Incendio al Tmb Salario, i sindacati: "Denunce inascoltate, la bomba è scoppiata"

Fp Cgil, Fit-Cisl e Fiadel parlano di "fatto grave ma non inedito". Usb di "disastro che si poteva evitare"

Foto Fp Cgil 13 agosto 2018

“Un fatto gravissimo ma purtroppo non inedito”. L’incendio che ha interessato ieri l’impianto di trattamento meccanico biologico al Salario, rendendolo di fatto inutilizzabile, non è stata una sorpresa per i sindacati. “Da anni denunciamo i rischi per la sicurezza e in particolare in caso di incendio, chiedendo di far entrare nelle vasche solo il rifiuto trattabile, senza stoccarlo in quel modo” tuona il segretario generale della Fp Cgil Natale di Cola. “Tutte quelle tonnellate stipate nei Tmb potevano solo aumentare i rischi”. L’Unione sindacale di base parla invece di “disastro ambientale che si poteva evitare”. 

Una denuncia che ne segue molte altre avanzate negli ultimi anni e rese ancora più urgenti da una serie di incidenti diffusi dagli stessi sindacati. Come l’incendio del 2 giugno del 2015 o gli incidenti del 24 aprile del 2017 e del 5 luglio 2017 quando un mezzo per la movimentazione dell’immondizia, muovendosi sui cumuli di rifiuti, aveva urtato il soffitto facendo cadere un pannello. “I rischi sono sempre maggiori e non possiamo ogni volta sperare che non succeda una tragedia” aveva commentato in quell’occasione Di Cola. “Quell’impianto, in queste condizioni, non può restare aperto”.

Ne era nata una vera e propria vertenza che aveva portato alla firma di un accordo tra organizzazioni sindacali, Campidoglio e Ama per la manutenzione e la messa in sicurezza dell’impianto. Dopo la chiusura di Malagrotta le vasche venivano utilizzate sempre più anche come sito di stoccaggio e questo, come denunciato dai sindacati, impediva una corretta manutenzione. Solo qualche giorno fa, nel corso della conferenza dei servizi per il rinnovo delle autorizzazioni ambientali, l’Arpa e la Regione avevano concesso ad Ama 30 giorni di tempo per mettere in campo una serie di prescrizioni, tra cui la necessità di svuotare e pulire ogni 15 giorni le vasche dove stazionano i rifiuti.

“In attesa che vengano verificate le dinamiche dell’incendio, abbiamo inoltrato un’immediata richiesta di incontro ai vertici di Ama e a Roma Capitale, per gestire la situazione e scongiurare il ripetersi di episodi simili” si legge in una nota dei segretari generali di Fp Cgil, Fit-Cisl e Fiadel, Natale di Cola, Marino Masucci e Massimo Cicco. “Adesso non si può aspettare: si deve fare al più presto chiarezza sulle cause dell’incendio, e, alla luce dell’accaduto, mettere in campo tutte le misure necessarie per la gestione del servizio, la salvaguardia dei lavoratori e la salute della cittadinanza”. 

Attacca anche la federazione romana dell’Unione sindacale di base. “L'incendio divampato nella notte all'interno dell'impianto Ama di trattamento meccanico biologico dei rifiuti di Via Salaria non è altro che un disastro ambientale che si poteva evitare. Da anni denunciamo ad azienda, Comune e organi di controllo, una gestione pericolosa dell'impianto”.

Il problema, secondo Usb, risiede nella quantità di rifiuti che transitavano nell’impianto: “Dopo la chiusura di Malagrotta, tutti gli impianti Ama si sono trasformati in veri e propri siti di stoccaggio dei rifiuti, da avviare alla trasferenza in altri siti fuori Roma. Questa attività, oltre a creare pericolose discariche in prossimità dei centri abitati, ha ridotto notevolmente la capacità e la qualità del trattamento dei rifiuti fino a trasformare gli impianti Tmb in bombe ambientali per i residenti e per i lavoratori che operano all’interno”.

Così la denuncia: “Ci domandiamo come mai nessuno sia mai intervenuto. Ci aspettiamo che ora le indagini vengano svolte con puntualità, soprattutto per quanto attiene ai rilievi della qualità dell'aria, e che la negligenza di tutti gli eventuali responsabili venga punita severamente”. 

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