Cemento e acqua inquinata davanti al ministero dell'Ambiente: così Roma si prepara alla marcia per il clima

Il corteo è in programma per sabato 23 marzo alle 14 da piazza della Repubblica

Foto Facebook Coordinamento cittadino lotta per la casa

Un sacco di cemento. Una tegola rotta, caduta da un tetto a causa del maltempo. Una bottiglietta di acqua avvelenata. Sono i regali simbolici che questa mattina i rappresentati dei comitati promotori della Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili del 23 marzo hanno portato davanti al ministero dell’Ambiente sulla via Colombo. “Un dicastero centrale per le questioni che vogliamo sollevare con la mobilitazione di sabato prossimo, titolare di tavoli e vertenze ambientali sulle quali da troppo tempo non si vedono sbocchi concreti” hanno fatto sapere gli organizzatori del corteo di sabato prossimo con appuntamento alle 14 da piazza della Repubblica.

Una piazza richiamata da comitati, movimenti e associazioni, “oltre 650 realtà in tutto”, che da anni si battono contro grandi opere, pronti a ribadire “che la tutela e la gestione del territorio deve confrontarsi sempre con le persone che lo abitano, perché non esistono analisi, costi/benefici che tengano di fronte a devastazione ambientale e al diritto alla salute”. Dalla Venezia del Mose e delle ‘Grandi navi’ alla Campania della Terra dei Fuochi. “Il modello di sviluppo legato alle grandi opere inutili e imposte” scrivono nella presentazione della manifestazione “non è solo sinonimo di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica”.

L’attacco al “governo del cambiamento” è frontale. In particolare alla componente del Movimento cinque stelle che in molti dei territori interessati da questo tipo di opere, proprio per le posizioni contrarie espresse, ha ottenuto una percentuale molto alta di voti alle ultime elezioni. “Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del Tav in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su molti altri temi: il Tav terzo Valico, il Tap e la rete Snam, le Grandi Navi e il Mose a Venezia, l’Ilva a Taranto, il Muos in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni, con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia”.

Una “sfiducia” che è stata ribadita anche questa mattina davanti al ministero all’Ambiente di Sergio Costa nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’evento: “Saremo in piazza perché al Sud il M5s ha acquisito quasi il 60% facendo promesse sulle questioni ambientali” le parole di un esponente campano della coalizione sociale Stop Biocidio. Presenti anche i Movimenti per il diritto all’abitare che da tempo scendono in strada dietro lo slogan: “Una sola grande opera, casa e reddito per tutti”. Per loro, sabato mattina l’appuntamento è alle 11 davanti al ministero delle Infrastrutture a Porta Pia, “titolare delle politiche abitative e delle infrastrutture di questo Paese. Come movimenti opponiamo la nostra rigenerazione urbana dal basso alle politiche di consumo di suolo e cementificazioni portate avanti fino ad oggi”.

Tra le vertenze romane anche quella rappresentata dal Forum per la tutela del Parco di Aguzzano: "Abbiamo intercettato lo scorso anno una delibera del IV Municipio (governato dal Movimento cinque stelle, ndr) - quel partito che ha fatto della partecipazione e dell'ambiente le sue parole d'ordine - che altro non era che un tentativo di sfruttamento del territorio per realizzare in uno dei casali storici del parco una pizzeria". 

Presente anche un contadino, esponente del movimento Terraterra, che ha bocciato le politiche pentastellate: “Si sono riempiti la bocca con il cambiamento e hanno cambiato in peggio un decreto che riguarda l'agricoltore industriale. Nell'agricoltura convenzionale hanno innalzato le dosi di metalli pesanti e idrocarburi che vengono utilizzati come concime. Poi noi tutti mangiamo l'insalata coltivata così”. Da comitato promotore della marcia hanno infine ribadito: "La marcia nasce diversi mesi fa per costruire l'opposizione a un modello di sviluppo insostenibile. L'innalzamento di 1,5 gradi potrebbe portare a conseguenze terribili. È questa la vera emergenza. La nostra è una responsabilità che va molto più in là delle lotte che animiamo".

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