Lacerare il Pd e ricandidarsi a sindaco con una civica: ecco perché Marino ritarderà le dimissioni

Il progetto di Marino sembra già tracciato ed ha tre obiettivi: spaccare il Pd, potersi presentare il 5 novembre alla prima udienza del Processo per Mafia Capitale da sindaco e infine ricandidarsi a capo di una lista civica

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Le dimissioni del sindaco Marino sono destinate a diventare un vero e proprio caso. Nel Pd nessuno si fida del sindaco. C'è la convinzione che alla fine un passo indietro ci sarà. Una convinzione figlia dell'analisi delle ultime mosse del sindaco, dal contenuto del video messaggio d'addio, all'incontro con i minisindaci, fino ad arrivare al suo sostegno evidente alla manifestazione in Campidoglio dei suoi sostenitori nonché alla petizione on line su change.org. 

Il progetto di Marino sembra già tracciato ed ha tre obiettivi: spaccare il Pd, potersi presentare il 5 novembre alla prima udienza del Processo per Mafia Capitale da sindaco e infine ricandidarsi a capo di una lista civica. Nel Partito Democratico la sensazione di un tranello di Marino è talmente evidente che Orfini ha iniziato la controffensiva. Ieri il durissimo affondo su facebook e la spiegazione Urbi et Orbi, quel "io l'ho aiutato ma ha fatto troppi errori" che di fatto sancisce la rottura definitiva. Già, perché Marino, secondo quanto riporta Repubblica, ha cercato un contatto con Orfini. Ha provato a chiedergli anche di poter restare sindaco fino al 5 novembre, ma poi di fronte al muro del commissario ha chiuso con un "no, grazie. Va bene così".

Ma la controffensiva del PD non si ferma al video di Orfini. E' infatti pronta la mozione di sfiducia da presentare in consiglio. A firmarla i consiglieri dem. Un'arma da usare anche prima del passo indietro di Marino che, è la convinzione del Nazareno, ci sarà.

Il sindaco sta infatti in questi giorni cercando di aggregare attorno a se il consenso necessario ad andare avanti. Aperture sono arrivate dagli esponenti della sua lista civica. Sel non ha chiuso la porta. Dai municipi, che pure non sono indispensabili per andare avanti ma che possono trasformarsi in un grosso strumento di pressione sulla base, dopo l'incontro trapela prudenza. Di fronte a questo quadro, è il ragionamento del chirurgo genovese e dei suoi più stretti collaboratori, se arrivasse pressione anche dalla gente si potrebbero aprire delle crepe anche nel Pd. Crepe dalle quali drenare quei consiglieri necessari per appoggiare una giunta tecnica. Una mission impossible ma nella quale Marino, non avendo nulla da perdere, appare convinto a lanciarsi. Il suo video messaggio del resto era stato chiaro: saranno 20 giorni di verifica politica. I venti giorni di fatto non sono ancora iniziati eppure si è portato avanti con il lavoro. 

Petizione, che ha raccolto 35000, e manifestazione, sembrano organizzate e fomentate on line proprio dai più stretti collaboratori. Grafiche che riprendono quelle della campagna elettorale, claim che scimmiottano quel romanesco Daje, bombardamento studiato ad arte su diverse pagine e gruppi vicini al primo cittadino. Un piano insomma che servirà, se non a riposizionare Marino sulla poltrona di sindaco, a lanciare una sua possibile campagna elettorale. Lui vuole riprovarci, se non altro per dare fastidio e non far vincere l'ormai odiatissimo Partito Democratico.  

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