Buche, il Giro d'Italia accende i riflettori: "Noi ciclisti ci facciamo i conti tutti i giorni"

Le associazioni ciclistiche della Capitale commentano l'ultimo Giro d'Italia. Per qualcuno è un'occasione persa, per altri invece va colta per risolvere vecchi problemi

Giro d'Italia. Foto ANSA

L'ultima tappa del Giro d'Italia si è conclusa in maniera singolare. La decisione di "neutralizzare" (in gergo tecnico lo stop al calcolo dei tempi) sette giri su dieci per garantire l'incolumità degli atleti, non poteva passare inosservata. Le buche in mondiovisione, hanno acceso i riflettori su un problema che nel settore agonistico può rappresentare un'anomalia. Ma che per i cilcisti romani costituisce l'ordinaria realtà.

Un disagio quotidiano

Il dibattito, soprattutto sui social, è aperto. C'è chi, seguendo la strategia comunicativa dell'amministrazione pentastatellata,  addossa le responsabilità sull'organizzazione. E chi invece ne approfitta per segnalare un problema. "Colpisce un certo negazionismo – riflette Sabrina Grisoli, presidente dell'associazione Salvaiciclisti di Roma – In realtà il problema esiste e noi che siamo in strada tutti i giorni lo sappiamo bene". 

Un'opportunità sprecata

"Resta l’amaro in bocca per l’ennesima occasione persa – valuta Fausto Bonafaccia, presidente di BiciRoma - doveva essere una positiva vetrina internazionale per la nostra città  ed invece si è rivelato un boomerang che l’ha screditata agli occhi di tutti coloro che hanno seguito la tappa. Un vero peccato" perchè, come riconosciuto dallo stesso Bonafaccia "si trattava di una buona opportunità, crata dall'amministrazione cittadina".

Un problema da affrontare

La risonanza internazionale sul tema delle buche, ripropone un problema da affrontare nel quotidiano. La sicurezza dei ciclisti, al di là degli appuntamenti istituzionali come il Roma4Life svoltosi il 12 maggio all'aranciera di San Sisto, non sembra affatto garantita. "Il Campidoglio, dal momento che non ha un bike manager, deve ascoltare quello che suggeriscono le associazioni. Ma deve farlo veramente, non solo come dochiarazioni d'intenti – ha obiettato la presidente di Salvaiciclisti – c'è un problema e negarlo non risolve nulla". Non si tratta infatti di trovare responsabili, ma di garantire la sicurezza dei romani che, sempre più numerosi, decidono di inforcare la bici.

"Serve più coraggio"

Al di là degli eventi come il "Bike to work", sono sempre di più i lavoratori che scelgono il mezzo a pedali per recarsi ad esempio al lavoro. Lo fanno nel quotidiano, tra buche e sampietrini, lontano dall'occhio attento delle telecamere. Chiedono semplicemente di poterlo fare in sicurezza. "E' arrivato il momento di avere più coraggio" segnala Grisoli di Salvaiciclisti. Le soluzioni, espresse ad esempio in occasione della Bicifestazione del 28 aprile, sono note. Occorre ridisegnare la città, a partire dalla sue strade. Da rifare integralmente.

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