C'era una volta Roma ladrona: la Lega e l'odio per la Capitale, dalla guerra santa al patto della pajata

Storia di un partito che ha sempre odiato Roma, ma che oggi vorrebbe governarla

Il patto della pajata - foto Ansa

Piazza del Popolo, sfondo del primo grande raduno leghista nella Capitale. Chi l'avrebbe mai detto. Quasi una nemesi storica la manifestazione dell'8 dicembre nel cuore di Roma, con Matteo Salvini pronto a arringare la folla ai piedi del Pincio, in quella città che per la Lega delle origini era nemica da statuto. "Farò di tutto per aiutare i romani e il sindaco" ha detto ieri il vicepremier e ministro dell'Interno. Perché si sa, oggi il Carroccio ha cambiato volto. E il suo leader da indomito secessionista che fu ha scoperto le bellezze, elettorali, del patriottismo. Il passato però rimane, e racconta ancora di vent'anni d'odio vomitato sulla Città Eterna.   

"Guerra santa contro Roma ladrona" lo urlava nel lontano '99 il numero uno dell'allora Lega Nord, Umberto Bossi. Le uscite del Senatur contro la Capitale restano proverbiali e tutti i romani le ricordano bene. Simbolo del centralismo dello Stato, degli inciuci di palazzo, degli sprechi, del "magna magna", Roma è sempre stata l'antagonista da combattere. Tanto che nemmeno il Bossi ministro, rappresentante delle istituzioni e membro di governi di centrodestra votati da tutto il Paese, si è mai censurato. Passò agli onori della cronaca un'uscita del 2010 dal palco di miss Padania: "Basta con la sigla Spqr. Qui, al nord, dicono che sta per Sono porci questi romani". E ancora, in radio: "Spostare il Gran Premio di Formula 1 di Monza a Roma? Lì corrono sulle bighe". Apriti cielo. Gianni Alemanno, sindaco di centrodestra, pretese scuse immediate. 

Da qui, tra le polemiche di buona parte dell'elettorato leghista, l’ormai celebre "patto della pajata" in piazza Montecitorio. Sotto gazebo allestiti per l'occasione Bossi, Alemanno e l'allora presidente della regione Lazio Renata Polverini gustarono pajata, romana, e polenta, del nord, per fare pace almeno a tavola e a favor di telecamere. Ma la tregua durò poco. Il Senatur tornò pochi mesi dopo a millantare il trasferimento di alcuni ministeri a Milano, e Alemanno minacciò manifestazioni di piazza. Niente da fare. Tra Roma e Pontida (quella doc) l'odio non si è mai sopito. A dimostrarlo le ultime parole di Bossi da segretario della Lega, prima delle dimissioni per l'affaire fondi pubblici: "Noi siamo i nemici di Roma padrona e ladrona. Di Roma farabutta". Era il 2012. 

Sei anni dopo, la stessa Roma è il fortino da espugnare, la sfida da vincere, l'elettorato da blandire con un colpo di spugna sul passato, da irretire e conquistare contro ogni scommessa. E ora a guidare il partito c'è Matteo Salvini, leader in continua ascesa da mesi, fenomeno mediatico che appare incontenibile, tanto da far immaginare un Campidoglio a trazione leghista senza troppa fantasia. Certo, anche Salvini a Roma gliene ha dette di tutti i colori. 

Acerrimo rivale del centrismo romano, arrivò da giovane consigliere del comune di Milano a rifiutare la stretta di mano al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: "No, grazie, dottore. Lei non mi rappresenta". Ai romani ha tentato di imporre in più occasioni il pedaggio sul Gra. Appena due anni fa, nel 2016, quando Giorgia Meloni correva sindaco di Roma, e ancora nel 2013 con toni ben più duri: "68 kilometri di strada, 58 milioni di utenti all'anno. Gratis. Con tutto il rispetto per gli amici romani, è giusto? La Lega ha presentato un emendamento, passerà o se ne fregheranno?". Ci aveva provato il Carroccio già nel 2011 e nel 2009.    

Poi ancora, scorrendo il curriculum vitae di un ancora giovanissimo Salvini, nel 2004, sempre da consigliere del capoluogo lombardo, organizzò un presidio contro il vertice tra l'allora sindaco lombardo Gabriele Albertini e il primo cittadino Walter Veltroni: "L'educazione è un conto, ma accogliere a braccia aperta il rappresentante di una città che per Milano è un cataclisma è tutto un altro paio di maniche". Da cataclisma a gallina dalle uova d'oro, ora per Roma suona tutta un'altra musica. 

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Commenti (3)

  • Oggi è un altra Lega. Il passato non si dimentica ma se oggi non c'è alternativa ad un prossimo futuro fatto di Lega Nord è solo colpa del PD

    • Vero, ma anche dell'ignoranza e della stupidità di chi si affida a uno come Salvini.

  • Meno male che il nostro signore ci ha pensato lui.... Che lo ha segnato a vita grazie dio

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