Barros, rimosso il grillino che criticava il decreto sicurezza: "Non avrei mai pensato finisse così"

Il consigliere, dopo aver pubblicamente criticato il decreto sicurezza, è stato rimosso senza preavviso dalla commissione a cui teneva di più. Barros (M5s): "Sembra quasi un gesto intimidatorio"

Ai ferri corti. Il rapporto tra Paolo Barros ed il Movimento Cinque stelle si fa sempre più teso. Le critiche al decreto sicurezza e la simpatia espressa per il sindaco De Magistris, si stanno trasformando in un boomerang per il consigliere municipale. 

Il trasferimento inatteso

Non sono bastati gli attacchi ricevuti di quanti, dentro al Movimento, lo hanno accusato di essere un assenteista. Barros infatti è stato rimosso dalla commissione municipale a cui teneva di più, quella dedicata alla scuola, alla cultura ed allo sport, per essere trasferito dal suo capogruppo in un'altra di cui lo stesso consigliere ammette di non avere alcuna competenza."Io dall'età di diciotto anni lavoro come insegnante di sostegno – ha spiegato il consigliere – e ritengo che la scuola, la cultura e e lo sport, praticato per tanti anni anni, siano i settori in cui posso offrire un contributo maggiore. Pertanto non capisco il motivo per cui sono stato rimosso e spostato su una commissione che si occupa di lavori pubblici e urbanistica, vale a dire temi di cui non ho alcuna competenza". 

Difeso dalla presidente di Commissione

La scelta non è stata compresa neppure dalla presidente di Commissione, la pentastellata Alessandra Tallarico. "Paolo c'è sempre stato, ha offerto il suo contributo che io personalmente ho sempre apprezzato. Quindi i motivi di questo spostamento, disposto d'ufficio dal capogruppo municipale, restano oscuri. Non capisco la ragione per cui si sposta una persona che stava lavorando bene". E per averne contezza, la presidente di commissione ha scritto anche al presidente del consiglio municipale ed al capogruppo. Da loro la risposta non è ancora arrivata. 

"Quasi un gesto intimidatorio"

"Preferisco chiarirmi direttamente con Paolo prima di rilasciare dichiarazioni ai giornali" ha fatto sapere il capogruppo Vincenzo Maisano, interpellato sulla questione. Chiarito il fatto che Barros, diversamente da quanto sostenuto dai suoi detrattori, non è un assenteista, resta da comprendere la ragione che ha portato al suo trasferimento. Una scelta in termini di regolamento corretta che però non è stata condivisa. "Quello che mi dispiace è che questa iniziativa sia maturata così. Sono l'unico che ha subito quest'iniziativa – si lamenta Barros – prima di fare qualsiasi cosa, prima di operare dei cambiamenti di commissione, si facevano delle riunioni. Invece in questo caso è stato fatto tutto a mia insaputa ed è sembrato quasi un gesto intimidatorio". Non è la liceità della decisione che viene discussa, ma la sua opportunità.

L'ingenuità e la delusione

"E' quasi una forma di mobbing" lamenta Barros, che ricorda anche gli allontanamenti dal Movimento di dissidenti come il comandante De Falco. "Io credo che stia prendendo piede un modus operandi che non avrei mai immaginato potesse verificarsi. Forse sono stato un po' ingenuo anche io a non pensare che le cose che dicevo avrebbero avuto delle conseguenze". Forse. Di sicuro invece c'è il fatto che Barros non è un assenteista. Ed a certificarlo è la presidente della commissione da cui è stato rimosso. "E' una persona che lavora e di cui ho stima – ha ribadito Alessandra Tallarico – e non capisco questa decisione".

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