tre fascicoli di indagine relativi alla costruzione di due quartieri di edilizia 'agevolata' della capitale: 'C25 Borghesiana-Pantano' e  'C24 Via Longoni'. Quartiere, quest'ultimo, finito agli onori della cronaca per una serie di sfratti tra cui quello dell'abitazione eletta 'residenza parlamentare' dalla deputata del M5S Roberta Lombardi. A muovere le indagini, il sospetto che i prezzi di locazione siano stati 'gonfiati' facendo scomparire dal conteggio i finanziamenti regionali erogati per un totale di oltre 5 milioni di euro (5.113.481 euro).  

Tutto è iniziato da una serie di denunce presentate dall'avvocato Vincenzo Perticaro, che difende gli inquilini assistiti da Asia Usb. Una battaglia che il sindacato porta avanti ormai da anni, con numerose proteste presso le sedi di Comune e Regione. Le indagini, portate avanti dal Sostituto Procuratore della Repubblica Francesco Dall'Olio, hanno portato ad iscrivere nel registro degli indagati 6 'rappresentanti legali' delle società di costruzione (all'epoca dei fatti) con l'accusa di truffa e 4 funzionari, responsabili a vari gradi dei procedimenti in questione, degli uffici all'Urbanistica del Comune di Roma per il reato di omissioni di atto d'ufficio.

Secondo gli inquirenti, con alcune differenza da caso a caso, i responsabili delle 4 società e cooperative, titolari di convenzioni stipulate con il Comune, non avrebbero "proceduto a decurtare" "l'importo del contributo regionale" dal prezzo massimo di cessione, in base al quale viene definito l'ammontare del canone di locazione garantendo così alle società un "corrispondente ingiusto ed ingente profitto costituito dal maggiore e ingiustificato canone di locazione". 

I funzionari comunali, all'epoca dei fatti responsabili in vari gradi delle pratiche in questione, avrebbero invece "omesso di verificare la corretta quantificazione del prezzo massimo di cessione". In due casi, si ipotizza inoltre che non avrebbero rilevato la mancata presentazione "da parte della società del prescritto piano finanziario relativo ai costi dell'intervento costruttivo". 

Tale importo, scrivono gli inquirenti, "è stato certificato ed approvato dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio". In tutti i casi oggetto dei tre fascicoli di indagine, inoltre, si riporta come tra febbraio e maggio del 2014 il Comune di Roma, "in seguito alla chiusura del procedimento di autotutela ha comunicato al soggetto giuridico il prezzo massimo di cessione decurtato del contributo regionale".