La fornace accende Valle Aurelia: il simbolo del quartiere non è un centro commerciale

I cittadini chiedono che l'ex fornace Veschi divenga un polo culturale polifunzionale pubblico

Nel disegno del centro commerciale Aura che ha ridisegnato per sempre il quartiere di Valle Aurelia viene chiamata “nuova piazza dell’ex Fornace Veschi”. Anche se, questo termine così importante per una città, che ricorda il cuore di un quartiere o lo spazio su cui affacciano i palazzi che contano, sulle mappe di Roma non compare. Perché la struttura di archeologia industriale, che con il suo camino prova a tenere testa a quattro piani di ristoranti e negozi di Aura, è stata recentemente ristrutturata e oggi, con i suoi spazi interni rimasti vuoti, sembra appesa tra un passato di cui è rimasta uno dei pochi fortini di memoria e un futuro ancora tutto da definire. 

L’ex fornace Veschi sorge là dove un tempo si trovava il borghetto della Valle dell’Inferno che, con i suoi camini, ha sfornato per anni i mattoni con cui è stata costruita Roma. Poi prese il sopravvento il cemento armato e, negli anni ’60, quei 18 camini che ogni giorno da oltre cinquant’anni avevano offuscato il cielo alle spalle di San Pietro vennero dismesse. Lavoro operaio e anni di vita condivisi in quelle case basse. Comunità e coscienza di classe. “Della Valle dell'Inferno ne parlò anche Lenin” ricordano i cittadini del comitato Valle Aurelia. Troppa storia dentro a quelle mura. Troppi pochi spazi comuni nel quartiere.

VIDEO - Ecco Aura, il centro commerciale nel cuore di Valle Aurelia

Dal comitato si dicono decisi a 'difenderla'. Come nel luglio del 1981 quando gli ex residenti, ormai trasferiti a forza nelle case popolari, così come era accaduto in molte altre borgate della città, riuscirono a sottrarre la fornace, poche altre abitazioni, la chiesa e la casa del popolo alla furia distruttrice delle ruspe. Il resto della borghetto, ormai assediato dal vorace sviluppo edilizio romano degli anni ’60 e ’70, venne raso al suolo. Oggi l’ex fornace Veschi, tra scalinate e terrazze di vetro, enormi schermi pubblicitari e scale mobili sembra un solitario monumento archeologico nel mezzo di una città irriconoscibile.

A parlare con i residenti, però, dell’ex fornace Veschi a Valle Aurelia c’è ancora un gran bisogno. Le sue mura esterne sono state ristrutturate dalla società che ha portato avanti il progetto del centro commerciale, la Orion Capital Managers, "una boutique di private equity specializzata in investimenti immobiliari". Faceva parte del ‘Programma di recupero urbano’. E ora è di proprietà del Comune. 

I cittadini chiedono che l’ex Fornace venga trasformata in un polo culturale polifunzionale pubblico.  Se non fosse per i gradini bianchi che portano al suo ingresso, sembra che il tempo si sia fermato al 1976. Quell’anno gli ex residenti la occuparono chiedendone la trasformazione in un centro culturale polivalente.  “Viviamo in un quartiere dove non ci sono spazi adeguati a disposizione delle associazioni e dei comitati cittadini” spiega Sara Mesa del Comitato Valle Aurelia.

“Il nostro progetto prevede l’utilizzo della struttura su due piani, con la possibilità di svolgere più attività contemporaneamente”. Laboratori, assemblee, attività autogestite dalla cittadinanza. “Pensiamo che la cosa migliore sia affidarne la gestione a Biblioteche di Roma, realtà già presente sul territorio, attraverso un patto partecipativo a titolo volontario con le realtà territoriali dei cittadini al fine di garantire l’apertura durante l’intero arco della giornata”. Costo stimato per i lavori: “Circa un milione di euro”.

C’è già un primo via libera: nel dicembre del 2017 il consiglio del XIII municipio ha approvato una risoluzione, la numero 46, che sostiene questa richiesta. “Abbiamo poi incontrato il presidente di Biblioteche di Roma, Paolo Fallai, e la presidente della commissione capitolina Cultura, Eleonora Guadagno”.  Un cammino lento, che non ha ancora coinvolto la Giunta Raggi. “La nostra preoccupazione è che i luoghi di aggregazione siano lasciati solo al consumo”.  

Il processo, in realtà, si è già innescato. I quattro livelli di galleria commerciale “semiaperta e non climatizzata” sembrano un tutt’uno con la strada, un po’ area pedonale, con tanto di panchine, un po’ ponte tra via di Valle Aurelia e la fermata della metropolitana. Non è un caso. Il disegno è uscito dalla matita del progetto dello Studio Design International che ha pensato al centro commerciale come “elemento di ricucitura urbana, atto a divenire punto nevralgico di aggregazione, attraversato da percorsi che mettono in comunicazione l’area residenziale con le stazioni metropolitana e ferroviaria”. 

Un vero e proprio innesto al tessuto cittadino. “Grazie ad un continuo passaggio tra interno ed esterno, il ‘mall’ risulta talmente ‘permeabile’ da rappresentare a tutti gli effetti una nuova porzione di città”. In una città piena di spazi abbandonati Aura punta a diventare un modello: “Il centro commerciale è destinato a diventare il nuovo punto di riferimento per gli interventi di riqualificazione urbana e di riconversione di strutture preesistenti, che hanno perso la loro funzione originaria”. Anche l’ex Fornace Veschi ha ufficialmente perso, ormai dagli anni ’60, la sua funzione originaria. Eppure, ricordano dal comitato di cittadini, “il programma di recupero urbano che ha dato il via all’intera operazione perderebbe ogni suo senso senza il recupero dell’ex Fornace e della memoria comune che rappresenta”.  

Durante la seconda guerra mondiale, ricordano i cittadini del Comitato di quartiere Valle Aurelia, tanto era forte l’identità proletaria e antifascista forgiata dal duro lavoro dei fornaciari, “avevano paura ad entrare anche nazisti”. Poi, negli anni ’60, i forni si spensero e la Valle dell’Inferno venne ribattezzata con un nome commercialmente più spendibile per un luogo che vantava, e lo fa tutt’ora, una visuale sul Cupolone di San Pietro: Valle Aurelia. Fu l’inizio di una prima “metamorfosi” urbana che si rafforzò con il trasferimento nei vicini palazzoni di case popolari. 

Oggi i cittadini temono di trovarsi di fronte ad una nuova metamorfosi urbana. Temono che la storia del quartiere, custodita e rappresentata da quelle mura di mattoni, venga assimilata dal nuovo volto del loro quartiere come un oggetto immobiliare qualsiasi. O come un trofeo che renderebbe la metamorfosi irriconoscibile. Video storici, libri, ricordi di chi c’era già non bastano. Guardano il quartiere sfigurato, al suo nuovo cambio di pelle.

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Qualcuno propone percorsi storici-culturali da intrecciare con il vicino parco del Pineto, anch’esso negli anni ‘70 salvato dalle proteste dei residenti. Qualcun altro propone di intrecciare questi percorsi agli storici commercianti della zona. A Valle Aurelia  si muovono diversi comitati di cittadini: da Pinacci Vostri all’associazione Villa Carpegna, dal Comitato Monte Ciocci a Trionfalmente 17. Il 7 giugno prossimo un corteo partirà dalla biblioteca e arriverà all’ex Fornace. “L’amministrazione deve mettersi al lavoro. L’ex Fornace deve restare dei cittadini”.

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