Ponte di Nona: che fine ha fatto il tavolo per lo spostamento della Basf?

A chiederselo i consiglieri a Cinque Stelle con un'interrogazione urgente sul tema al sindaco Marino: "Aveva promesso un tavolo per discutere della delocalizzazione del colosso industriale"

Un'interrogazione urgente, l'ennesima, per ottenere finalmente una risposta sul caso Basf, la sede romana del più grande colosso chimico mondiale che brucia agenti chimici 'esausti' in via di Salone, a Ponte di Nona. Quando si intende avviare a conclusione il tavolo per la delocalizzazione del complesso industriale? E ancora, si intende emettere ordinanze di chiusura dell'inceneritore e dei reparti di raffinazione delle ceneri? 

A presentare i quesiti al sindaco Marino è il gruppo M5S in Campidoglio, che riapre un capitolo amaro per il quartiere. Da anni ormai il territorio intorno alla fabbrica si batte per lo spostamento dell'industria, forte di numeri e studi che parlano di allarme inquinamento, e di aumento di incidenza di tumori nella zona. L'ultimo incontro con i residenti e i rappresentanti del colosso industriale, presente l'assessore alla Trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, risale a maggio scorso, in concomitanza a rilievi effettuati all'inceneritore dalla Polizia Municipale. Poi il silenzio.    

"Per oltre 50 anni la sede romana del più grande colosso chimico mondiale brucia agenti chimici 'esausti' per ricavare metalli preziosi ed eliminare scarti. Il risultato è un fumo perenne che si innalza dai camini e che i residenti del quartiere sono costretti a respirare -si legge in una nota dei consiglieri pentastellati- Il fatto rilevante è che oggi quella zona di via Tiburtina (Settecamini-Case Rosse) è fittamente popolata con la presenza di asili nido e di altri servizi e i fumi che la fabbrica emette sono altamente dannosi per i cittadini".

Il M5S per mezzo del consigliere Enrico Stefàno ha raccolto i dati in merito, frutto in gran parte del lavoro di denuncia portato avanti negli anni dai Comitati di zona. Ne emerge l'aumento della mortalità per tutti i tumori nella popolazione maschile dal 1987 al 2001 del 30% in più della media di Roma, analisi svolta dal dipartimento di Epidemiologia della Asl RmE, datata 16 settembre 2003. 

"Tuttavia l'attività della Basf è andata avanti sino ad oggi, bloccata solo nel maggio 2014 dal sequestro penale da parte del Tribunale di Roma che ha anche sospeso l'autorizzazione integrata ambientale, per lo sversamento di acque reflue industriali nel fiume Aniene. Lo smaltimento dei catalizzatori esausti di fatto è stato autorizzato per mezzo di autorizzazioni provvisorie e numerose proroghe concesse da tutte le amministrazioni nel corso degli anni".

"L'ultima autorizzazione concessa dalla Provincia di Roma nel 2011 prevedeva la presentazione di un piano di delocalizzazione entro il 2013. Tuttavia il tavolo per la delocalizzazione istituito nel corso del 2014 dall'assessore Caudo e dal sindaco Marino non avrebbe portato ad alcun esito concreto. Il tavolo tecnico-istituzionale per la realizzazione del monitoraggio dedicato permanente, richiesto dalla Asl RmB, sarebbe stato promesso dal sindaco Marino ai comitati nel dicembre del 2013 con la loro partecipazione attiva ma non si sarebbe mai realizzato -prosegue la nota- Il M5S Roma ritiene che la mancata ordinanza di chiusura dell'inceneritore da parte del sindaco fino ad oggi si potrebbe giustificare solo con l'attesa conclusione della trattativa sulla delocalizzazione che tuttavia a distanza di 5 anni non è ancora avvenuta. Inoltre occorrerebbe prevedere percorsi certi per il mantenimento dei livelli occupazionali. Intanto la Basf continua ad operare sempre in attesa di indagini conclusive che tardano ad arrivare. E la salute dei cittadini resta sempre l'ultima priorità in spregio dell'articolo 32 della Costituzione ed dell'articolo 2 dello statuto di Roma Capitale".

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