Vendere i musei per finire la Nuvola, Fuksas: "Una follia"

L'architetto del nuovo centro congressi dell'Eur ha attaccato: "Lo stato non può ricomprare cose che sono già sue". Poi sull'aumento dei costi: "Questa è una balla"

“Si è andati avanti a tozzi e bocconi”. Non è la prima volta che l'architetto Massimiliano Fuksas spara a zero sull'organizzazione che ruota attorno alla 'sua' Nuvola, il centro congressi in costruzione, con notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia, all'Eur. "Già nel 2000  non c'era nessuna legge predisposta per finanziare l'opera. Si è andati avanti con soldi che venivano un po' da Roma Capitale e un po' da qualche debito che faceva l'Eur, una società che alla fine vale non più di 800 milioni” ha dichiarato ai microfoni dell'emittente dell'Università degli Studi Niccolò Cusano. Fuksas boccia anche l'ultima idea del cda di Eur spa, quella di vendere i propri palazzi per completare la Nuvola e ripianare i propri debiti. "Questa è una follia, una cosa che non ha senso. Lo stato non può ricomprare cose che sono già sue. La prima cosa da fare è eliminare l'anomalia Eur Spa, con un quartiere che è al 90% proprietà dello Stato” ha dichiarato.

In merito all'aumento dei costi invece ha attaccato: “Non è vero. Questa è una balla che fa bene alle comari che a Roma e in Italia non mancano. La cifra è rimasta quella di partenza, 280 milioni, e non si è mai arrivati neanche a questa cifra. Io avevo un budget e l'ho rispettato, senza spendere una lira più di quanto avrei dovuto". 

Fuksas reagisce anche in merito alle polemiche che hanno riguardato la sua parcella: "In Italia quando i giornalisti non sanno più che dire parlano della parcella dell'architetto. Le parcelle degli architetti nel mondo si aggirano sempre sulla stessa cifra, circa il 10% del valore dell'opera. Noi abbiamo tre studi, uno a Parigi, uno in Cina e uno a Roma, purtroppo. Dico purtroppo perché solo a Roma si sono preoccupati della mia parcella, mai si sono chiesti in Francia quanto prendessi di parcella. Deluso dall'Italia? No, le comari nei paesini ci sono sempre state". E poi aggiunge: “Credo che con il centro congressi ci abbiamo rimesso”.

L'architetto non ha risparmiato un attacco all'attuale presidente di Eur spa, Pierluigi Borghini mentre è stato molto più tenero verso il sindaco Ignazio Marino: "Borghini è uno che doveva continuare a fare il lampadinaro, lui sapeva fare quello, le lampadine, poi si è improvvisato politico, poi è diventato manager. Per me Borghini è un nulla, un personaggio che non ha spessore, che non merita neanche risposta. Sono i trombati della politica che ci ritroviamo poi purtroppo a gestire cose importanti che non hanno mai fatto". Sul sindaco Marino invece: "Fare il sindaco a Roma è una cosa che non si augura nemmeno al peggior nemico. Marino è stato impavido quando ha deciso di candidarsi. Roma è una città non solo difficile, ma che viene da un'incuria di trent'anni. Ci sono pochi soldi, tante difficoltà, una città senza sviluppo, irraggiungibile, con un aeroporto che è una specie di baraccone, quindi fare il sindaco a Roma è un'impresa quasi impossibile".

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