Sanità, intesa tra Regione e sindacati: "Più personale per il turnover e welfare aziendale"

Cgil, Cisl e Uil: "Un primo passo per dare risposta all’emergenza organici nella sanità pubblica del Lazio"

Un momento di protesta per il contratto

Rilanciare il servizio sanitario regionale. Dare il via ad un piano di assunzioni e stabilizzazioni dei lavoratori precari. Reperire risorse per riaprire la partita del contratto nel settore privato. È questo il contenuto del verbale d’intesa oggi sottoscritto oggi da Assessorato alla Sanità della Regione Lazio e sindacati confederali regionali. “Un primo passo per dare risposta all’emergenza organici nella sanità pubblica del Lazio. Così come per avviare finalmente un serio piano di  assunzioni e stabilizzazioni dei lavoratori precari”, spiegano in una nota Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio. La base per “dare un percorso virtuoso ai 40mila lavoratori del sistema sanitario pubblico della regione”, commentano i sindacati che si auspicano che si “passi dalle parole ai fatti”.

L’accordo prende le mosse dal cosiddetto ‘decretone’, quello che ha introdotto il reddito di cittadinanza e il pensionamento anticipato ‘Quota 100’. Entro l’estate, questo il calcolo effettuato dalla Regione, saranno oltre 500 i lavoratori della sanità a lasciare il lavoro. Ma le stime elaborate dai sindacati parlano di un vero e proprio “esodo di lavoratori” legato sia ai pensionamenti ordinari sia alla finestra aperta dal Governo giallo-verde per quanti presentano 62 anni di età e 38 di contributi. 

Si legge nel testo dell’intesa: “Il miglioramento delle performance qualitative della sanità regionale e dei livelli essenziali di assistenza non può prescindere dal necessario potenziamento degli attuali organici, che sono stati colpiti pesantemente dal commissariamento della Sanità regionale”. E ancora: “Le potenzialità assunzionali previste dalla vigente normativa, vanno pienamente utilizzate ed integrate con le risorse derivanti dalla contrazione del ricorso alle esternalizzazioni, a cominciare dal servizio Ares 118”.

Nel dettaglio, l’intesa punta sulle “procedure ordinarie di reclutamento a tempo indeterminato”, vale a dire i concorsi, per rimpinguare gli ormai esangui organici delle aziende ospedaliere e sanitarie della regione. Mentre per l’immediato si prevede che “nelle more dell'espletamento delle procedure concorsuali e limitatamente al tempo necessario per l'immissione in servizio del personale, le aziende sono autorizzate a reperire le figure necessarie al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza e di quelli qualitativi e quantitativi dei servizi, anche attraverso forme di lavoro flessibile”.

Per il personale a tempo determinato assunto in occasione del Giubileo c'è l'impegno alla proroga dei contratti, ma soprattutto a valutare la possibilità di attivare gli attesi percorsi di stabilizzazione. In materia di superamento del precariato storico, poi,  si legge ancora nell’accordo, “le aziende procederanno con procedura concorsuale riservata” ai sensi della riforma Madia.

Nell’intesa non manca un passaggio sui contratti, che da mesi vede i lavoratori della sanità nel settore privato, sia delle strutture laiche sia religiose, mobilitarsi per chiedere il rinnovo del contratto fermo al 12 anni fa. Nell’intesa, spiegano ancora i sindacati nella nota, le parti si prendono l’impegno ad accelerare il confronto regionale “al fine di emanare le linee guida necessarie allo svolgimento della contrattazione integrativa aziendale per la sottoscrizione dei relativi contratti aziendali, con particolare riferimento alla materia dei fondi contrattuali”.

Regione e sindacati concordano inoltre di avviare per i dipendenti del sistema sanitario regionale un sistema di welfare contrattuale che, “sulla scorta di quanto previsto ad esempio dal contratto integrativo dei dipendenti della Regione Lazio, possa garantire anche agli stessi la possibilità di accedere all’assistenza sanitaria integrativa”. Se poi la Regione uscisse definitivamente dal piano di rientro, l’accordo prevede la definizione di “apposite misure volte a reperire risorse aggiuntive, in linea con quanto già messo in atto da altre regioni, finalizzate a sostenere il rilancio del sistema sanitario regionale”.

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