Roma lercia, la Regione proroga l'ordinanza ma Raggi si lamenta: "Quindici giorni sono pochi"

La Pisana dà la colpa ad Ama dei disservizi attuali. Le prescrizioni dell'ordinanza precedente non sono state rispettate

Dalla Regione è arrivata la proroga. L'ordinanza per scongiurare un'altra emergenza rifiuti, tale e quale a quella di inizio estate, durerà altre due settimane. Ieri il governatore del Lazio ha messo la sua firma. A cosa serve? Ricalca nei contenuti la precedente emanata il 5 luglio: impone agli impianti di trattamento del Lazio di accogliere l'immondizia della Capitale al massimo della capacità, fino al 15 ottobre quando torneranno a lavorare a regime i due Tmb di Malagrotta di proprietà del Colari. Il quadro per le strade è già critico con i cassonetti stracolmi di sacchetti in diversi quartieri. Tocca "prevenire ogni possibile rischio sanitario", si legge nel testo dell'ordinanza, e "ripristinare le condizioni di adeguata sicurezza igienica". Queste due settimane poi serviranno a chiudere gli accordi per i conferimenti negli impianti delle Marche. 

Un dispositivo normativo che arriva, è il messaggio, per senso di responsabilità. E nonostante Ama non abbia ottemperato alle prescrizioni contenute nella precedente: in particolare i bilanci (quello 2017 è ancora da approvare), i siti per il trasbordo e la trasferenza (non tutti attivati) e i tritovagliatori mobili mai noleggiati. Comportamenti che, si legge nell'ordinanza, hanno determinato una "progressiva diminuzione delle di raccolta dei rifiuti urbani e progressivo diffondersi di fenomeni di ammasso di rifiuti". 

Tradotto: se le strade sono di nuovo lerce la colpa, per la Regione a guida Pd, è del Campidoglio. La mano è comunque tesa verso la sindaca, ma esclusivamente perché la situazione ha il carattere di urgenza. "Questa serie di misure testimonia la continua collaborazione e il concreto impegno dell'Amministrazione regionale per sostenere il Campidoglio e la sua municipalizzata" ha dichiarato Zingaretti. 

Ma lo scontro con Raggi è aperto. I correttivi richiesti dal Comune nell'ordinanza non sono stati presi in considerazione, vedi ad esempio un sistema di sanzioni per gli operatori privati che non accolgano la quantità di rifiuti fissata nel contratto. E ora la prima cittadina, si dice "preoccupata". "Dire che in quindici giorni tutti gli impianti di Roma e del Lazio saranno pienamente funzionanti e pronti ad accogliere i rifiuti della Capitale, come afferma la Regione, appare una sottovalutazione del problema - ha fatto sapere tramite fonti del Campidoglio - due settimane non bastano per la riapertura degli impianti regionali ancora chiusi e soprattutto non tengono conto della necessaria manutenzione dell'impianto di Rocca Cencia, che lavora al massimo delle sue possibilità e senza sosta ormai da dicembre scorso". Anche stavolta però, come quando giorni fa ha detto che sui rifiuti è stata "lasciata sola", sembra dimenticare le responsabilità della sua azienda partecipata. In testa la mancata approvazione del bilancio e l'ennesima crisi aperta con i nuovi vertici aziendali, pronti in queste ore alle dimissioni. 

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