De Vito, il Tribunale del Riesame: "Barattava suo ruolo in favore dei privati"

Le motivazioni con cui i giudici hanno confermato il carcere per il presidente (attualmente sospeso) dell'Assemblea capitolina, arrestato il 20 marzo

Marcello De Vito

Marcello De Vito "non è un 'taglianastri', come definito da Camillo Mezzacapo in sede di interrogatorio, ma è 'l'amico potente' del quale egli è fidato longa manus, rappresentando il Mezzacapo il raccordo materiale, collettore di tangenti, delle volontà corruttive dei privati e del politico amico di lunga data". Lo scrivono i giudici del tribunale del Riesame di Roma nelle motivazioni con cui hanno confermato il carcere per il presidente (attualmente sospeso) dell'Assemblea capitolina arrestato il 20 marzo scorso con l'accusa di corruzione. 

Per "De Vito - scrivono ancora i giudici - deve sottolinearsene la capacità dimostrata di divenire affidabile interlocutore privilegiato in un breve lasso di tempo - dal 2017 ai primi mesi del 2019 - di grandi gruppi imprenditoriali interessati ad importanti opere urbanistiche nella Capitale". E ancora "sono gli incarichi professionali conferiti a Mezzacapo a costituire le utilità illecite conseguite da De Vito - continuano i giudici - insomma, le somme di denaro corrisposte a titolo di compenso costituiscono le tangenti finalizzate a retribuire De Vito dell'abusante esercizio del proprio ruolo di presidente del Consiglio comunale di Roma, trattandosi di remunerazioni che non solo non risultano in linea con quelle ordinariamente percepite da Mezzacapo ma che risultano corrisposte per incarichi dal tenore formale perchè privi di reali prestazioni professionali"

La lettera di De Vito dal carcere

Marcello De Vito, si legge, "agisce barattando il suo ruolo, operando in maniera tale da funzionalizzare i propri poteri agli interessi dei privati, mostrando una elevata capacità di incidere ed indirizzare gli atti espressione di uffici formalmente diversi dal proprio". "Continua è dunque da parte di entrambi (De Vito e Mazzacapo, ndr) l'attività di mercificazione della pubblica funzione del De Vito con schemi che appaiono collaudati e sicuri" si legge.

Chi è Marcello De Vito

A questo proposito i giudici ricordano una conversazione dello scorso 4 febbraio, oggetto di intercettazione ambientale, nella quale Mezzacapo "sollecita De Vito ad approfittare del momento particolarmente favorevole dal punto di vista politico, per incrementare le occasioni di profitti illeciti ("noi, Marce', dobbiamo sfruttarla sta cosa secondo me, cioè guarda, ci rimangono due anni…"). E ancora: "Emerge chiaramente che De Vito e Mezzacapo intendono sfruttare appieno la situazione favorevole venutasi a creare con la nomina del primo a presidente del consiglio comunale e che con cupidigia l'avvocato paragona alla cometa di Halley, costituendo la contestuale presenza del M5S al governo del Paese e della città di Roma Capitale, una congiuntura non riproponibile e quindi un'occasione da non perdere assicurando un elevato margine di intervento nella gestione della cosa pubblica che permetta una massimizzazione di profitti illeciti".
 

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