"La chiesa pagherà l'Imu": dopo due anni e mezzo l'annuncio è finito nel vuoto

Durante la visita di Papa Francesco in Campidoglio non se ne è parlato

“Chiederemo il pagamento delle tasse degli immobili a uso commerciale di proprietà degli enti religiosi”. A distanza di quasi tre anni, non c’è traccia della promessa elettorale di Virginia Raggi, avanzata a più riprese e fissata con chiarezza nel corso del confronto elettorale su SkyTg24, a pochi giorni dal ballottaggio che l’ha eletta sindaca di Roma. E la visita effettuata da Papa Francesco martedì scorso in Campidoglio ha evidenziato il vuoto. Quel giorno, il dossier aperto all’inizio del 2017 con la Santa Sede non è stato nemmeno accennato. 

Poco importa che il recupero delle tasse sugli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici utilizzati a scopo commerciale sia parte del piano di rientro dagli sprechi dell’amministrazione capitolina che era stato promesso dal movimento cinque stelle. “Circa 200 milioni di euro all’anno”, ha spiegato nel corso di un’intervista a Romatoday l’allora presidente della commissione capitolina Trasparenza, poi braccio destro di Raggi e assessore, Daniele Frongia. I conti della guerra alle inefficienze sono ancora scritti nero su bianco del libro ‘E io pago’, pubblicato dallo stesso Frongia nel maggio del 2016, poco prima delle elezioni. 

Nell’introduzione alla terza parte, dal titolo ‘Carissima Chiesa’, si legge: “Tasse e tributi mai incassati. Più contributi a pioggia alle parrocchie, patrocinii, elargizioni, sconti, regali: la Vaticano spa costa al Campidoglio più di 400 milioni l’anno, 300 euro a famiglia. Su 12mila unità immobiliari, pari a un imponibile di oltre 6 miliardi, l’evasione vaticana di Imu e Tari è sistematica. Accertati, tra 2012 e 2014, almeno 40 milioni di tributi evasi”. 

Un manifesto programmatico appoggiato anche dal guru e leader del Movimento Beppe Grillo. Il comico genovese, in un video pubblicato su Facebook nel febbario del 2017, si è rivolto al Pontefice: “Bergoglio ha dichiarato che vorrebbe pagare l’Imu. Bergoglio ti prego mi hai già copiato tutto il programma. Ora cerca di dare una mano a questa meravigliosa città, è anche giusto che tu partecipi, ti daremo dei premi”. 

Il lavoro, in questi tre anni, è stato avviato. All’inizio del 2017 l’amministrazione capitolina ha aperto un’interlocuzione con l’allora segretario di stato della Santa Sede, proprio per vagliare la possibilità di iniziare a riscuotere l’Imu sugli immobili commerciali. Come ricordato da Grillo nel video, c’era la disponibilità a intraprendere questa strada. “Parliamo di un altro Stato, con cui la collaborazione e l'interlocuzione, che si muove su altri livelli, è già iniziata. C'è la volontà ecclesiastica di definire la situazione”, la spiegazione fornita dall’ex assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo, illustrando la manovra economica capitolina per il 2017. La competenza è però sempre stata nelle mani della sindaca in quanto la questione va a toccare rapporti tra Stati. 

Non se ne è più parlato, almeno ufficialmente. Il tema è riaffiorato sul tavolo del governo giallo-verde, anche se non è stata la sindaca spingere per affrontarlo. A novembre, la Corte di giustizia dell’Unione europea, accogliendo il ricorso avanzato da una scuola elementare della Balduina, ha stabilito che lo stato italiano deve recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa. Resta invariata l’esenzione Imu, l’imposta che ha sostituito l’Ici, introdotta dal Governo Monti nel 2012 per gli immobili utilizzati da enti che operano a scopo sociale, religioso o educativo. Compresi quelli ecclesiastici. Il punto è dispinguere queste realtà da quelle che, nei fatti, operano come imprese a scopo di lucro. 

L’ultima fotografia sulla situazione romana è stata scattata nel settembre del 2016 dai Radicali, che in un video con i numeri relativi al fenomeno, chiedevano a Raggi un atto di ‘coraggio’ nel portare a compimento quanto promesso. Ecco qualche numero: 279 alberghi gestiti da enti ecclesiastici, la metà dei quali, secondo i report, non paga l’Imu in modo regolare. Di queste, 93 non l’hanno invece mai pagata. Problemi anche sul fronte della Tasi, con un terzo delle strutture, circa 80, non ha mai versato la tassa per i servizi. Il totale evaso, la denuncia dei Radicali, supera i 20 milioni di euro.

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