Campidoglio, Ferrara a gamba tesa: "Troppe teorie e massimi sistemi. I problemi quotidiani chi li risolve?"

Un'intervista a Il Messaggero del capogruppo grillino mette in discussione alcune politiche della giunta Raggi. Ferrara non fa nomi, ma punta il dito su rifiuti, politiche abitative e bilancio

I toni concilianti di Roberta Lombardi da un lato, l'entrata a gamba tesa di Paolo Ferrara dall'altra. Come avevamo annunciato dopo la tregua elettorale in Campidoglio si rimescolano le carte. Il pessimo risultato elettorale del Movimento a Roma nella corsa alla Regione, con la duplice interpretazione (effetto Raggi per i lombardiani, effetto Lombardi per i fedelissimi della sindaca), infiamma le stanze di palazzo Senatorio. E, come da vecchia politica, le polemiche finiscono sui giornali. Oggi è Il Messaggero ad ospitare un'intervista al capogruppo grillino, di stretta fede lombardiana, che se da un lato analizza con onestà il risultato elettorale, da un altro ha tutta l'aria di una dichiarazione di guerra.

Cosa ha detto Ferrara al Messaggero?

Il capogruppo pentastellato, sempre in prima fila nel difendere l'amministrazione Raggi, oggi ha usato toni meno concilianti. "Ci sono tensioni. Purtroppo i dati romani delle regionali non sono belli". Alla domanda del giornalista Canettieri: "I romani si fidano meno dei grillini in versione amministratori perché li stanno già testando?", Ferrara è secco: "Ci sono dei problemi, non lo nego". Secondo Ferrara bisogna tornare a fare politica sui territori. Il problema: "Ci sono troppi tecnici a mettere bocca sul governo di Roma". Il dito è puntato anche contro gli assessori: "C’è la necessità di tornare a fare politica reale tra la gente, non bastano i massimi sistemi". E poi va sul concreto: "Se dici cambieremo il ciclo dei rifiuti in cinque anni va bene, ma poi i problemi quotidiani chi li risolve? La maggioranza deve incidere di più. I consiglieri conoscono territori e programma, gli altri no". Altri dossier aperti sono Politiche abitative, punti verde qualità, bilancio. 

Un'interpretazione delle parole di Ferrara

Facile individuare dietro le parole di Ferrara un attacco all'assessora Pinuccia Montanari e al suo piano sui materiali post consumo che nell'immediato non prevede soluzioni. Più dei nomi, Al capogruppo interessa un ritorno ad un M5s delle origini. E qui andiamo a quanto dichiarato, sempre su Il Messaggero da Roberta Lombardi. I suoi toni sono concilianti, non attacca nessuno, ma si definisce "vintage", legata ad un vecchio Movimento, spiega di aver trovato un Movimento diviso sui territori. Insomma, Lombardi segnala il problema, Ferrara lo porta in Campidoglio.  

Cosa sta accadendo in Campidoglio

In piena emergenza buche, con i profili social di tutti i consiglieri che tacciono sull'argomento, in Campidoglio sono in corso le manovre per un rimpasto. In bilico ci sono Adriano Meloni, assessore alle attività produttive, e Linda Meleo, assessora alla mobilità. L'uscita di Ferrara, che tra i grillini non è l'ultimo arrivato, allarga il quadro, mettendo teoricamente altri nomi sul tavolo. Il tema è però di equilibri all'interno della giunta.

L'attenzione spostata sulla corsa nazionale ha allontanato dal Campidoglio i due tutor della Raggi, Fraccaro e Bonafede. L'addio di Colomban alla giunta ha fatto cadere il cordone di sicurezza creato intorno alla sindaca all'indomani dell'arresto di Marra. Nel vuoto, in queste settimane, si è riposizionato Daniele Frongia, da sempre inviso alla Lombardi e ai suoi. Ferrara oggi ha sbattuto i pugni sul tavolo, rivendicando spazi per i consiglieri e per il programma dei territori. 

Si torna al giugno 2016, al post elezioni, quando si dovevano decidere gli assetti della giunta e dell'amministrazione. La stessa tensione, la stessa polemica, gli stessi protagonisti. Tre le differenze quasi due anni di governo in più, tanti voti persi dal Movimento cinque Stelle, e la sfiducia crescente della base e dei romani che hanno votato Virginia Raggi.

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