Occupazione Casa Pound, danno erariale da 4,6 milioni: la Corte dei Conti indaga 9 dirigenti di Demanio e Miur

La magistratura contabile ha chiuso le indagini sul palazzo di via Napoleone III. Castelli: "Ora va sgomberato"

L'occupazione da parte di Casa Pound dell'immobile di via Napoleone III 8, all'Esquilino, ha generato un danno erariale da 4 milioni e 600 mila euro. Lo scrive la Corte di Conti nell'atto di invito a fornire le deduzioni con cui ha chiuso l'indagine sullo stabile. I magistrati contabili sono decisi a chiedere il risarcimento a nove dirigenti dell'Agenzia del Demanio e del ministero dell'Istruzione per mancata riscossione del canone. Fra gli indagati, risulta anche il direttore dell'Agenzia del Demanio di Roma, Antonio Ficchì. 

La cifra del risarcimento è stata stabilita "in particolare in base al canone aggiornato alla media Omi (Osservatorio Mercato Immobiliare) per la destinazione d'uso residenziale nella zona Esquilino", dove si trova il palazzo occupato. Nella vicenda non è coinvolto Casapound in quanto soggetto privato su cui la Corte dei Conti non può intervenire.

Per la Corte dei Conti: "Non è tollerabile in uno Stato di diritto una sorta di 'espropriazione al contrario' che ha finito per sottrarre per oltre tre lustri un immobile di ben sei piani, sede storica di  uffici pubblici, al patrimonio (indisponibile) dello Stato, causando  in tal modo un danno certo e cospicuo all'erario". Per i giudici contabili "l'occupazione sine titulo dell'immobile da parte di CasaPound e degli altri occupanti" ha "determinato una perdita economica per le finanze pubbliche e comunque una lesione al patrimonio immobiliare pubblico, dato che il cespite (fonte di guadagno, ndr.) non è stato proficuamente utilizzato per oltre 15 anni (e non lo è tuttora)". 

Inoltre, secondo l'organo di viale Mazzini, non era possibile non essere informati in merito all'occupazione in quanto "la circostanza" ha "sempre costituito un dato di comune esperienza e dunque riveste gli estremi del 'fatto notorio'". Tenuto conto anche "della immediata rivendicazione dal parte del movimento tramite volantino, nonché delle notizie di stampa apparse all'indomani dei fatti (e poi periodicamente nei 15 anni successivi)". Non solo. Ad indicare la presenza di Casa Pound anche "l'insegna apposta sulla facciata dell'immobile occupato (a caratteri cubitali)" scrivono i magistrati contabili". Viene citata anche una relazione del maggio del 2018 nella quale "è la stessa Agenzia (Ing. Ficchi') a riferire che quanto meno in data 25.5.2004, il Miur aveva informato l'Agenzia del Demanio che l'immobile il giorno 17 dicembre 2003 era stato occupato abusivamente da "aderenti all'Associazione CasaPound". 

Sulla notizia è intervenuta la viceministra dell'Economia e delle Finanze, Laura Castelli: "La liberazione dell'immobile occupato abusivamente da CasaPound da oggi è ancora più prioritaria. Attendere oltre è offensivo per lo Stato e per i cittadini onesti. Quel bene deve tornare alla collettività, per essere inserito, come già detto nelle settimane scorse, o in un piano di riqualificazione o in un piano di dismissioni del patrimonio pubblico, entrambi obiettivi prioritari di questo Governo".  

In una nota, segretario del Pd Lazio, Bruno Astorre, scrive: "C'è una responsabilità amministrativa e una pesantissima politica. Salvini per tutelare gli amichetti fascisti di Casapound fa pagare i conti allo Stato. Liberare lo stabile di Roma non è rinviabile". 

"Da oggi", commenta il segretario romano del Pd Andrea Casu "abbiamo altre 4.643.363 buone ragioni in piu' per convincere il ministro Salvini ad aprire finalmente gli occhi sull'occupazione illegale di CasaPound all'Esquilino nel cuore di Roma: una per ciascun euro del danno erariale calcolato dalla Corte dei Conti dal 2003 a oggi!". 

Si chiede il capogruppo del M5S in Assemblea capitolina, Giuliano Pacetti: "Cosa aspetta Salvini a procedere allo sgombero? La città ha bisogno di un segnale forte di legalità da parte del Governo, adesso. Salvini invece sembra non avere a cuore l'interesse dei romani". 

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