La rivoluzione degli ex presidenti: Veloccia: "Basta a correnti logore e condizionanti"

L'ex Minisindaco dell'XI Municipio lancia un congresso rifondativo del PD romano, e avverte: "Per ricostruire un progetto vincente bisogna allargare il campo"

Ricostruire il rapporto tra il partito e la cittadinanza. Riconoscendo i limiti della gestione commissariale che ha lasciato in piedi alcuni nodi irrisolti sul partito. E puntando a governare, con le risorse a disposizione, le trasformazioni delle periferie. Maurizio Veloccia ha le idee chiare. Bisogna puntare a rifondare il PD romano a partire da queste premesse.

Veloccia, lei è uno degli ex Minisindaci che ha promosso l’iniziativa lanciata sul sito piazzasantachiara.it. Siete in tanti, provenite da territori diffenti ed anche le vostre esperienze appaiono talvolta  diverse. Viene naturale domandarle, come mai avete deciso di riunirvi?

Intanto vorrei sottolineare che io mi sento più un militante che un ex presidente. Quest’incarico l’ho svolto solo per tre anni, mentre sono iscritto da una ventina. E direi infatti che il nostro collante è proprio questo: l’avere in comune una storia di partito, fatta di una lunga militanza.

Cos’è che però vi ha spinto oggi ad incontrarvi, per lanciare questa sorta di ultimatum al partito?

Io ritengo che l’idea di aspettare i fallimenti della Raggi, per pensare di tornare al governo sia sbagliata. Occorre infatti puntare su una politica forte, su una proposta condivisa senza la quale non riusciremo a recuperare il terreno perso.

Soprattutto nelle periferie, questo distacco si è notato. Come pensate di ricucire lo strappo con gli ex elettori che le abitano?

Dieci anni fa, quando decidemmo di fondare il PD, i circoli erano letteralmente invasi di iscritti, entusiasti dell’idea. Nel tempo questo entusiasmo si è perso e bisogna mettersi al lavoro per recuperarlo. Cercando di governare le trasformazioni dei territori, soprattutto quelli più periferici. Penso che per farlo non sia necessario aspettare oltre, ma al contrario bisogna ragionare sulla scorta delle opportunità che ci sono oggi. Come ad esempio gli 800 milioni che il Governo e Regione hanno destinati a Roma  con il Patto per il Lazio e che devono essere utilizzati in buona parte per ricucire centro e periferie e fornire servizi nei quartieri che ne sono sprovvisti.

Basta il PD per recuperare il terreno perso o al congresso chiederete anche di affrontare il tema dell’alleanza con la sinistra?

Dobbiamo innanzitutto ricostruire il PD romano. Alcuni limiti della nostra organizzazione anche dopo i due anni di commissariamento sono oggettivi. Su come ripartire dobbiamo avviare un confronto sereno senza risposte rancorose che non ci meritiamo. Detto questo, ci sono esperienze nei territori ed anche alla Regione che hanno funzionato. Delle alleanze che fino a sei mesi fa hanno tenuto bene a Roma e continuano a produrre risultati nel Lazio.E’ evidente che per ricostruire un progetto vincente bisogna allargare il campo. Ma non è una questione di sigle, ma di mondi che si sono allontanati progressivamente.  Io penso che possiamo fare un’alleanza larga, su un programma condiviso, su punti fondamentali di programma su cui trovare un ampio consenso.

Cosa ne penserà il notabilato?

Ma quello è un epifenomeno, la conseguenza del nostro aver abbandonato il territorio a se stesso. Dove invece dobbiamo tornare per ricostruire un partito romano che abbia anche una sua autorevolezza. Per farlo, dobbiamo metterci ad ascoltare i bisogni e le proposte dei cittadini e costruire un partito aperto a autonomo dai riflessi condizionati di correnti ormai logore ed insignificanti.

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