Gatta e Meleo agitano la giunta: le due assessore in bilico, ma per ora restano al loro posto

Con un piede sono già fuori dalla porta di palazzo Senatorio. A blindarle ostacoli di natura strategica. Per Meleo pesa il concordato Atac in corso

Margherita Gatta (a sinistra) Linda Meleo (a destra)

Otto rimpasti di giunta in due anni, e un nono che sulla carta sarebbe già pronto per compiersi. La squadra della sindaca Virginia Raggi scricchiola ancora. Sono due i nomi a rischio uscita e guidano assessorati chiave per l'amministrazione della Capitale. Margherita Gatta, titolare ai Lavori pubblici, pescata dalla "base" militante più ortodossa lo scorso settembre per occupare una delle deleghe lasciate da Andrea Mazzillo, è rimasta travolta da buche e arterie colabrodo. Ultima figuraccia in mondovisione durante la tappa finale del Giro d'Italia

Lo stop al percorso causa ammaloramenti del manto stradale avrebbe mandato la sindaca su tutte le furie, tanto da farle aprire l'ennesima inchiesta interna su negligenze, ritardi, lavori mancati. Ma il posto di Gatta già vacillava. In diversi ne hanno messo in discussione le capacità di affrontare il capitolo scottante delle manutenzioni stradali che occupa da settimane le cronache della città. Tanto che da poco le è stato messo a fianco un assessore ombra. Marco Martens, ingegnere grillino, esperto di asfalto con esperienze in cantieri internazionali, autoribattezzatosi il "patch adams" delle buche. E' lui in cima alla lista per sostituire Gatta a stretto giro. 

Seconda casella in bilico è quello di Linda Meleo. La proroga senza bando al contratto con Roma Tpl, il consorzio che gestisce le linee bus periferiche della città, ha sancito la frattura ufficiale e difficilmente sanabile con il presidente della commissione mobilità Enrico Stefàno. Tra i due il rapporto si era freddato già da tempo. Ora lo strappo è conclamato. Il consigliere si è smarcato dalla delibera dell'assessore per salvare in extremis le promesse fatte in campagna elettorale agli autisti assunti dal Consorzio, alle prese da tempo con pesanti ritardi negli stipendi. Insomma, il tasto è dolente, tra i due c'è un muro, ed è proprio Stefàno il nome che Raggi vorrebbe al posto di Meleo. Ma non subito. 

I due cambi, limitandoci a considerare errori e scivolate delle dirette interessate, potrebbero avvenire da domani. Ma il condizionale è d'obbligo, perché c'è più di un ostacolo di natura squisitamente politica. Per il capitolo Meleo: la procedura di concordato preventivo per scongiurare il fallimento di Atac, azienda dei trasporti capitolina, è in corso. Si attende la sentenza del tribunale fallimentare che darà, o no, l'ok al piano presentato a febbraio. Cambiare adesso il titolare che ha seguito l'iter dal lato Campidoglio, aprirebbe un fronte di attacchi ingestibile. Considerando poi che del governo "amico" giallo-verde non se ne fa più niente, e il Comune è solo a fronteggiare il disastro economico della partecipata. Poi c'è l'altro ragionamento che circola nelle stanze di palazzo Senatorio: il quadro attuale è troppo delicato per non farsi vedere compatti. Da poco hanno lasciato Adriano Meloni al Commercio e Alessandro Gennaro alle Partecipate. Con l'addio di Gatta e Meleo si toccherebbe il nono rimpasto di giunta. Un record che Raggi ad oggi non può permettersi di toccare. 

E infine una questione normativa: se saltano due donne ed entrano due uomini - unici nomi papabili al momento - il mancato rispetto delle quote rosa rischia di mandare all'aria la giunta. Un precedente: nel 2011 il Tar fece saltare la squadra di governo dell'allora sindaco di centrodestra Gianni Alemanno. Al momento la disciplina in vigore (il nuovo statuto approvato in Aula un anno fa) prevede il 60 e 40 per cento nella composizione. Ma con Stefàno e Martens la percentuale sarebbe del 70 (uomini) e del 30 (donne). 

Detto ciò la calma a palazzo Senatorio è solo apparente, e potendo farlo la sindaca metterebbe ulteriormente mano alla sua rosa. Le difficoltà nella scelta dei giusti nomi, nella capacità di sedare le rimostranze interne e di dare continuità al lavoro degli assessori permane. E i più ne sono certi: arriverà anche il nono cambio. E' solo questione di tempo. 

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