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Marino, lista rossa (con Fassina) contro Renzi? "Dobbiamo unire le forze"

L'ex sindaco intervistato dal Fatto Quotidiano ne ha per tutti: "Il Pd di Renzi dovrebbe chiedere scusa a Roma e ai romani". E prepara la battaglia puntando su una lista civica. Con Sel e Sinistra Italiana "abbiamo parlato a lungo"

Abbandonato il savoir-faire di quando ancora con i vertici bisognava scendere a patti, l'ex sindaco Marino non fa più caso ai toni. Intervistato dal Fatto Quotidiano, a poche settimane dalle primarie, spara a zero sul partito, o meglio, sulla compagine renziana responsabile di averlo rispedito su Marte (lui, il "marziano").

Senza risparmiare i due candidati alle primarie, rei di obbedire riverenti al capo senza dare alcun peso alle vicende che lo hanno travolto solo pochi mesi fa. Giachetti, e quel "ho seguito la questione distrattamente", e Morassut "che fa finta di niente". Entrambi nel calderone dei traditori che "hanno preso in giro Roma e i suoi elettori".   

Insomma, Ignazio Marino ne ha per tutti. Ribadisce che non si candiderà alle primarie del Pd, perché rispetto al 2013, quando la corsa l'ha vinta, è cambiato tutto. E indietro non si torna. Piuttosto il chirurgo dem (al partito è ancora iscritto e si vanta di restare tra i suoi fondatori), guarda al civismo, a un "partito di cittadini che si opponga a quello della Nazione", da tirare fuori nel vuoto lasciato dai renziani con la loro "ossessione di allargarsi a destra". 

Già, è a sinistra di una sinistra appiattita sulle posizioni del suo leader che guarda l'ex inquilino di palazzo Senatorio, strizzando l'occhio a Sel e a Sinistra Italiana. "Fassina sta facendo molto. Abbiamo parlato a lungo - ammette - è importante che le forze che si uniscono per continuare il cambiamento che abbiamo avviato insieme vada avanti". Niente di ufficiale per adesso, a parole sottoscrive la proposta avanzata dalla vecchia guardia: la lista civica a sinistra ma senza simboli di Walter Tocci, con il Partito Democratico che salta un giro.

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