"Dopo gli sgomberi i palazzi restano vuoti, Salvini non dice la verità"

Tour di Unione Inquilini negli immobili un tempo erano occupati e oggi vuoti

Il viaggio inizia da piazza Indipendenza. Dall’immobile di via Curtatone sgomberato poco più di un anno fa con un’imponente operazione delle forze dell’ordine. Di proprietà di un fondo di investimento, oggi è ancora inutilizzato. Un enorme “buco nero” nel cuore della città. Il motorino riparte e va a viale Castrense. Altro immobile sgomberato nel 2015 e, da allora, rimasto vuoto. Seguono altri 5 nomi di vie, da Quintavalle a Costi, tutte finite sulle cronache dei giornali a causa di sgomberi di palazzi occupati che dopo essere stati svuotati ‘manu militari’ dalle famiglie di senza casa che li abitavano sono semplicemente rimasti disabitati.

Viene dalla città, dalla geografia dei suoi palazzi abbandonati, la risposta che con un video il sindacato Unione Inquilini vuole dare al ministro dell’Interno Matteo Salvini, “che ha affermato più volte che la proprietà privata è sacra”, e alla circolare sugli sgomberi emanata dal Viminale il 1 settembre scorso. “Un provvedimento che parte dal presupposto che gli sgomberi siano necessari per salvaguardare gli interessi della proprietà privata, che si tratta di un’esigenza di carattere economico” ha spiegato Massimo Pasquini, segretario dell’Unione Inquilini. “Lo stato in cui si trovano questi immobili oggi, invece, è la dimostrazione materiale che non è così, che gli sgomberi sono funzionali a un’idea di città basata sull’esclusione dei più poveri e sul rinnovo della speculazione”. 

Le immagini delle tappe del ‘viaggio’ compiuto dal segretario romano dell’Unione Inquilini, Fabrizio Ragucci, ripreso in un video illustrato questa mattina alla stampa presso la sede del Cesv di via Liberiana, lo mostrano senza necessità di troppi commenti. Si parte dallo stabile di via Curtatone per poi continuare su viale Castrense, non molto lontano da San Giovanni, dove nel 2015 è stato sgomberato uno stabile occupato dal 2003. Ci abitavano 54 famiglie e oggi è sigillato. E ancora. Via di Quintavalle, ‘svuotato’ con un’ingente operazione di polizia qualche giorno prima di quello di piazza Indipendenza nell’agosto del 2017. Di proprietà privata, è vuoto. L’ex scuola Hertz di via Tuscolana 1113, 32 famiglie, di proprietà della provincia di Roma, sgomberata nel 2014 e da allora lasciata al degrado. Un immobile dove abitavano 40 famiglie in via delle Acacie è vuoto da quattro anni. Fino alle più recenti operazioni di via Costi e via di Scorticabove.

“Con questa denuncia non vogliamo negare un diritto riconosciuto come la proprietà privata ma esigere che l’interesse collettivo non vada completamente subordinato ad essa” ha commentato Fabrizio Ragucci. Il richiamo è non solo all’articolo 42 della Costituzione, “che parla di funzione sociale della proprietà privata”, ma anche a esempi di Regolamento edilizio “come quello di cui si è dotato nel 2014 Milano, dove comunque il problema degli immobili privati abbandonati è consistente, volto a penalizzare l’abbandono prolungato di stabili o aree di proprietà privata. Senza dimenticare” conclude Ragucci “che molti di questi immobili sono di proprietà pubblica”.  

Solo nell’area di Tor Sapienza, il quadro fornito dal docente di urbanistica Carlo Cellamare, presente all'incontro, “abbiamo individuato tra i 20 e i 30 edifici abbandonati. Se proviamo a immaginare questo dato allargato a tutto il territorio di Roma il numero diventa enorme tanto da poter sostenere che sarebbe sufficiente recuperare questo patrimonio per rispondere alla domanda abitativa di Roma senza continuare a espandere la città ad appesantirla con sempre nuove richieste di servizi”. Al contrario, “riorganizzandola e rendendola più efficiente”. 

Utilizzare l’esistente, per dare una risposta a quanti una casa non se la possono proprio permettere “e continuano non ricevere alternative da questa amministrazione”. È questa la ricetta avanzata dal sindacato Unione Inquilini secondo il quale “grazie a progetti di recupero e autorecupero sarebbe possibile in pochi anni ottenere 10 mila case popolari”. È scritto nei numeri: “Da una parte i 194 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Lazio con la delibera con il piano sull’emergenza abitativa che da anni giacciono inutilizzati, dall’altra i 30 milioni all’anno che potrebbero derivare dalla chiusura dei residence”. Il tutto “considerando che i progetti di autorecupero costano in media 400 euro al metro quadro”. Un pezzo di quelle “politiche inclusive” che verranno rivendicate sabato 13 ottobre con il corteo cittadino contro sfratti e sgomberi che partirà alle 15 da piazza Vittorio. 

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