Regione: Zingaretti resiste, la mozione di sfiducia viene respinta

Pirozzi: "Per sfiduciare un presidente servono i numeri, altrimenti diventa una dimostrazione plastica e apparente di immagine e non si arriva a dama"

Foto Ansa

Come da pronostico: Nicola Zingaretti resta presidente della Regione Lazio. Il consiglio ha infatti respinto la mozione di sfiducia Governatore con voti 26 contrari e voti 22 favorevoli su 48 presenti. Non hanno partecipato al voto, perché assenti, i consiglieri Sergio Pirozzi, capogruppo dell'omonima lista, Enrico Cavallari, del gruppo Misto, Pasquale Ciacciarelli di Forza Italia che aveva già annunciato la sua contrarietà e Laura Cartaginese, di Forza Italia.

"La cosa peggiore per i cittadini del Lazio che poteva succedere oggi era la conclusione della legislatura. - ha commentato Zingaretti dopo la votazione - La mozione era un atto legittimo, ma un rischio serio per questa comunità. Si offende consiglio stesso quando si dipinge questa istituzione come ferma e immobilizzata". 

Pirozzi, capogruppo dell'omonima lista in Consiglio regionale, era stato chiaro prima della votazione: "Per sfiduciare un presidente servono i numeri, altrimenti diventa una dimostrazione plastica e apparente di immagine e non si arriva a dama. È come quella squadra di calcio che fa sempre possesso palla, non verticalizza mai e non segna".

Chi invece ha votato a favore della sfiducia è stato il Movimento 5 Stelle dopo il diktat di Luigi Di Maio e Beppe Grillo. "Noi lavoreremo sui temi e sosterremo quelle battaglie politiche in cui saremo concordi con Zingaretti. Faremo una nuova mozione di sfiducia quando ci sarà qualcosa che valga la pena affrontare in Aula. Noi non siamo, come metodo, per le dimissioni dal notaio. Quando ci sara' un motivo, in maniera condivisa e seria, noi ci saremo", ha detto il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Roberta Lombardi.

Sulla stessa linea critica anche il capogruppo del centrodestra Stefano Parisi: "Questa mozione serve a fare chiarezza e lei - ha detto in aula rivolgendosi a Zingaretti- ha perso l'occasione di fare chiarezza sul fatto che il suo programma non gode della fiducia della maggioranza dei cittadini. Il lavoro della Giunta èbalbettante e si evitano i problemi".  

Merita approfondimento, invece, la presa di posizione di Laura Cartagine che racconta di una spaccatura dentro il gruppo di Forza Italia in Regione: "Io sono forzista da 20 anni e con immenso dolore annuncio che il capogruppo Aurigemma non mi rappresenterà più". La consigliera forzista, parlando nel dibattito d'Aula sulla sfiducia al governatore Zingaretti, ha invece sfiduciato il suo capigruppo, Antonello Aurigemma.

"Sono basita per il metodo utilizzato dai colleghi di opposizione senza condividere nulla. Viceversa, anche noi, gli esclusi, avremmo potuto dire qualcosa e dare il nostro contributo: per questo non ho firmato la sfiducia. Anche perche' dopo nove mesi sarebbe solo un danno grave per la nostra regione - ha spiegato - Io stessa ho condiviso la proposta del collega Simeone di lasciare subito le presidenze di commissione e solo in quel momento, contestualmente, presentare la mozione. cosi' avrebbe avuto un significato". L

Quindi, rivolta ai tre esponenti di Fratelli d'Italia che da dietro "mormoravano qualcosa", piccata ha sottolineato: "In questo Consiglio non prendo niente e non ho mai preso niente. Non permetto a nessuno di infangare il mio nome". Poi, al coordinatore Stefano Parisi: "Mi spiace che il portavoce del centrodestra non abbia preventivamente verificato la fattibilità di questa mozione, come ha detto il coordinatore Fazzone, che si è rivelata solo una perdita di tempo".

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