L'area di Officine Zero fa gola a Bnl: la banca allarga le sue mire su Casal Bertone

La denuncia dalla multifactory: "Alle istituzioni non interessa il futuro di quest'area"

Sembra la lotta di Davide contro Golia. Ma sul campo di battaglia di un quadrante cittadino in trasformazione come quello che si estende attorno alla stazione Tiburtina, l'esito di questa sfida è tutt'altro che scontato. Da una parte c'è Officine Zero, la 'multifactory' sorta là dove un tempo si riparavano i treni notte ex Rsi, un'area privata di oltre 17 mila metri quadrati stretti tra via di Portonaccio e il fascio di binari che escono dalla stazione. Il progetto, nato nel 2012 sulla spinta dei movimenti sociali più attenti al tema dell'occupazione, oggi vede all'attivo 50 lavoratori e rappresenta un articolato esperimento di rigenerazione urbana ed economia circolare e collaborativa. 

Dall'altra il colosso bancario Bnl/Bnp Paribas che si è dimostrato interessato ad entrare in possesso dell'area finita all'asta nel 2012 dopo il fallimento dei proprietari. La nuova, mega, avveniristica sede di Bnl a Roma, che domina dall'alto dei suoi dodici piani il panorama del quadrante, sorge proprio a poche centinaia di metri di distanza da via Partini. Un'area che potrebbe risultare funzionale se destinata ad attività di servizio connesse a un palazzone che, stando ai numeri, è stato calato sul tessuto urbano come una piccola cittadina nella città. "Ora ci sarà una nuova asta e l’acquirente più probabile è Bnl/Bnp Paribas, già protagonista di varie operazioni immobiliari nel quadrante Tiburtino e detentore di gran parte del credito del fallimento delle Ex-RSI" scrive Officine Zero in quella che definiscono una lettera aperta.

Officine Zero è arrivata sola di fronte a questa sfida. Non è bastata la partecipazione ad una Call for Proposal indetta dalla Regione Lazio nel dicembre del 2015, dove il progetto "è stato indicato ammissibile per partecipare ad un bando di finanziamento". Senza la titolarità dell'area, Officine Zero è infatti un'occupazione, "non ci è stato possibile finora andare avanti". E ancora non è chiaro dove potrebbe portare l'interesse manifestato nel corso di alcuni appuntamenti pubblici dall'assessore al Territorio, ormai uscente, Michele Civita, mentre sono finiti in un nulla di fatto gli incontri con il vicesindaco Luca Bergamo, l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, e i rappresentanti del IV Municipio. A loro i lavoratori avevano chiesto "non solo di tutelare Officine Zero, ma di preservare l’area della ex-RSI dalla speculazione, affermandone la pubblica utilità". 

Officine Zero è stata meno fortunata dello Stadio della Roma. Le ammistrazioni cittadine, la denuncia che arriva dalla 'multifactory', "ci dicono in modo chiaro che non hanno intenzione di intervenire sulle aree private, anche quando fino ad oggi sono state impiegate a servizi di interesse pubblico, rifiutando dunque il loro ruolo di decisori e governanti nell'interesse collettivo". Una "delega in bianco del pubblico a favore del privato" la definiscono. "Comune e Municipio, pur consapevoli delle intenzioni di Bnl/Bnp Paribas, hanno lasciato Officine Zero di fronte all'ineludibile necessità di confrontarsi con un tale interlocutore, senza alcuna mediazione istituzionale".

Il video: da fabbrica occupata a multifactory

Tra Officine Zero e la banca si sono tenuti una serie di incontri, voluti da quest'ultima. Proprio come Davide di fronte a Golia, Officine Zero sa benissimo di non poter diventare acquirente dell'area, il progetto rischierebbe di soccombere sotto il peso di una pressione finanziaria insostebile. 2 milioni e 100 mila euro, questa la base dell'asta, andata deserta, che si è tenuta il 28 luglio scorso, rappresentano tutt'altro per uno gruppo bancario come Bnl/Bnp Paribas che solo per la sua nuova sede a pochi passi da via Partini ha investito 300 milioni di euro.  

Officine Zero ha deciso di non tirarsi indietro. "Nonostante la complessità del decidere e capire come relazionarsi con un soggetto come Bnl/Bnp Paribas, siamo intenzionati a non abbandonare l'intera area allo sviluppo di progetti che non avrebbero alcun impatto sociale e di innovazione sulla città" continua la nota. "Non siamo soli in questo difficile percorso e continuiamo a credere nella possibilità che a Roma qualcuno apra gli occhi e voglia investire in un progetto che potrà dare molto a questa città, liberandoci dunque dal fardello di doverci confrontare con una banca, alla quale, comunque, siamo decisi a strappare il più possibile". Faranno "tutto quanto ci sarà possibile, perché niente e nessuno possa snaturare il valore sociale del progetto di Officine Zero e questo continui ad essere vivo e attivo esattamente dove è nato e disponibile per tutta la città". 

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