Malagrotta, l'autorizzazione agli impianti arriva dal commissario: la denuncia dei 5 Stelle

Il deputato e il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Stefano Vignaroli e Enrico Stefàno spiegano: "Sul Tmb2 c'è un'inchiesta della Procura"

Un'autorizzazione commissariale firmata lo scorso dicembre, negli ultimi giorni utili di mandato del commissario Goffredo Sottile, per 'mettere in regola' gli impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati di Malagrotta. È quanto hanno scoperto il deputato del Movimento cinque stelle Stefano Vignaroli e il consigliere comunale Enrico Stefàno “spulciando le carte della Regione Lazio e del Comune di Roma” scrivono in un comunicato. Documenti “passati inosservati” che permettono allo storico sito di trattamento rifiuti di “andare avanti a fari spenti” commentano.

Non impianti qualsiasi. In particolare il Tmb2 che, come ricorda Stefano Vignaroli è al centro di “un'indagine in corso della Procura avviata dopo un esposto dei cittadini sui vizi di forma della vecchia autorizzazione”. Come aggiunge l'associazione Raggio Verde la richiesta per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale “era stata effettuata dalla Giovi s.r.l. niente poco di meno che nel 2007 e la comunicazione sull'avvio del procedimento era stata pubblicata in un giornale del 2007”. Sette anni fa. Negativo il commento dell'associazione ambientalista: “Si tratta dell'ennesimo provvedimento dettato dalla logica emergenziale, basato su richieste obsolete e autorizzazioni provvisorie rinnovate di anno in anno in deroga alle norme ambientali” scrive Raggio Verde.

Sia il deputato e il consigliere del Movimento cinque stelle che l'associazione Raggio Verde promettono di impugnare il provvedimento: “Fortuna vuole che non siano ancora scaduti i termini per fare ricorso sul rinnovo dell'aia e lo faremo di certo insieme alla cittadinanza avendo già dato il mandato all'associazione Raggio Verde”.

Infine aggiunge: “Inoltre dai documenti analizzati è emerso che si è svolta una Conferenza dei Servizi sull'inceneritore, sempre sito a Malagrotta, senza coinvolgere le associazioni e i comitati locali, aggirando così lo spirito della legge Seveso. E' impensabile che su un'area a grave rischio ambientale, non vi sia trasparenza”.

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