Impianti sportivi municipali, 2 anni con il nuovo regolamento: tempo di bilanci, le associazioni sportive chiedono modifiche

Le associazioni sportive dilettantistiche chiedono di rivedere il regolamento che fissa i criteri di assegnazione delle palestre scolastiche. Ed in primavera sono previste le gare per sei municipi

A due anni dal nuovo regolamento è già tempo di bilanci. I criteri fissati per l’assegnazione delle palestre scolastiche andrebbero rimodulati. A chiederlo sono i rappresentanti delle associazioni sportive che ne dovrebbero beneficiare.

Gli impianti sportivi

Dal  2018 il Campidoglio si è dotato di due regolamenti. Uno serve a gestire l’impiantistica comunale, ovvero strutture che vanno dallo stadio Flaminio alla piscina che alla Garbatella era data in concessione alla SS Lazio Nuoto. L’altro regolamento riguarda invece strutture più piccole, in larga parte rappresentate dalle palestre che le scuole, in orario extracurriculare, mettono a disposizione. E’ lì che molti romani praticano attività sportiva, sia a livello agonistico che dilettantistico. Vi si svolgono corsi di basket, pallavolo, danza, arti marziali. A costi contenuti.

Contestato il regolamento

Dopo una lunga gestazione che ha previsto anche un serrato, ed in alcuni momenti duro confronto con le ASD, il Campidoglio ha approvato il regolamento. Ma a distanza di due anni, la delibera che lo istituiva, è già oggetto di contestazione. Ed a muovere le critiche sono i rappresentanti dei centri sportivi municipali che la stessa delibera ha istituito.

Tempi stretti

“Servono almeno sei modifiche”, ha fatto sapere Claudio Ortale che, nell’Osservatorio Capitolino sullo sport che è stato creato con il nuovo regolamento, rappresenta chi gestisce le palestre. E non c’è troppo tempo per farlo perché, per la fine di aprile, vanno fatti i bandi per l’assegnazione d’impianti in ben sei municipi ( III, VI, VII, XI, XIII, XIV). 

I criteri da rivedere

Tra le proposte di modifica, il rappresentante dei centri sportivi chiede di “non attribuire punti premiali ai lavori (migliorie strutturali , ndr) proposti dai candidati” e questo perché, ha spiegato Ortale, “una volta proposti,non vengono mai verificati”. Al Campidoglio viene chiesto di rivedere anche il criterio che attribuisce punteggi in base al rilancio d’asta. “Va bene per grandi opere, ma nel caso di associazioni sportive che per statuto non hanno fini di lucro, finiscono con innescare un sistema concorrenziale che male si adatta alla missione della ASD” ha ribadito Ortale.

No al tabù delle proroghe

Tra le richieste rivolte a Roma Capitale c’è anche quella che prevede “qualora entro fine agosto non si riescano a produrre graduatorie definitive, di prolungare la concessione alle associazioni sportive” che sono già negli impianti. E non è una richiesta di poco conto perché, a bando, entro la primavera andranno più di 150 palestre scolastiche. Ed i corsi, in quegli spazi, variano in funzione delle associazioni che ne hanno la concessione. Vanno quindi programmati per tempo, soprattutto per consentire alle famiglie di scegliere a quali attività iscrivere i propri figli.

Confronto aperto

Non sono poche le questioni su cui si gioca la partita degli impianti sportivi municipali. Però occorre che le parti in causa, quindi le istituzioni e le realtà sportive dilettantistiche, si siedano intorno ad un tavolo. Un'occasione, in tal senso, è offerta dall'appuntamento previsto per il 15 febbraio in Campidoglio. Lo hanno richiesto i rappresentanti degli Osservatori Sportivi dei Municipi. Evitare la definitiva bocciatura del regolamento da parte delle ASD, e quindi l'ennesimo braccio di ferro col Campidoglio, è ancora possibile. A condizione che lo si voglia davvero evitare.


 

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