Il Giardino della Giustizia arido e abbandonato: Raggi infuriata punta il dito contro il bando di Montanari

Il Servizio Giardini corre ai ripari. La sindaca su tutte le furie contro l'appalto dell'ex assessora: mancano le "garanzie di attecchimento"

Il Giardino della Giustizia

Le immagini degli alberi seccati dall'afa e mai innaffiati non sono piaciute alla sindaca. Ventisette querce simbolo della Memoria antimafia, ognuna battezzata con il nome di un giudice che ha combattuto la malavita, piantate lo scorso novembre alla Romanina alla presenza del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, e ora ridotte a smilzi scheletri arsi dal sole.

Altro che lotta all'illegalità da omaggiare con la presenza costante delle istituzioni. Il Giardino della Giustizia di via Luigi Schiavonetti si presenta come una delle tante aree verdi dimenticate di periferia. E di presenza istituzionale, quella necessaria per una cura ordinaria del verde pubblico, evidentemente, non ce n'è traccia. 

Data la valenza sociale e simbolica del giardino però, Raggi non può permettersi di restare in silenzio. Alla vista delle foto degli alberi piegati dall'incuria, alza la voce e punta il dito contro il bando firmato dall'ex assessora all'Ambiente Pinuccia Montanari. Secondo quanto si apprende, l'appalto sarebbe sprovvisto della cosiddetta "garanzia di attecchimento" per gli esemplari piantati. Una clausola contrattuale che prevede la sostituzione degli alberi da parte del fornitore nel caso, entro un tempo prefissato, non si presentino sani e in buono stato vegetativo. In parallelo Raggi ha allertato subito il Servizio Giardini, intervenuto nei giorni scorsi per verificare lo stato di rami e tronchi, uno per uno. Da una settimana, fa sapere il Campidoglio, sono riprese le cure sugli alberi con innaffiamenti giornalieri.

Le condizioni del boschetto erano state oggetto di un'interrogazione a luglio dal gruppo di Fratelli d'Italia, diretta alla sindaca. Oltre allo stato pessimo delle querce, si segnalava un'incuria generale del verde e i mancati sfalci. L'erba nel frattempo è stata tagliata. Rimangono quei 27 tronchi stitici e non certo degni dei nomi che portano: da Giovanni Falcone a Paolo Borsellino a Francesca Morvillo, e altri celebri magistrati vittime di mafia. Inutile dire che meriterebbero chiome verdi e rigogliose. 

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