Metro allo sbando, tre guasti in 20 giorni: dalla fortuna al commissario le soluzioni di Esposito

Un'escalation di intoppi che ha messo l'assessore davanti all'evidente indecenza dei trasporti romani. Dalle scuse ai passeggeri all'altolà al Governo: "Così per il Giubileo la città non può farcela"

Passeggeri alle navette (Monti Tiburtini)

Quello di oggi è il terzo blocco, solo nel mese di Ottobre. La metropolitana di Roma si ferma per l'ennesima volta. Un guasto alla linea aerea sulla B che ha costretto all'evacuazione dei treni. Due ore di caos totale nell'ora di punta, con stop tra San Paolo e Monti Tiburtini, e la classica ressa apocalittica alle fermate bus di superficie. Un'altra esplosione di rabbia per chi non si capacita di un servizio così scarso, non certo degno di una Capitale che a breve accoglierà centinaia di migliaia di visitatori. 

E' il terzo blocco in tre settimane. E se consideriamo anche la Roma Lido, a tutti gli effetti una metro per portata e utilizzo giornaliero, calcoliamo almeno una decina di episodi tra guasti e ritardi dal 1 Settembre. Un'escalation di intoppi che ha messo subito il neo assessore ai Trasporti con le spalle al muro. Stefano Esposito, chiamato da Marino a sostituire Improta a luglio, nel terzo rimpasto di giunta, è passato dall'attacco a stampa e pendolari - "basta gossip di rete" - all'ammissione totale - "un caos, non ho soluzione". Già, perché lo sfacelo è sotto gli occhi di tutti e negarlo è un insulto ai cittadini che nessuno può permettersi. 

METRO: I GUASTI DA SETTEMBRE - Il 4 Settembre si blocca la metro C. Niente di troppo impattante vista la scarsa affluenza rispetto alle altre linee. Ben altra storia il 28 della stesso mese. A piazza di Spagna, stazione turistica per eccellenza, crolla un controsoffitto. Sono le 8 e 20 di lunedì mattina, quando il vano batterie del treno urta le doghe di copertura della galleria. Passeggeri fatti evacuare, navette sostitutive, e un fiume in piena di polemiche davanti all'incidente metafora della mobilità romana, che come il tetto della metro cade a pezzi. 

"Lo vado dicendo da settimane che abbiamo un problema molto serio di manutenzione sulla rete" commenta Esposito, a Termini "in incognito, perché sennò qualcuno mi mena". Poi decreta in una frase il fallimento di politica e amministrazione: "Purtroppo in questo momento per i trasporti dobbiamo affidarci alla fortuna". Perché "sono 10 anni che Atac non fa manutenzione" e soldi per farla non ce ne sono. Inizia qui il pressing sul Governo per il Giubileo alle porte. "Servono 30 milioni e un commissario ad hoc". Renzi avvisato, mezzo salvato. Altrimenti Roma non può farcela. 

Neanche due settimane dopo, il 13 Ottobre, un altro guasto tecnico riporta tutto a galla. Stavolta tocca alla linea B. Una serata infernale con un'ora di stop e un altro affondo del senatore dem che imbraccia le armi contro la municipalizzata, rimasta nel frattempo senza vertici. "In Atac con questi dirigenti non c'è speranza". Due giorni e i treni si fermano di nuovo. Un altro caos, alla fermata Anagnina. Colpa di una manovra sbagliata che ha fatto finire un convoglio (senza passeggeri) contro un muretto. Tutto bloccato. Esposito: "Mi viene da piangere". 

LA ROMA LIDO - Ma sul trenino che da Ostiense arriva al mare, forse va peggio. Dal 1 Settembre abbiamo contato dieci disservizi tra guasti, stop, rallentamenti e ritardi. Ed è grazie al disastro sulla Freccia del Mare che l'assessore prende confidenza con il "terzo mondo" dei trasporti romani. Il 14 Settembre bolla le proteste degli utenti, che al nostro giornale denunciavano la fuffa delle nuove frequenze, come "gossip di rete". Poche ore dopo si ricrede e ammette l'evidenza: "Mi scuso". Poi monitora giorno giorno. 

Corse soppresse il 18 settembre, treni rotti e pendolari a piedi sui binari nel tunnel di Porta San Paolo il 19, un inconveniente tecnico a Magliana crea disagi su tutta la linea il 22, ancora rallentamenti il 24 per furti di rame. Poi il 12 Ottobre di nuovi utenti che camminano sui binari tra Vitinia e Casal Bernocchi. Dalle scuse l'assessore dem passa al "non ho una soluzione", o almeno non a portata di casse capitoline, perché per rimettere in sesto la linea "servirebbero 180 milioni di euro". Quasi un miracolo.
 

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