Ama, Giampaoletti spiega la cacciata di Bagnacani e sburgiarda Raggi: "Perfomance crollate nel 2018"

Il diggì in commissione Trasparenza: "Revoca Cda non è per il bilancio. Una serie di fattori hanno contribuito all'insoddisfazione generale del socio"

Franco Giampaoletti

"Legare la bocciatura del bilancio alla revoca di Bagnacani e del cda è un errore". A dirlo è il direttore generale Franco Giampaoletti, ascoltato nella seduta di commissione Trasparenza convocata ad hoc per chiarire il terremoto Ama, dal bilancio bocciato e ancora da approvare, all'inchiesta della Procura sui conti (che vede indagato lo stesso diggì per concussione ma lui dichiara "non ho ancora ricevuto nessuna notifica"), alla cacciata dei vertici aziendali

Perché arrivare a tagliare la testa di un organo che la stessa Raggi ha nominato, e perché farlo in un momento così delicato per la questione rifiuti? "Pensare che la ragione sia solo contabile è sbagliato" dice chiaramente Giampaoletti ai consiglieri di opposizione che lo incalzano con domande sulla bagarre che tiene immobile da giorni il Campidoglio. Quella al presidente Bagnacani è una sfiducia politica. E la partita dei 18 milioni di euro di crediti iscritti da Ama verso il Comune, a sentire il direttore, sembrerebbe il male minore. Sta scritto in una relazione redatta e firmata da Giampaoletti, base fondante dell'ordinanza di revoca firmata dalla sindaca due giorni fa.  

Il crollo delle performance

"Sono da considerare un insieme di punti di criticità, di non soddisfazione - spiega - ognuno dei quali è di per sè sufficiente per un licenziamento per giusta causa". Li legge uno per uno da una bozza del documento che scorre sul tablet. E il primo è una batosta: "Le performance aziendali hanno mostrato gravi peggioramenti nei primi tre trimestri del 2018 rispetto agli indicatori del 2017 e rispetto a quanto fissato da Roma Capitale"

Quando Raggi ringraziava Ama

Il che equivale a dire che la difesa messa in piedi da Raggi nei confronti del "suo" presidente Lorenzo Bagnacani negli scorsi mesi, ogni qualvolta Roma boccheggiava tra i sacchetti di immondizia, era di facciata. Tra i punti contestati, ci sono i sistemi di accesso del socio alle informazioni sulle attività aziendali, poco trasparenti, e le maxi consulenze - troppe e costose per il Campidoglio - richieste ai legali da Bagnacani: stampelle per condurre la partita sul bilancio. 

Insomma, la luna di miele (se mai c'è stata) tra controllante e controllata è finita da un bel po'. E lo scontro è andato avanti per mesi, anche quando Raggi diceva: "Ama si sta facendo in quattro", "stiamo lavorando", "per il cambiamento ci vuole pazienza".  O quando, a luglio 2018, ringraziava la partecipata, "che sta applicando a ritmi serrati il nuovo modello di raccolta differenziata".

Su tutte le furie le forze di minoranza, che nell'ultimo consiglio straordinario sui rifiuti un mese fa avevano protestato chiedendo chiarimenti sui rapporti con Ama e su quanto fatto fino ad allora per pulire le strade cittadine. "Sono stato espulso dall'aula" attacca il consigliere di Fratelli d'Italia Francesco Figliomeni. "E adesso viene fuori che c'era un crollo delle performance aziendali quando il sindaco continuava a ripetere che tutto andava bene?". La verità è che il rapporto fiduciario tra i due enti è logoro da mesi, dietro le dichiarazioni rassicuranti a una città in ginocchio per le continue emergenze rifiuti.

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