Regolamento commercio, Meloni ancora contro Coia: "Con il nuovo testo nessuna rivoluzione"

Continuano le frecciate a distanza tra l'assessore pronto a lasciare la poltrona e il consigliere grillino, presidente della commissione Commercio

L'assessore dimissionario Adriano Meloni (Foto Ansa)

Ormai l'addio è formalizzato. Ma gli screzi, quelli che l'assessore dimissionario a Commercio e Turismo Adriano Meloni ha derubricato a "esagerazioni dei giornali", proseguono a distanza. In aula torna al voto il regolamento su ambulanti e mercati per una lunga serie di modifiche a errori e vizi formali (QUI I DETTAGLI). E l'occasione è perfetta per fare battute pungenti tra un caffè e una merendina alla buvette del Campidoglio. Nel mirino l'ideatore della delibera 30, il presidente della commissione commercio Andrea Coia, con il quale si sa non corre buon sangue.  

"Va tutto benissimo in questo regolamento, tutto benissimo". Ride, ed è palesamente ironico, il quasi ex titolare di via dei Cerchi. Non sembra apprezzare il testo dei grillini che ridisciplina, forse troppo poco, il mare magnum di postazioni commerciali su area pubblica. Già nel mirino degli attacchi delle opposizioni, contrarie a un regolamento "approssimativo che complica il settore invece che semplificarlo", l'impianto normativo non è mai piaciuto nemmeno al manager specializzato in e-commerce (lanciò nel 2000 la versione italiana di Expedia), che optava per una linea più dura a garanzia di decoro e legalità del settore. E all'indomani delle dimissioni formalizzate alla sindaca ma ancora da rendere effettive, scherza con i cronisti in aula Giulio Cesare sullo scarso apporto dato dalla delibera Coia. 

"Un po' come il bando per la befana di piazza Navona". Tema su cui i due si sono scontrati in maniera più che esplicita, con l'assessore che accusò il consigliere di aver favorito la nota famiglia di ambulanti Tredicine, vincitori della gara indetta prima di Natale. Poi torna serio: "Di rivoluzionario questo regolamento non ha niente". D'altronde lo stesso Coia ha commentato netto il suo addio: "Che il prossimo sia un politico M5s, basta tecnici". Accusandolo poi, in un'intervista a RomaToday, di non aver collaborato all'iter per far partire i bandi nei mercati rionali: "Non ha mosso un dito". Insomma, al netto delle dichiarazioni ufficiali di Meloni - "lascio ma sono in ottimi rapporti con tutti" - che ci siano stati strappi sulla linea politica da seguire appare ovvio. 

Restano però alcuni percorsi da portare a termine prima di lasciare via dei Cerchi. "Dobbiamo votare il regolamento sul commercio nella Città storica - spiega Meloni - portare a termine il Tavolo del Decoro, e il trasferimento delle bancarelle previsto dal Piano Regolatore". Già, il Pgtu del 2015. La dislocazione dei banchi da marciapiedi e luoghi di intralcio al codice della strada è partita a gennaio da via Tuscolana. Virginia Raggi l'ha rivendicata tra i successi grillini, attribuendolo alla delibera Coia, anche se in diversi dall'opposizione le hanno fatto notare che già il piano regolatore prevedeva un parziale riordine della vendita di merce su strada. Errore su cui Meloni preferisce glissare, mantenendo la versione ufficiale: "Con la sindaca sempre in ottimi rapporti".

In serata la notizia: a sostituirlo sarà Carlo Cafarotti, delegato della sindaca al municipio VIII commissariato dopo la caduta dell'ex minisindaco Paolo Pace. Come indicato da Coia, al posto del tecnico ecco il grillino della prima ora.  


 

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