Multe Portonaccio: "Dopo la sentenza Stefàno e Di Maggio si dimettano"

Ecco perché Codici e il comitato Multopoli attaccano il consigliere e il capo della Polizia Locale di Roma Capitale

Il consigliere Enrico Stefàno e il comandante della Polizia Locale Antonio Di Maggio. Sono loro, secondo il comitato Multopoli e l'associazione dei consumatori Codici, i responsabili del caos legato alla preferenziale Portonaccio. Nella conferenza stampa, convocata per spiegare la svolta legata alla sentenza che smonta l'appello di Roma Capitale e che nei fatti stabilisce definitivamente le ragioni dei cittadini multati, non usano mezze parole e vanno dritti al punto, mettendo una dietro l'altra le responsabilità politiche e amministrative sulla vicenda

Multe Portonaccio, la sentenza dà ragione ai ricorrenti: la segnaletica era insufficiente

"Ad ottobre 2017 – commenta Luca Cardia del Comitato Multopoli Portonaccio – eravamo a circa 400mila multe elevate. Considerando che parliamo di sanzioni da circa 100 euro l'una, arriviamo ad oltre 40 milioni di euro finiti ingiustamente nelle casse di Roma Capitale. Alla luce di questa sentenza, che certifica come la segnaletica stradale fosse fatta male, chiederemo il conto a Roma Capitale attraverso un'azione risarcitoria su cui stanno lavorando i nostri legali, sostenendo le iniziative che intraprenderà anche l'Associazione Codici. Ci aspettiamo inoltre un'assunzione di responsabilità da parte di chi ha permesso che si  creasse una situazione del genere, a partire dal Presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefano".

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Ma perché Stefàno? Il consigliere pentastellato è stato il vero fautore di questa preferenziale. Il 20 aprile 2017, nel giorno in cui venivano stese le strisce gialle a terra, era lui con una diretta facebook a rilanciare il progetto. Dopo i primi problemi, aveva difeso il lavoro fatto e dopo il voto da parte del suo partito della mozione che chiedeva l'annullamento delle multe, era stato lui a spiegare che non si poteva intervenire. A frittata fatta, quando le multe erano già centinaia di migliaia, se n'è lavato le mani, dando la responsabilità agli uffici. 

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Ancora più dura la presa di posizione dell'Associazione Codici. "Quanto accaduto, alla luce della superperizia – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – chiama in causa inevitabilmente Antonio Di Maggio, successivamente diventato Capo della Polizia Municipale, in qualità di responsabile del procedimento amministrativo di tutte le sanzioni e non solo. Nel luglio 2017, ad appena 2 mesi dalla riattivazione della preferenziale, ha redatto una nota per gli Uffici Tecnici di Roma Capitale in cui scriveva che la segnaletica era insufficiente e doveva essere reintegrata. Una presa d'atto a cui però non ha dato seguito con azioni concrete, anzi ha continuato a far inviare verbali di sanzioni invece di fermare tutto in attesa dei lavori". 

Secondo Giacomelli poi "nel settembre 2017 ha commesso un altro autogol, inviando una nota formale sempre agli Uffici Tecnici di Roma Capitale in cui sosteneva che non intendeva dire che la segnaletica era insufficiente, perché in realtà era a norma di legge, ma comprendeva gli errori commessi dai cittadini in quanto la corsia preferenziale era stata riattivata senza togliere la segnaletica". 

Qui le responsabilità. Codici però ha in mente anche delle iniziative: "Avvieremo un'azione legale nei suoi confronti – annuncia il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – anche perché la sua condotta ha causato gravissimi danni erariali, in parte  legati al costo del procedimento amministrativo sanzionatorio poi annullato, in parte alle spesi legali e senza dimenticare che ci sono delle condanne di Roma Capitale  per temerarietà di lite, tanto era l'evidenza per alcuni giudici. Integreremo l'esposto già presentato alla Procura della Repubblica e ne presenteremo un altro alla Corte dei Conti, perché i cittadini romani non possono continuare a pagare errori commessi da altri. La nostra iniziativa non è rivolta soltanto al responsabile del procedimento amministrativo, ma anche ai vari responsabili dei dipartimenti tecnici che avrebbero dovuto predisporre l'adeguata segnaletica stradale. E poi c'è il Presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefano. Dopo aver offeso gli automobilisti sanzionati affermando che erano guidatori distratti o dei furbi, adesso ci aspettiamo che rassegni le dimissioni o che venga rimosso dal suo incarico. Questa sarà la nostra azione per tutelare i cittadini che continuano a transitare per  Portonaccio ignari della corsia preferenziale, a meno che Roma Capitale non decida di annullare tutte le multe inflitte a partire dalla riattivazione della corsia  preferenziale".

“La nostra associazione – dichiara l'Avvocato di Codici Carmine Laurenzano – ha impugnato circa 9mila verbali, con ricorsi al Prefetto ed al Giudice di Pace. Abbiamo ottenuto circa il 75% di vittorie. La consulenza tecnica del Tribunale di Roma conferma quanto già emerso di fronte al Giudice di Pace, ovvero che la segnaletica era insufficiente e non è stata ripristinata in maniera corretta”.

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