Ponte Malnome, l'inceneritore Ama è spento: rifiuti ospedalieri fuori dal Lazio

L'azienda assicura che la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri non subirà alcun ritardo. Il fermo, per un check up che durerà qualche mese. La denuncia di Cobas: "Lavoratori non informati"

L'inceneritore per rifiuti ospedalieri di Ponte Malnome è fermo dal 30 aprile scorso. Dall'Ama, proprietaria dell'impianto, non molto distante dalla discarica di Malagrotta, fanno sapere che si tratta di un “check up” per stabilire se, quanti e quali interventi di manutenzione vanno effettuati all'impianto. Un'analisi che impiegherà qualche mese al termine del quale si deciderà in merito ad eventuali ulteriori interventi di 'revamping'. 

Proprio il sito Ponte Malnome, nelle scorse settimane, era finito al centro delle proteste dei cittadini perché l'area, di proprietà dell'Ama, era stata inserita tra quelle papabili per la realizzazione di un ecodistretto. L'eventualità è però stata scartata dall'assessore all'Ambiente Estella Marino in quantro troppo vicino alla discarica di Malagrotta. 

Dall'azienda capitolina assicurano che il servizio per i cittadini non subirà alcun ritardo. I rifiuti raccolti nei contenitori a fianco delle farmacie continueranno ad essere raccolti. Anche questi rifiuti speciali, quindi, finiranno fuori regione e proprio in queste ore la municipalizzata è alla ricerca di una piattaforma autorizzata al loro trattamento. “Si tratta però di un quantitativo minimo rispetto alle tonnellate dei rifiuti urbani. Non ci sarà nessun problema” assicurano dall'Ama.  

I lavoratori denunciano di non essere stati adeguatamente informati della situazione. “La chiusura ci è stata comunicata solo con quattro o cinque giorni di anticipo e non ci è stata fornita alcuna spiegazione sulle motivazioni che hanno portato a questo stop” commentano dal sindacato Cobas. “In totale siamo 31 persone, 15 amministrativi e 16 operai. Al momento stiamo portando avanti lavori di manutenzione ordinaria ma in seguito non sappiamo nemmeno dove verremo ricollocati”. Scrive Cobas in una nota: “Abbiamo richiesto un urgente incontro con la direzione del personale, perché i lavoratori più di altri hanno il diritto a sapere cosa l’azienda voglia fare dell’impianto e dei lavoratori e lavoratrici”.

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