A Roma manifesti contro coppie gay con figli: l'appello a Raggi per la rimozione

I cartelloni apparsi nelle città di Roma, Milano e Torino. Il capogruppo dem Pelonzi: "La sindaca Raggi ne disponga la rimozione e prenda le distanze da chi promuove messaggi equivoci e oscurantisti"

Il messaggio pubblicitario incriminato. In basso il cartello nella zona di Gregorio VII

Due uomini, con un carrello davanti e all'interno un bambino in lacrime con un codice a barre sul petto. E' la nuova campagna di Generazione Famiglia e Pro Vita che da ieri è apparsa con manifesti in tutta Roma, Milano e Torino. Un messaggio choc che non è passato inosservato, tanto che da ieri si moltiplicano gli appelli per la rimozione. 

Sul sito dell'associazione Provita si legge: "La campagna è una risposta decisa a tutti quei giudici e sindaci (in particolare Virginia Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino, Beppe Sala a Milano e Luigi De Magistris a Napoli) che, violando la legge e il supremo interesse del bambino, hanno disposto la trascrizione o l’iscrizione di atti di nascita di bambini come “figli” di due madri o di due padri. A novembre toccherà alla Cassazione pronunciarsi proprio su una trascrizione avvenuta a Trento in favore di una coppia di uomini che aveva fatto ricorso all’utero in affitto in Canada".

Il capogruppo dem, Antongiulio Pelonzi: "I provocatori e offensivi manifesti dell'associazione Pro-vita violano il codice etico di Roma capitale e lanciano un messaggio chiaramente di stampo omofobo. Ancora una volta a Roma sono stati affissi manifesti che ledono i diritti delle persone e prendono di mira le famiglie arcobaleno. La sindaca Raggi ne disponga la rimozione e prenda le distanze da chi promuove messaggi equivoci e oscurantisti".

Monica Cirinnà affida a twitter la sua critica: "Ancora manifesti contro diritti delle persone. Lo sa Virginia Raggi che esiste il codice etico di RomaCapitale? Li faccia rimuovere subito e faccia una telefonata a Chiara Appendino per farsi spiegare cosa deve fare un sindaco contro le discriminazioni". 

Il riferimento di Cirinnà è al regolamento del Prip del 2014 che all'articolo 12 bis recita così: "E' vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche".

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