Due sberle in un giorno: il Pd romano incassa e prova a rialzarsi

La resa del progetto politico elettorale dem sul litorale e la relazione di Fabrizio Barca scuotono quel che rimane di un partito ridotto in macerie da Mafia Capitale

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Due sberle in un giorno. Quel che resta del Pd romano ieri ha vissuto l'ennesima giornata difficile. Distrutti da Mafia Capitale, i Dem capitolini hanno dovuto assistere al de profundis del progetto politico sul litorale romano. Finiti ko e impegnati a cercare in Sabella una corda per risollevarsi, ci ha pensato Fabrizio Barca a maramaldeggiare sul pugile suonato.

Ma andiamo con ordine e partiamo da quanto successo sul litorale. Se è vero che il presidente Tassone ha 20 giorni per ritirare le dimissioni (e probabilmente le ritirerà, ndr), è apparsa ai più evidente la resa per manifesta incapacità di fronteggiare con i mezzi a disposizione il cancro mafioso. Via la politica, spazio alla magistratura e alla polizia, che assumeranno i volti di Alfonso Sabella e Rossella Matarazzo chiamati a supervisionare e ripulire la macchina amministrativa e il suo braccio armato (i vigili). A Tassone e agli uomini che porterà con sé nel probabile rimpasto resteranno solo le poltrone (ed ovviamente gli stipendi) e, se e quando ci saranno, i tagli di nastri.

Tante le parole di apprezzamento per il gesto di Tassone. Nei fatti però va sottolineato il ko tecnico. A perdere è un progetto politico, presentatosi come in grado di tenere testa al malaffare e che ieri ha alzato bandiera bianca nei confronti della macchina amministrativa, malata e infestata dalla Mafia. A perdere è la politica, ancora una volta costretta a ricorrere alle bandiere della legalità. A perdere è soprattutto il Pd che ad Ostia si giocava una partita importante soprattutto a livello di immagine. A perdere è anche Ignazio Marino. C'è voluta la recita delle dimissioni a mezzo conferenza stampa per ricordargli che Ostia esiste ed è controllata dalla Mafia ed ha per questo bisogno di un delegato speciale.

Ce n'era abbastanza per leccarsi le ferite per settimane. Quel che è accaduto ad Ostia, che evidentemente non è poco, è passato però addirittura in secondo piano dopo le parole di Fabrizio Barca. Chiamato dal commissario Matteo Orfini a mappare i circoli romani, il dirigente dem ha fornito una prima terribile fotografia del partito sintetizzabile in due concetti. Da un lato l'esistenza di un partito buono, uno cattivo e uno dormiente. Dall'altro la definizione che ha riempito e fatto i titoli dei giornali: "Il Pd romano è un partito pericoloso, dannoso e clientelare che pensa più agli eletti che agli elettori". E come hanno reagito i nomi forti del Pd? "Tutti sapevano", "tutti l'avevano detto", "parole condivisili", "parole che non riguardano noi".

Il commissario Orfini ha accolto commentando così: "La relazione di Fabrizio Barca racconta "la verità. Stiamo trovando un partito che presenta aspetti pericolosi, accanto ad altri positivi. D'altra parte se non ci fossero state delle degenerazioni, non sarebbe stato commissariato il Pd di Roma"

Nella sua 'mappatura' Barca descrive una parte del Pd come un "partito non solo cattivo ma pericoloso e dannoso che lavora per gli eletti anzichè per i cittadini e senza alcuna capacità di raggruppare e rappresentare la società del proprio quartiere". Accanto a questo, spiega Orfini, "ci sono pero' anche punti da cui ripartire.

Dobbiamo sprigionare energie buone e reprimere forme degenerative, come abbiamo fatto denunciando tessere false e commissariando alcuni circoli. Quando partiremo con il nuovo tesseramento ci sarà un nuovo modello di partito. Fine marzo- inizio di aprile, questi sono i tempi".

Condivide l'analisi di Barca anche il Governatore Nicola Zingaretti: "Io condivido quelle analisi, e se posso dire, e lo dissi all'assemblea programmatica del Pd, il problema non è solo di contenuti, ma di cultura politica e di un'idea del potere al servizio degli altri e non di se' stessi, di chi il potere lo organizza e lo gestisce".

Anche Morassut l'aveva detto e lo rivendica: "La relazione intermedia di Fabrizio Barca fotografa una situazione che era già chiara a chi avesse voluto guardare le cose con occhi liberi e aperti, già da anni. Da anni  ho infatti sottolineato la fuga della politica dal Pd romano e il deterioramenti della vita interna. Finalmente si giunge ad un punto condiviso di analisi. Almeno così sembra. Ora però si deve cominciare a discutere della cura. La radiografia finalmente è arrivata, anche se in ritardo. La cura si chiama politica. Rigettare il Partito sulle cose e sui problemi".

Fabrizio Panecaldo, capogruppo dem in Campidoglio, salva i suoi consiglieri dalla bocciatura: "Il gruppo consiliare è la frontiera istituzionale del partito e per quanto mi riguarda posso osservare un gruppo che si è distinto in questi mesi per umiltà e capacità e che lavora nella direzione giusta indicata da Orfini e da Barca, ovvero per il bene comune. Non c'è stata maggioranza prima di noi più presente ed operativa, e questo dimostra che la parte buona nel Pd esiste. E poi voglio sottolineare che il Partito Democratico è l'unica realtà che si è messa in discussione, non lo ha fatto nessuno: ci siamo messi in gioco solo noi e quando ci si mette in gioco si migliora sempre. Quindi - conclude Panecaldo -, quello che c'è da buttare si butti, quello che si puo' migliorare si migliori. E io sono fiducioso che il PD tornerà ad essere in tutte le sue forme - circoli e gruppi consiliari - punto di riferimento imprescindibile in città".

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