Madri detenute, Leda Colombini: "Con nuova legge poco è cambiato"

La fondatrice di "A Roma Insieme" e per molti anni eletta ai vertici negli organismi direttivi del Pci, oggi compie 82 anni. L'1 dicembre ha organizzato una giornata per discutere della nuova legge sulle madri detenute

Una lotta che dura da 20 anni. Una battaglia affinché i bambini, figli di detenute, non varchino mai più la soglia di un carcere. E' la missione alla quale si dedica da due decenni Leda Colombini, che oggi compie 82 anni. Bracciante della bassa Emilia, priva di mezzi e di istruzione, agli inizi degli anni Cinquanta arrivò ai vertici negli organismi direttivi del Partito comunista, un percorso scandito in seguito da altre tappe prestigiose, come l'elezione al Parlamento per tre legislature. Nel 1991 fondò l'associazione "A Roma Insieme", che si occupa dei piccoli da 0 a 3 anni "detenuti" con le loro madri nel carcere romano di Rebibbia. Colombini si batte per mettere la parola "fine" alla permanenza dei piccoli nel carcere.

"Questo obiettivo doveva essere ottenuto con la legge entrata in vigore il 20 maggio scorso - spiega - ma purtroppo non è ancora così". Proprio per ragionare sulla nuova legge sulle detenute madri, le associazioni "A Roma Insieme" e "Legale nel sociale" hanno organizzato, per l'1 dicembre, una giornata di confronto alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università Roma Tre, presenti avvocati, magistrati di sorveglianza, associazioni, psicologi. "Abbiamo invitato anche il ministro della Giustizia Paola Severino, perché vogliamo riuscire a fare qualche passo in avanti", spiega Colombini, che a chi le chiede cosa la spinge a lavorare ancora tanto intensamente per i minori in carcere risponde: "Trovo intollerabile che un bambino entri in un penitenziario, non riesco a sopportarlo". In questi giorni sono 21 i bambini reclusi con le loro mamme nel carcere femminile di Rebibbia, 55 sono quelli presenti nelle carceri italiane.

"L'associazione A Roma Insieme" lavora per limitare i danni della reclusione sui bambini: ogni fine settimana i volontari trascorrono un'intera giornata fuori dal carcere con i bambini in spazi aperti (al mare, in case di campagna, nei parchi cittadini) per offrire loro momenti di gioco e di scoperta. All'interno del carcere, poi, l'associazione organizza feste per i piccoli ospiti e iniziative di animazione per i bambini più grandi che vegnono a visitare le loro madri. Parallelamente, A Roma Insieme promuove incontri e dibattiti, mercatini per raccogliere fondi, mostre fotografiche, cicli di conversazione con le detenute e corsi di scrittura. "Su una popolazione carceraria di circa 67.500 soggetti - spiega Colombini - le donne rappresentano il 4-5% e la gran parte non sono socialmente pericolose. Ciò che vogliamo è che - tranne per i reati in cui l'ordinamento non preveda misure alternative al carcere - vengano concesse le misure alternative, dagli arresti domiciliari all'obbligo della firma. Se si facesse in questo modo il 97% delle detenute non sarebbe in carcere e con loro non varcherebbero più la soglia di un carcere nemmeno i bambini". (Fonte Ansa)

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