Campidoglio, il Pd lascia una sola via d'uscita a Marino: "Radicale riassetto della squadra"

Avrebbe dovuto nominare il nuovo capogruppo, il Pd in via delle Vergini ha invece elaborato il suo aut aut al sindaco. Anche Bettini prende le distanze da Marino che martedì in Aula dovrà riferire sul 'multa-gate'

Si preannuncia come un'altra lunga giornata campale domani per il sindaco Ignazio Marino. Da un lato il caso delle multe non pagate, vicenda sulla quale il primo cittadino dovrà riferire di persona in Aula.  E sempre in Aula, il primo cittadino dovrà sorpassare la prova della mozione di sfiducia presentata dal capogruppo Ncd in Campidoglio Roberto Cantiani che vedrà convergere anche il Movimento Cinque Stelle. Dall'altro una crisi politica con la maggioranza aperta ufficialmente che è ormai è chiaro potrà risolversi solo con un rimpasto “radicale”.

“Auspichiamo che il sindaco proceda in tempi rapidissimi ad un radicale riassetto della squadra di governo e alla definizione di una nuova agenda programmatica” si legge in una nota diffusa al termine della riunione del gruppo che si è tenuta questo pomeriggio in via delle Vergini. Non una richiesta ma un vero e proprio aut aut cui prima o poi Marino dovrà mettere mano: “Il cambiamento è una strada obbligata” ha continuato nella nota il gruppo del Pd. Insomma il sindaco continua a fare orecchie da mercante ma una rivoluzione in giunta sembra essere rimasta l'ultima carta da giocare per rimanere al comando del Campidoglio. Non manca in maggioranza chi “non ha paura di andare alle elezioni” sostenendo la teoria che “una lenta agonia produrrebbe maggiori danni”.

Così il rimpasto. Una conclusione costata tre ore di riunione in via delle Vergini. Avrebbero dovuto affrontare il nodo della nomina del nuovo capogruppo dopo le dimissioni di Francesco D'Ausilio, l'incontro invece si è trasformato in una sorta di processo al sindaco: “Abbiamo parlato della gestione della crisi politica” ha specificato il coordinatore della maggioranza Fabrizio Panecaldo al termine. Prima di rimpasti e nuovi equilibri politici però, di mezzo, rimane la questione del 'multa-gate' che ha acceso la miccia dell'ennesimo scontro politico e che continua a pendere sui rapporti tra Marino e il Pd come una spada di Damocle. Domani il sindaco si incontrerà con il Pd prima dell'intervento in Aula. “Non parleremo assolutamente del rimpasto o della crisi politica” ha spiegato Panecaldo.

A complicare le cose l'intervento 'dall'alto' del Pd nazionale visto dai consiglieri democratici come una sorta di ingerenza sulle vicende romane. Se domani Marino parlerà con la maggioranza capitolina, da mercoledì dovrebbe infatti incontrare il vicesegretario Lorenzo Guerini. Per il momento invece Renzi sembra voler rimanere alla larga dalle vicende romane, ma non è escluso che una sua decisione potrebbe mettere una parola definitiva sul futuro del sindaco 'marziano'.

Il fronte caldo però per il sindaco Marino non è solo con il 'suo' partito. Un aut aut è arrivato anche dal gruppo di Sel che in giunta conta una figura 'pesante' come quella del vicesindaco.  Peciola prende le distanze sia dal sindaco sia dal Pd tentando così di ritagliarsi un suo peso politico nella crisi dei rapporti tra Marino e il Pd: “Chiediamo al centrosinistra di funzionare, al Sindaco di cambiare la squadra se c'è qualcosa che non funziona. Non abbiamo privilegi da difendere, se il governo della città non funziona per dinamiche interne alla maggioranza e non per problemi di altra natura, vedremo che fare noi quattro consiglieri di Sel. Non è escluso che saremo noi a mandare a casa tutti” ha detto senza mezzi termini.

Marino è sempre più solo. Lo dicono anche le parole scritte dall'europarlamentare Goffredo Bettini da molti descritto come l'autore del disegno politico che ha portato il sindaco Marino, così come i suoi predecessori di centrosinistra, sulla poltrona di Palazzo Senatorio. Bettini si difende da questa ricostruzione: “Mi tocca così semplicemente chiarire come sono andati i fatti” scrive sulla sua pagina Facebook. “E questo non perché mi vergogni di Marino. Lo ritengo un uomo intelligente, onesto e non ricattato dai poteri economici e dai sotto poteri politici trasversali, che a Roma hanno fatto negli ultimi tempi il bello e il cattivo tempo. Probabilmente se in questi due anni non avessi lasciato completamente il mio impegno a Roma per concentrarmi sulle questioni nazionali avrei potuto dargli dei consigli che lo avrebbero aiutato a non commettere tanti errori”. Di fronte allo 'spostamento' di Zingaretti sulla Regione nella sua ricostruzione Bettini ricorda il lungo elenco di tentativi falliti da parte del Pd di trovare un proprio candidato sindaco: da Gasbarra arrivando a 'sondare' Riccardi, Barca e Marchini. Addirittura Bettini ammette: “Mi sarei candidato io stesso anche sulla base di un sondaggio favorevole” che però non è avvenuto. “Non io, ma il gruppo dirigente nazionale ha dunque chiesto a Marino di candidarsi”.

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