Antonio Di Maggio: "Tolleranza zero contro chi ci insulta. Ai vigili dico di tornare ad essere orgogliosi della divisa"

Intervista al neo comandante della Polizia locale di Roma Capitale: "Nel 2013 speravo di essere nominato dal sindaco Marino. Poi scelse Clemente. Se recuperiamo lo spirito di appartenenza, moltiplicheremo le nostre forze"

Un via vai senza fine per complimentarsi della nomina. Il telefono che squilla senza soluzione di continuità e lui che risponde: "Ciao Silvio, grazie Silvio". "Ammazza Comandante, addirittura Berlusconi le fa i complimenti", dice scherzando un collega. In via della Consolazione, sede della Polizia Locale di Roma Capitale la nomina di Antonio Di Maggio a comandante generale del corpo è stata accolta da tutti con favore. Sorrisi e strette di mano, vengono interrotte dai documenti da firmare e dalle incessanti indicazioni ai suoi uomini. Non  mancano i rimbrotti e le arrabbiature ad alta voce, perché lui, Di Maggio, è così. Prendere o lasciare. E i vigili prendono e si stringono a lui, pronti a dare tutto. "Lasciamo la porta aperta", dice prima di cominciare l'intervista. "Da me si usa così e sarà così anche in tutti i comandi non appena sarò nominato ufficialmente". La nomina ufficiale infatti ancora non è arrivata: questione di ore. L'ordinanza però è firmata ed anche i comunicati ufficiali sono partiti. 

Dottor Di Maggio, o meglio  Comandante, ora si può dire davvero, se l'aspettava questa nomina?

Beh, da tempo ambivo a questa carica. Io, come tutti i dirigenti che hanno partecipato a questo interpello, puntavo a diventare Comandante. Ho attraversato tutte le posizioni, dal vigile semplice, al funzionario ai ruoli apicali. Mi mancava solo questo. 

Un riconoscimento per lei che è un'istituzione del Corpo...

Non amo essere autoreferenziale, chi mi conosce lo sa. Ovviamente sono contento per il riconoscimento. Ci tengo però, in questo momento, a rivolgere il mio pensiero e il mio ricordo ai colleghi che non ci sono più e a quelli che sono andati in pensione con cui abbiamo condiviso tanto, nel bene e nel male. 

Una nomina che è arrivata tardi. Se l'aspettava prima?

Sinceramente auspicavo che il sindaco Marino mi nominasse comandante nel 2013. Così non è stato, pazienza. Ha fatto legittimamente le sue scelte, ponendo al vertice il collega Raffaele Clemente. Va bene così, andiamo avanti.

Quali saranno le sue priorità?

Le priorità saranno quelle che ci porrà l'amministrazione: non posso deciderle io. Dovremo sicuramente rispondere alle esigenze dei cittadini: da me troveranno la porta aperta e tutti i vigili in città saranno a disposizione. In tutti i comandi territoriali i dirigenti saranno pronti a ricevere i romani.

Siete il primo front office dei cittadini. Questo moltiplica le aspettative e i vostri compiti

Noi dobbiamo rispondere alle esigenze di tutti per quelle che sono le nostre competenze. Spesso interveniamo anche quando non è compito nostro e altrettanto spesso tocca a noi quando le mancanze sono di altri. 

Insomma, fate un sacco di cose

E rispondiamo, penso di poter dire, sempre prontamente. Basti vedere le ultime emergenze, dalla neve alle elezioni. Siamo stati operativi 24 ore su 24, senza risparmiarci, a partire dai vertici con Diego Porta operativo giorno e notte al Coc. Tutti hanno visto quanto e come abbiamo lavorato. 

Ha parlato con la sindaca? 

Ancora no, ma negli ultimi mesi ci siamo incontrati spesso e ci è sempre stato chiesto di intervenire sul traffico. Non sarà facile. 

Perché?

Innanzitutto per l'inciviltà degli automobilisti, perché parcheggiano ovunque. Ad un cittadino normale non dovrebbe venire in mente di parcheggiare in sosta vietata o sugli accessi per disabili. Bisognerà far sentire la nostra presenza.

Oltre al traffico su cosa inteverrete?

Dobbiamo combattere il degrado. Anche qui in primo luogo intervenendo sull'inciviltà dei cittadini, toccando situazioni di illegalità come lo sversamento dei rifiuti in periferia. Dobbiamo anche qui far sentire che ci siamo.

Traffico, lotta per il decoro, presidi nei campi rom, ausilio su compiti non vostri. Le cose da fare aumentano, il corpo però diminuisce da un punto di vista numerico. Come si fa?

Il mio sforzo sarà far lavorare di più i colleghi e con maggiore attenzione. Dobbiamo rendere il corpo un'eccellenza. 

La coperta è corta però...

L'amministrazione ha sbloccato le assunzioni. Arriveranno 300 agenti e questo ci aiuterà. Inoltre c'è un'iniziativa politica per spingere sul governo affinché sblocchi  l'assunzione di ulteriore mille agenti. Un'iniezione per noi fondamentale. Si tratta di persone molto motivate che se potessero essere assunte andrebbero ad irrigare un'area in secca. 

Parlando di confronto con il Governo c'è l'annoso problema, non solo romano, del mancato riconoscimento contrattuale della Polizia Locale come corpo di Polizia. Oggi in pratica siete impiegati. Ci sarà da parte sua una spinta anche su questo?

La necessità di modificare il nostro ordinamento è nazionale. Io e i miei colleghi non possiamo dare giudizi di valore sulle scelte del Parlamento sul nostro ordinamento giuridico. Quello che auspico è che ci sia una maggiore attenzione ai corpi di Polizia. 

Ha detto che farà lavorare di più i vigili. Come la mettiamo con i sindacati?

Il personale deve capire che chi indossa la nostra divisa rappresenta la città e deve esserne orgoglioso. Deve sentirsi parte di un progetto. Noi non siamo semplici lavoratori. Rappresentiamo la città in prima linea, siamo quelli che più di tutti sono chiamati a dare risposte ai cittadini. Non siamo però semplici impiegati, perché i romani mettono nelle nostre mani la propria sicurezza. Anche per questo nel corpo dobbiamo smettere di dire "non mi compete", ma eventualmente attivarci per far funzionare le cose come si deve, anche altrove.

Ritorna però il tema delle tante cose da fare e dei pochi vigili...

Si può lavorare meglio. Se ci sono problemi di persone che non lavorano al massimo o che generano problemi dobbiamo intervenire. Io interverrò. Dobbiamo scardinare i mini groppuscoli all'interno dei vari gruppi di lavoro e far sì che tutti diano il proprio contributo. Non dobbiamo isolare chi lavora male, ma dobbiamo far sì che lavori bene. 

Un appello ai romani?

Cominciate a rispettarci, a partire dai social. Non tollereremo più le calunnie e, proseguendo su quanto inaugurato dal comandante Porta, adiremo le vie legali contro chiunque ci insulti. Da noi si devono pretendere risposte, le porte aperte. Non chiediamo sconti, anzi. I cittadini però ci devono rispettare, a partire dai social. Chi posta certe cose attua comportamenti ignobili. Cito, per fare un esempio, una foto inviata ad un quotidiano cartaceo che l'hai poi pubblicata. Una vigilessa di 63 anni in servizio in ufficio che, per le condizioni del traffico, è uscita sotto la pioggia a dare una mano ai colleghi. Ha indossato un fratino: chi ha inviato quella foto si è indignato per l'abbigliamento e per la goffagine, senza conoscere l'età di quella vigilessa e senza che non spettava a lei essere lì. Ecco, cose del genere non saranno da me tollerate e quereleremo tutti. 

Un appello ai vigili?

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Chiedo di essere orgogliosi di indossare questa divisa e di lavorare per la città più bella del mondo, per questo museo a cielo aperto. Siamo dei privilegiati e dobbiamo ricordarcelo tutti i giorni. Se recuperiamo questo spirito di appartenenza moltiplicheremo le nostre forze. 

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