Coronavirus: "I musei comunali sono chiusi ma addetti alla biglietteria vanno lo stesso al lavoro"

La denuncia arrica dal sindacato Usb: "Diritto alla salute prioritario, sospendete le attività"

Palazzo delle Esposizioni (Immagine di repertorio)

I musei sono chiusi al pubblico ma gli addetti alla biglietteria, libreria e pulizia continuano a presentarsi al lavoro. E' quanto sta accadendo nei siti gestiti dalla municipalizzata controllata dal Comune di Roma, Zètema, dove oltre cento dipendenti assunti con mansioni che non possono essere effettuate in smartworking stanno continuando a spostarsi nonostante la loro presenza sul posto di lavoro sia inutile. La denuncia arriva dall'Unione sindacale di base - Lavoro privato della Federazione di Roma. 

"Il 13 marzo Usb, con lettera a Zètema e agli organi preposti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, sollecitava di attuare quanto previsto dal dai decreti della presidenza del Consiglio ovvero a sospendere ogni attività non indispensabile alla produzione, poichè tale è da considerarsi lo spostamento di personale che si occupa di accoglienza, servizi di biglietteria, libreria e pulizie stante la chiusura dei siti al pubblico a far data dall'8 marzo".  
Per Usb non si tratta di necessità di vigilare le opere esposte in un momento di chiusura in quanto all'interno è previsto un monitoraggio continuo dall'apposita centrale operativa e la presenza costante in molti siti di personale di vigilanza armato". Inoltre, continua la nota, "non ci risulta che ai lavoratori e alle lavoratrici siano stati fino ad ora forniti tutti i Dispositivi di protezione individuale come previsto dal decreto".

Il motivo, per il sindacato, è di natura economica: Zètema è una municipalizzata e se il Comune di Roma non riconosce il servizio previsto da contratto potrebbe non saldare quanto previsto. "Usb è fermamente convinta che il diritto alla salute è prioritario e ritiene che la risposta dell'amministrazione capitolina ma anche di Zètema, che giustifica la presenza forzata dei lavoratori e delle lavoratrici all'interno di siti chiusi solo ed esclusivamente per motivi economici, ovvero per fare in modo che il Comune di Roma saldi il servizio offerto da Zètema derivante dal contratto di servizio stesso, sia una scelta irresponsabile fatta sulla pelle dei lavoratori".

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Il Comune di Roma, continua Usb, deve "continuare a pagare il servizio che Zètema svolge, in modo da poter attivare corsi di formazione on line per il personale impossibilitato ad espletare la propria mansione da remoto e/o dare una mansione temporanea espletabile in smartworking. Usb ribadisce l'importanza dell'immediata sospensione delle attività non essenziali, al fine di contenere l'emergenza sanitaria da coronavirus". 

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