Metro C, esposto del M5S alla Corte dei Conti: "Fare chiarezza sull'accordo del settembre scorso"

La "operazione trasparenza" è stata presentata questa mattina presso la sede dei gruppi consiliari. I documenti sono stati trasmessi anche al presidente dell'Anac, Cantone

Un esposto alla Corte dei Conti e la trasmissione dei documenti al presidente dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone con richiesta di audizione. Il Movimento cinque stelle capitolino punta i fari sulla Metro C con un'operazione trasparenza presentata questa mattina presso la sede dei gruppi consiliari in via delle Vergini dagli esponenti comunali Marcello De Vito, Enrico Stefano, Daniele Frongia e Virginia Raggi. Al centro dell'esposto alla magistratura contabile gli atti relativi all'accordo del 9 settembre 2013, la cui approvazione portò a tensione tra l'assessore alla Mobilità Guido Improta e l'allora assessore al Bilancio Daniela Morgante contraria alla sua approvazione, contratto tra Roma Metropolitane e la società Metro C.

Un accordo che per il gruppo pentastellato “ha alterato gravemente il rapporto tra committente pubblico e contraente generale (la società metro C, ndr)”. Per i consiglieri M5S in merito si potrebbe ravvisare un danno erariale. Tra i diversi punti contestati nel documento, che va a correggere l'accordo bonario del 2011 che prevedeva lo stanziamento di ulteriori 230 milioni di euro, non solo “si limitano le obbligazioni del contraente generale limitandole alla sola esecuzione dei lavori” e si prorogano i termini “per l'ennesima volta” ma viene previsto “il pagamento di ulteriori 90 milioni di euro per le richieste di metro C”.  

90 MILIONI DI EURO IN PIU'Nel particolare il consigliere De Vito ha spiegato i motivi che li hanno portati a presentare l'esposto. In cima alla lista l'aumento dei soldi da stanziare per a Metro C. “Il terzo accordo bonario è stato presentato da Improta come un atto attuativo del secondo accordo bonario. Peccato però che la delibera 127 del Cipe dell'11 settembre 2012 che, come da accordo, prevedeva lo stanziamento di 230 milioni più iva ma non questi ulteriori 90 milioni di euro, figli di una 'rimodulazione' delle riserve che non sappiamo da cosa è scaturita".

ATTO ATTUATIVONel corso della conferenza stampa Marcello De Vito ha sottolineato anche tutta una serie di punti “innovativi” introdotti dall'atto. Tra questi il fatto che, “come spiegato anche dall'allora assessore Morgante, “ spetti alla Metro C in qualità di contraente generale assumersi per intero obblighi di realizzazione dell'opera finale con i relativi oneri e rischi”. Continuano i Cinque Stelle: “Al contrario l'accordo ha alterato questo rapporto riversando sul committente pubblico, Roma Metropolitane, buona parte dell'alea di realizzazione dell'opera”. Tra gli altri punti ricordati “la ulteriore modifica delle date di consegna, la riduzione dei tempi di pagamento degli importi” e, ricorda De Vito “il riconoscimento del 3,75% dell'importo contrattuale come corrispettivo per oneri diretti e indiretti derivanti dalle funzioni di contraente generale”.

L'ATTIVITA' DEL M5S SULLA METRO C L'esposto alla Corte dei Conti non è il primo atto dell'operazione trasparenza presentata questa mattina in merito “all'appalto più fallimentare della storia” per usare le parole di De Vito. “Abbiamo fatto 3 richieste di accesso agli atti e chiesto che ci venissero fornite le carte della due diligence effettuata da Roma Metropolitane che ha portato all'accoro” continua. Infine: “Il 2 luglio di quest'anno abbiamo presentato un'interrogazione con 14 quesiti all'assessore Guido Improta nel tentativo di ottenere un rendiconto su questi accordi”. Ma i consiglieri denunciano di non aver ancora avuto risposta. “Ecco perché abbiamo investito la Procura a verificare la presenza di responsabilità amministrative e per danno erariale".

DUBBI SULL'OPERA – Obiettivo del gruppo pentastellato è quello di fare chiarezza sulla realizzazione di una grande opera che ad oggi si presenta come un “pozzo di San Patrizio”, con costi “lievitati da 2,2 miliardi di euro a 3 miliardi, e che li porta chiedere una riflessione sui lavori e sullo stanziamento di ingenti risorse che “potrebbero essere dirottate per la realizzazione di opere meno impattanti e più utili alla città in termini di trasporto pubblico” commenta Enrico Stefàno. Sul tavolo anche i dubbi relativi all'utilità di un'infrastruttura pesante che “avrà una frequenza di 12 minuti, l'equivalente di un treno regionale”. La causa “è da ricercarsi nella mancata realizzazione del tronchetto di inversione che è stato pensato per essere costruito nei pressi della fermata Colosseo i cui tempi, vista la storia di questa infrastruttura, non si possono proprio prevedere”. Un commento sull'opera è stato aggiunto anche dal consigliere Daniele Frongia: “Siamo favorevoli alla metro C, ma siamo contro lo spreco di soldi” specificando poi di essere contrari alla realizzazione della tratta T3, quella che attraversa il centro storico, e che non fornisce abbastanza garanzie sulla sicurezza della statica degli edifici”. Conclude Frongia: “Analizzando la storia di questa infrastruttura si legge una perfetta continuità fra Rutelli, Veltroni, Alemanno e Marino".  

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