I soldi delle Olimpiadi senza le Olimpiadi: Raggi batte cassa a Renzi

La sindaca in Senato: "Come è stato firmato il "Patto per Milano" non capisco perchè non si possa fare anche il "Patto per Roma"

La sindaca di Roma Virginia Raggi e il suo vice Daniele Frongia, con il presidente della Commissione Cultura e Sport del Senato, Andrea Marcucci

Il "no" ai giochi spiegato al Senato. Virginia Raggi e Daniele Frongia si sono presentati oggi in audizione alla commissione Sport del Senato, articolando il rifiuto alla candidatura olimpica che diventerà ufficiale nei prossimi giorni con il voto dell'aula Giulia Cesare. "Non è una resa alla corruzione" è stato il primo concetto che hanno tenuto a chiarire i due.

La sindaca: "Il nostro no ai Giochi non deriva dal problema della corruzione. Qui a Roma è stata certificata dalle indagini di Mafia Capitale. Ma questo non c'entra minimamente perchè altrimenti avremmo dovuto dire che dovevamo chiudere Roma. Il punto è stato se, indipendentemente dalla corruzione, dal punto di vista economico i costi delle Olimpiadi fossero sostenibili o meno. Alla luce delle evidenze storiche possiamo dire che Roma non poteva permettersi di indebitarsi ulteriormente".

Una posizione che secondo la Raggi è stata sempre chiara "fin da quando eravamo all'opposizione". "Già all'epoca votammo contro", dice la sindaca. "Facemmo uno studio comparativo sui costi delle Olimpiadi e le evidenze storiche ci dimostrarono come gli investimenti che il Cio, i Governi e le città dovevano fare per sostenere i Giochi non erano mai ripagati dai ricavi e non contribuivano al futuro della città". In supporto il suo vice Frongia che rivede al ribasso le stime dei posti di lavoro:  "I Giochi non avrebbero creato 177.000 posti di lavoro che nei titoli diventavano 200.000. Guardando la tabella del comitato promotore, a pagina 7, i posti di lavoro sono solo 8.000 e la fonte sono loro stesi".

Quindi Raggi disegna una situazione a tinte fosche: "Con lo stato dei conti della città così compromessi non ce la siamo sentiti di indebitare ulteriormente Roma e l'Italia con un debito che avrebbe gravato sulla nostra testa e su quelle dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Dall'anno prossimo, dunque, non avremo i soldi neanche per pagare i costi della struttura e il funzionamento dell'ente Città metropolitana, allora dove sono i risparmi? E figuriamoci l'erogazione di servizi come la manutenzione scuole e la manutenzione delle strade provinciali. Con quali soldi effettuiamo questi servizi? Lo stato delle cose è che purtroppo si sta procedendo a una direzione della spesa pubblica che non va verso i servizi essenziali, e indebitarci ulteriormente per le Olimpiadi non avrebbe garantito quello che oggi è un livello minimo, se non addirittura già inferiore, di quei servizi essenziali che vanno garantiti". 

Quindi la sfida a Renzi: "Come è stato firmato il "Patto per Milano" non capisco perchè non si possa fare anche il "Patto per Roma". Immagino che se il Governo è interessato alla sua capitale voglia continuare a finanziare la città con le risorse preventivate nell'eventualità delle Olimpiadi anche in caso di mancata accettazione della candidatura".

Pronta la replica del governo che per bocca del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti: "Il Comune di Roma è il Comune più aiutato dallo Stato italiano, grazie ai soldi per il Debito, fatto dai romani e pagato dagli Italiani. Se il Sindaco Raggi non riesce ad averne contezza puo' agevolmente chiedere al suo assessore al bilancio. O a chi per lui". 

"Siamo pronti al Patto per Roma- prosegue l'esponente dell'esecutivo - ma il Sindaco Raggi non pensi di bluffare con noi: i soldi che sarebbero arrivati su Roma per le Olimpiadi andranno a Parigi o a Los Angeles. Aver rinunciato alle Olimpiadi toglierà perciò risorse alle periferie romane. Quando avrà voglia di passare a Palazzo Chigi - conclude De Vincenti - il Sindaco trovera' la porta aperta e le spiegheremo nel dettaglio come funziona un bilancio pubblico".
 

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