Tre anni di Raggi, il Pd chiede le dimissioni della sindaca: "Roma immobile, M5s ha fatto crollare la città"

In conferenza stampa tutte le azioni, o non azioni, della sindaca, per i democratici da bocciare su tutta la linea

I consiglieri in conferenza stampa

Rifiuti, trasporti, buche, verde pubblico, sociale, municipalizzate, attività produttive, sport. Per il Partito democratico in tre anni di governo Raggi non si salva niente. Trentasei mesi in cui "è successo di tutti", tranne la realizzazione "delle promesse fatte in campagna elettorale". E va bene che prima, in Campidoglio, c'era il centrosinistra, ma i problemi con i grillini si sarebbero semplicemente aggiunti a quelli già esistenti. Altro che cambiamento insomma. Dal turbillon di nomine ai risvolti giudiziari, "il sistema città è alla deriva". 

Un bilancio pessimo raccolto in venti slide che non salva niente, quello presentato oggi in conferenza stampa dai consiglieri di centrosinistra, il capogruppo del Pd in Assemblea capitolina, Giulio Pelonzi, i dem Valeria Baglio, Giovanni Zannola e Giulia Tempesta e la capogruppo della Lista civica, Svetlana Celli. Tra i principali temi analizzati c'è senz'altro il ciclo rifiuti: gli incendi ai Tmb, la raccolta nel caos, la differenziata pressoché ferma, la Tari più alta d'Italia, nessuna programmazione poi nuovi impianti, topi, gabbiani e blatte che adornano, si fa per dire, i cassonetti della città. Non va meglio sul fronte trasporti. Anche qui l'elenco degli errori attribuiti dai democratici all'azione di Virginia Raggi è lungo. Le stazioni metro chiuse dopo gli incidenti sulle scale mobili, i mancati bilanci per Roma metropolitane, i bus in fiamme, il concordato Atac "con esito ancora incerto e i creditori costretti a licenziamenti di personale". 

Per i piddini anche  il capitolo strade sarebbero da riscrivere da capo. Pochi fondi e interventi insufficienti non hanno risolto il problema buche. "Ad oggi le strade della Capitale sono sempre più pericolose" e "anche l'esercito ha dato forfait alla sindaca Raggi che ne aveva chiesto l'intervento. E ancora troviamo lo status quo sul verde pubblico. "Crollo di alberi, potature sommarie, insieme alla condizioni di degrado di parchi e ville storiche". Sul piano del Sociale abbiamo il fallimento del piano rom per la chiusura dei campi, l'assenza di interventi di integrazione socio-sanitaria per i più fragili, le falle nelle politiche rivolte agli anziani e ai minori. Alla pagina dell'urbanistica si ricorda il caos dei piani di zona, lo stallo su toponimi e zone O, oltre che sui consorzi di autorecupero. E ancora il caos sui bandi delle mense scolastiche e sulla Multiservizi. 

"Il saldo di questi primi tre anni è assolutamente negativo - ha spiegato Pelonzi - per questo chiediamo le dimissioni del sindaco Raggi. Non c'è da aspettarsi alcuna inversione di tendenza e gli ultimi due anni ci dicono che Raggi non lascerà nessuna opera compiuta". "Dall'amministrazione in questi tre anni sono arrivate poche risposte e risorse non spese anche sul sociale - ha ricordato Zannola - delle illusioni promesse in campagna elettorali non se ne vede traccia: penso al superamento dei campi rom o al reddito di inclusione".

"È sotto gli occhi di tutti lo stato in cui versa la città - ha poi detto Baglio - dal decoro alla mobilità fino al verde, alla scuola e al sociale. Il riassunto è il caos che regna sovrano a Roma. Noi siamo stati costruttivi ma in tre anni Raggi non ha mai chiesto un aiuto all'opposizione". Per Tempesta "colpisce particolarmente la totale mancanza di trasparenza dell'amministrazione e la vivibilità della città che è crollata".

"Impietoso", infine, secondo il Pd anche il confronto nella produzione di atti dell'amministrazione Raggi rispetto a quanto fatto dalle due precedenti di Marino e Alemanno. Ad esempio sono state 810 le delibere firmate fin qui dalla sindaca contro le 920 prodotte da Marino, pur in un periodo piu' breve, e le 1.458 registrate dall'amministrazione Alemanno. Bassa anche la produzione di ordinanze. Raggi ne ha emesse 679 contro le 695 di Marino e le 737 di Alemanno. "La sindaca Raggi - ha concluso Celli - non ha avuto il coraggio di fare nessuna scelta. Il beneficio dell'inesperienza, dell'onestà e della novità è davvero finito". 
 

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