Piani di zona, si allunga la lista degli indagati per gli 'affitti gonfiati'

Chiusura delle indagini per Spinaceto, Monte-Stallonara e Pisana-Vignaccia

Si allunga la lista degli indagati nella vicenda delle case dei piani di zona affittate o vendute a prezzi ‘gonfiati’. Il pm Paolo Dall’Olio ha chiuso le indagini preliminari su due cooperative che avrebbero intascato contributi pubblici destinati alla realizzazione di alloggi a prezzi ‘agevolati’ che invece sono stati affittati o venduti agli inquilini a "condizioni più svantaggiose". 

Si tratta del Consorzio Regionale Cooperative Edilizie Vesta e della Società cooperativa edilizia Atilia, relativamente ai piani di zona ‘A5 Spinaceto’ (60 alloggi), ‘B50 Monte Stallonara’, (20 alloggi),  e ‘C23 Pisana Vignaccia’, (25 alloggi). Otto le persone iscritte nel registro degli indagati, tra ex membri dei consigli di amministrazione, dirigenti e funzionari comunali. Le due società, inoltre, figurano nell’elenco per “illecito amministrativo”. L’avviso di conclusione delle indagini risale al 24 maggio scorso.

Ad essere accusati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche gli ex componenti dei cda delle due società di costruzione, Ugo Klapetz e Giselda Pisaneschi e con Mauro Lilli. L’avviso di chiusura delle indagini parla di “artifizi e raggiri consistiti, tra l’altro, nello stipulare una convenzione con il Comune di Roma” per la costruzione di alloggi di edilizia residenziale pubblica agevolata, indicando il prezzo massimo di cessione “senza aver proceduto a decurtare dallo stesso l’importo del contributo regionale”.

In particolare, per il piano di zona ‘A5 Spinaceto’ non sono stati sottratti dal prezzo finale quasi due milioni di euro di contributo regionale (1.990.615, 59 euro, la metà dei 3.981.231,19 concesso a fondo perduto), e per il piano di zona ‘B50 Monte Stallonara’ oltre 600 mila euro (612.327,17 euro, la metà di 1.224.654,35, sempre a fondo perduto). Entrambi realizzati dal Consorzio Regionale Cooperative Vesta. L’importo non decurtato per ‘C23 Pisana Vinaccia’, realizzato dalla società cooperativa edilizia Atilia, ammonta invece a quasi 2 milioni e 400 mila euro (2.398.560,04 euro). 

I vertici delle due società, secondo il pm, non avrebbero inoltre presentato "il pur previsto piano finanziario e le opere migliorative corredate del prescritto assenso dei fruitori finali” facendo in modo che i prezzi rialzati venissero “certificati e approvati" da Comune e Regione. Tali prezzi tra il 2013 e il 2014 sono stati rivisti al ribasso dall’amministrazone capitolina con un processo in autotutela. 

Una mancanza che non è stata rilevata dagli uffici capitolini competenti. Gli stessi che avrebbero omesso “di verificare la corretta quantificazione del prezzo massimo di cessione”. Risultano indagati Marcello Andreangeli, dal 2001 al 2010 direttore della III Unità Operativa – edilizia residenziale pubblica, Giancarlo Matta, Luciano Mancini, Maurizio Frontani e De Maio Antonio, in quanto funzionari comunali “addetti all’ufficio di verifica”.  

Il tutto a danno sia degli inquilini che si sarebbero ritrovati a stipulare contratti a “condizioni più svantaggiose”, sia di Comune e Regione. Il primo per aver concesso il diritto di superficie e rilasciato i titoli edilizi. La seconda per aver erogato il contributo pubblico.  

L’indagine, partita da un nutrito gruppo di inquilini di questi quartieri, difesi dall’avvocato Vincenzo Perticaro e sostenuti dal sindacato Asia Usb, non è la prima. Nel marzo scorso la magistratura ha chiuso tre fascicoli di indagine relativi ai piani di zona Borghesiana-Pantano e Longoni. A gennaio erano stati sequestrati tre edifici nel piano di zona Monte Stallonara. 
 

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