Emergenza casa, anche gli sgomberi delle occupazioni nel Patto per la sicurezza urbana

Il documento è stato approvato il 2 aprile dalla Giunta Raggi. Verrà siglato da Comune, Regione e Prefettura

Il palazzo di via Carlo Felice, primo e unico 'sgombero con alternative'

Non solo roghi tossici, movida molesta e decoro cittadino. Nel 'Patto per la sicurezza urbana' che ha ricevuto il via libera il 2 aprile scorso dalla Giunta Raggi e che verrà sottoscritto nelle prossime settimane da Comune di Roma, Regione Lazio e Prefettura, ci sono anche le occupazioni di stabili da parte di famiglie in disagio abitativo. Il documento non introduce alcuna novità ma mette nero su bianco, in un unico documento, le ricette messe in campo negli ultimi mesi al tavolo del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, a partire dalla legge sulla sicurezza e sull'immigrazione messa a punto dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Il campo è quello delle politiche assistenziali nei confronti delle famiglie considerate 'fragili'. L'unico riferimento a politiche abitative riguarda gli sfratti nelle case popolari, così da far scorrere le graduartorie degli aventi diritto, mentre per quanto riguarda la Regione Lazio un impegno nel "medio periodo". 

Il documento ribadisce la necessità da un lato di un contrasto "immediato" a nuove occupazioni con sgomberi "tempestivi" che possano "scongiurare il radicarsi del fenomeno". Dall'altra il lavoro per ridurre il numero degli stabili già occupati, "garantendo tuttavia i necessari interventi assistenziali alle persone in condizioni di fragilità". Spetta a Roma Capitale effettuare il censimento e attivare gli interventi assistenziali. La parte più consistente della risposta verrà messa in campo con i posti disponibili nel "circuito dell'accoglienza" e negli Sprar, ma solo per i migranti che vi possono accedere per legge. Viene poi ribadita la volontà di accelerare anche sugli sgomberi delle "situazioni irregolari" nelle case popolari così da favorire lo scorrimento delle graduatorie dove sono iscritte quasi tutte le famiglie in emergenza abitativa che occupano stabili in città. Il documento non prende però in considerazione la destinazione delle persone sfrattate dagli alloggi popolari, che, a loro volta, versano in condizioni di fragilità. 

La Regione Lazio giocherà da spalla al Campidoglio e "provvederà nel medio periodo a tener conto del bisogno abitativo comunque sotteso al fenomeno delle occupazioni della programmazione dell'offerta abitativa pubblica e sociale". La risposta nel "breve periodo" sarà di tipo assistenziale con un supporto finanziario a Roma Capitale. La Regione già da qualche mese ha messo sul tavolo poco meno di un milione di euro (984.145 euro) che era stato stanziato per il Patto della sicurezza del 2011 e non ancora utilizzato. Per regolare i rapporti tra gli enti in tema di sgombero delle occupazioni sarà sottoscritta un'apposita convenzione.

Niente di nuovo, quindi, rispetto al quadro emerso nei mesi scorsi. Da settembre a oggi, l’unico sgombero effettuato è quello dell’immobile di via Carlo Felice 69, dove vivevano una settantina di persone. In questo caso, Regione, Comune e proprietà, in questo caso Bankitalia, hanno lavorato alcuni mesi per individuare gli alloggi alternativi. Alcune famiglie si sono trasferite in abitazioni assegnate temporaneamente, i single in una sezione a loro dedicata all’interno di un centro di accoglienza per senza tetto a Centocelle in gestione al Comune di Roma. Nel corso dell’ultimo Comitato per l’ordine e la sicurezza è emersa la volontà di porre in cima alla lista degli immobili su cui pendono provvedimenti dell’autorità giudiziaria. L’operazione si rivela tutt’altro che semplice. Nelle occupazioni vivono migliaia di persone, la maggior parte delle quali versano in condizioni di disagio economico e abitativo. 

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