Municipio XII, tensioni tra i grillini: Vignaroli bacchetta i consiglieri e blinda la maggioranza

Dopo il passaggio dell'ex grillina Grosseto nel gruppo di Fratelli d'Italia, il parlamentare scende in campo per sedare attriti e malumori, nati e cresciuti intorno alla presidente Silvia Crescimanno

"Non mi sento più parte di un gruppo municipale lacerato dalle fazioni interne". Sulla sua dipartita non ha dato altre spiegazioni, ma certamente non se n'è andata in pace. L'addio di Francesca Grosseto, la consigliera del XII municipio ex grillina passata tra le file di Fratelli d'Italia un mese fa, ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di malumori e dissidi, nati e cresciuti intorno alla presidente Silvia Crescimanno. Uno strappo frutto di scontri intestini che sul territorio scuotono i Cinque Stelle dai tempi pre elettorali. 

Le opposizioni si sono lamentate, da destra a sinistra, raccontando di "ripicche e giochi di potere interni al Movimento che impediscono di governare". Al momento la maggioranza sembrerebbe essersi ricompattata: sarebbe grave perdere altri pezzi, il gruppo non può permetterselo. Ma è più un gioco di facciata. A sedare le tensioni ci pensa dietro le quinte il deputato Stefano Vignaroli, nume tutelare della minisindaca e garante degli equilibri di Monteverde, suo "feudo" elettorale. Con interventi puntuali su chat e pagine Facebook, il parlamentare disinnesca attriti vari ed eventuali. 

Ma dietro alla ritrovata calma, i mal di pancia sarebbero tutt'altro che spariti. Qualcuno addirittura scommette che se non fosse per quelli "attaccati alla poltrona", saremmo già arrivati alla sfiducia. Un quadro che ricorda il caso Pace in VIII municipio. Anche qui è il dissenso che cova nei confronti della minisindaca a spaccare il gruppo. Silvia Crescimanno, 32 anni, cresciuta come consigliera di opposizione all'ombra del marito Daniele Diaco, (prima con lei in municipio, oggi tra gli scranni a Cinque Stelle del Campidoglio), può contare su pochi fedelissimi. 

Grosseto era una di queste, insieme con Antonella D'Angeli, Massimo Di Camillo e Francesco Tesse. Con il resto della maggioranza il rapporto è altalenante. In molti non possono soffrirla. Fonti del Movimento ci aiutano a ricostruire partendo dalla prima ora, quando Ignazio Marino lascia il Campidoglio e i Cinque Stelle cominciano a spartirsi il territorio in tutta Roma. Crescimanno si candida alla presidenza insieme a Francesca Benevento e Domenico Basile. La votazione non viene effettuata all'interno del gruppo territoriale degli attivisti, ma esclusivamente tra i 24 candidati consiglieri. Almeno la metà di questi spunta dal nulla, non da ambienti Cinque Stelle. Nessuno li ha mai visti. Quelli che votano Crescimanno, secondo quanto risulta a RomaToday, lo fanno su suggerimenti dall'alto. D'altronde è lei "l'unica che ha maturato un minimo di esperienza politica".

Ma chi conosce assetti e retroscena del Movimento sul territorio ha più di una perplessità: Crescimanno è fortemente voluta da Luca Marsico, presenza costante da giugno scorso in via Fabiola, ex aspirante sindaco in conflitto nel 2013 con Roberta Lombardi, oggi nella sua cerchia. Insomma, una minisindaca espressione dei vertici, secondo molti con pochissima autonomia decisionale, costantemente sotto tiro del fuoco amico e asserragliata nel fortino di assessori designati senza troppi confronti. La scelta della squadra di Governo, "calata dall'alto", non è piaciuta affatto. Vedi Valerio Vacchini a Commercio e Sicurezza, e Monica Rossi al Sociale, (che ha poi lasciato il posto), scelti da Marsico, e Valeria Allegro, ex collaboratrice parlamentare di Vignaroli, con i consiglieri sostanzialmente tenuti fuori dalle decisioni e una giunta trasformata in mini Consiglio che a stento recepisce le indicazioni delle Commissioni. 

In cima alla piramide una presidente debole, blindata e iper controllata, che mai avrebbe pensato di vincere sulla dem Cristina Maltese, senza il polso del territorio e delle sue dinamiche, che agli occhi dei suoi non si è dimostrata capace di gestire la crisi politica che ha portato all'addio di Grosseto, al suo fianco dal primo giorno di governo. Con due righe commentò i fatti: "Prendo atto del passaggio della consigliera". Non un tavolo, una riunione, un tentativo di rinsaldare le fila. Ora la gestione del gruppo è demandata ai vertici.

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