Pd, la rivoluzione degli ex presidenti. Santoro: "Costruire un partito utile a Roma non conveniente a qualcuno"

L'ex Minisindaco del IX spiega le ragioni che hanno portato a lanciare il documento sul futuro del PD romano: "Siamo gente cresciuta nei territorio e lì dobbiamo tornare: basta notabilato, vogliamo un ritorno alla normalità"

A sei mesi dalla disfatta alle amministrative, bissata dalla clamorosa sconfitta del referendum costituzionale, nel PD romano si respira un’aria da  resa dei conti. Alla vigilia di Natale, un documento sottoscritto da 147 dem, ha infatti contribuito ad aprire una discussione sul futuro del partito cittadino. In una situazione caratterizzata da un “notabilato” divenuto “unico interlocutore del Commissario Orfini”, si vuole ripartire dai territori. E' questo che chiedono militanti, elettori delusi, amministratori presenti e passati. Con queste premesse  la Presidente Sabrina Alfonsi, insieme agli ex Minisindaci Andrea Santoro, Maurizio Veloccia, Valerio Barletta, Paolo Marchionne, hanno elaborato un documento. Lo hanno fatto, rispondendo alla domanda "Pd, che ora è?", con l'obiettivo di convocare prima possibile un congresso ri-costituente. Da affrontare a viso aperto. Non prima però di essere tornati sui territori, in particolare in quelli della periferia cittadina, dove la sconfitta è stata maggiormente eclatante. Come quello amministrato dall'ex Presidente Andrea Santoro, tra i principali artefici dell'iniziativa pubblicata sul sito "piazzasantachiara".

Santoro, nel corposo documento che avete lanciato in rete, si parte dal presupposto che c'è la necessità di un rinnovamento. Addirittura nelle premesse scrivete che la questione romana è una priorità nazionale.  Perchè?
Dopo quello che è accaduto a Roma, le indagini di Mafia Capitale, il Commissariamento e la pesantissima sconfitta che ne è seguita, o il PD inizia ad essere davvero democratico, oppure è finito. E siccome parliamo della Capitale d’Italia, è necessario che a questa condizione, di evidente crisi, sia riservata molta attenzione. Non solo a livello cittadino.

Diventare  "davvero democratico" significa accantonare il "notabilato di partito". Un fenomeno che però è tutt'altro che recente...
E' vero. Già nove anni fa, quando fondammo il PD,  già avevamo questo problema che però è definitivamente esploso con le ultime elezioni amministrative. Per questo diciamo che si deve rinascere, puntando sulle cose concrete che servono alla città. Dobbiamo cercare di costruire un partito che sia utile a Roma, e non conveniente a qualcuno.

Sulle questioni che avete sollevato e sulla richiesta di un prossimo congresso  Matteo Orfini,  Presidente e Commissario di Roma Capitale, vi ha risposto. Lo ha fatto ricordando che è stata indicata la finestra del 12 marzo. Ma il PD romano può aspettare tutto questo tempo?
Sì c'è una finestra tra febbraio e marzo, ma ancora non è  stato definito il giorno. Però di sicuro non possiamo aspettare tutto questo tempo. Ed infatti il 14 gennaio abbiamo indetto un’assemblea cittadina nel corso della quale spiegheremo le ragioni che hanno portato a fare la nostra proposta. Che non va contro nessuno. Certo, probabilmente il Commissario avrebbe potuto lavorare meglio, ma ora bisogna guardare al futuro. Per questo, abbiamo lanciato un appello che è rivolto a tutti coloro che sono disposti a sporcarsi realmente le mani. Vogliamo dire basta a chi pensa di poter governare il partito stando seduto in una stanza a Sant’Andrea delle Fratte o al Nazareno.

Lei, Alfonsi, Barletta, Marchionne Veloccia. siete i promotori di “Piazza Santa Chiara”. Una presidente e tre ex Presidenti che hanno storie diverse. C’è chi arriva dall’area di Marroni, chi ha sostenuto a Roma la candidatura di Giachetti e chi invece quella di Morassut. Qual è il messaggio che  state mandando?
Veniamo da storie diverse, è vero. Ma questo è proprio il nostro punto di forza, la bellezza di questa nostra scommessa. C’è chi a livello nazionale ha votato per Renzi, chi per Bersani, e chi ancora per Marino o Cuperlo. Ma noi però vogliamo andare contro queste appartenenze preistoriche, che non devono avere più cittadinanza. Noi ci troviamo insieme sui contenuti. Abbiamo il coraggio di chiedere scusa per i danni fatti dal PD ed allo stesso tempo vogliamo essere orgogliosi del nostro partito. Siamo gente cresciuta nei territori e pensiamo che da lì possano arrivare le risposte migliori per uscire da questa fase.

Il documento che riassume la vostra proposta e l’appello a sottoscriverla, è stato lanciato da un sito che si chiama “piazzasantachiara”. A cosa si deve la scelta di questo nome?
A Piazza Santa Chiara, c’è un teatro che ci ha offerto gratuitamente la propria ospitalità. Era una discarica ma quello spazio negli anni è stato recuperato, fino a diventare appunto un bellissimo teatro. Una sorta di metafora, che ci ha conquistato. E poi c’è da dire che lì si trova anche la cappella di Santa Caterina, che è la patrona di Roma. Ed anche questo per me rappresenta un bel segnale.
 

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